Italiana in Algeri, L'

Copertina del volume su L'italiana in Algeri
12.00€

144 pagine
26 illustrazioni
27 tavole in b/n

Disponibile
ISBN
978-88-99577-43-8
Stagione
2018-2019
Autore/compositore
Gioachino Rossini

Le dirò con due parole...
a cura di Andrea Malvano

L’Italiana e le cose turche
di Carlo Majer

Un ritratto
di Alberto Bosco

Rossini tra Mozart, turcherie e trasparenze orchestrali.
Intervista ad Alessandro De Marchi

a cura di Stefano Valanzuolo

Nella spa di Mustafà.
L’Italiana “made in Regio” di Vittorio Borrelli

a cura di Susanna Franchi

Argomento - Argument - Synopsis - Handlung

Struttura dell’ opera e organico strumentale
a cura di Enrico M. Ferrando

Le prime rappresentazioni

Libretto

Le dirò con due parole...

a cura di Andrea Malvano

Pare che la storia dell’Italiana in Algeri sia ispirata a un personaggio storico: una certa Antonietta Frapolli-Suini che, dopo essere stata rapita da alcuni pirati nel 1805, finì dal Bey di Algeri, suscitando mille attenzioni da parte del sultano. La signora ci sapeva fare con gli uomini. In seguito ne avrebbe collezionati diversi, tra cui il principe di Belgiojoso e il conte Vincenzo Toffetti: quest’ultimo si sarebbe addirittura fatto monaco, dopo la morte di Antonietta, per trovare conforto tra le braccia della fede. Sembra che la fascinosa Isabella di Rossini sia nata proprio dal calco di questa femme fatale. L’idea venne al poeta Angelo Anelli, autore di un libretto musicato nel 1808 da Luigi Mosca...


L'Italiana e le cose turche

di Carlo Majer

Introduzione

La strada lungo cui questo saggio arriva a parlare dell’Italiana in Algeri è – meglio dirlo subito – lunga e obliqua. Ma il suo scopo principale è quello di chiarire attraverso quali percorsi storici e culturali sia nato il genere teatrale e musicale cui L’italiana in Algeri appartiene, e di cui è in qualche misura una stazione d’arrivo: la Turcheria. Ovvero, quel fascio di temi e motivi che l’Europa, da quando Costantinopoli diventò Istanbul, intessé con molta fantasia ma non senza precisione attorno alle vicende e alla cultura del nemico turco. Naturalmente L’italiana in Algeri non è “soltanto” una turcheria, così come I promessi sposi non sono “soltanto” un romanzo storico...


Un ritratto

di Alberto Bosco

Ma Rossini era un classico o un romantico? Detta in altri termini: la sua musica “fa Settecento” o “fa Ottocento”? Da una parte abbiamo chi lo vede come il liberatore dell’opera italiana dalle aride convenzioni del passato, concordando in pieno con l’entusiastica affermazione di Delacroix: «Di una cosa non si è mai dubitato davanti all’apparizione di Rossini, ed è a che punto egli sia un romantico». Dall’altra, abbiamo chi lo vede ancora legato alle forme e al mondo dell’opera settecentesca, nostalgico sostenitore del belcanto al punto da rimpiangere i castrati e abbandonare le scene davanti al nuovo gusto: insomma, «l’ultimo dei classici» come ebbe a definirsi egli stesso, con la solita ironia, nel 1854 in una lettera a un ammiratore...


Rossini tra Mozart, turcherie e trasparenze orchestrali.
Intervista ad Alessandro De Marchi

a cura di Stefano Valanzuolo 

Quando, nel 1813, Rossini porta in scena per la prima volta «L’italiana in Algeri» ha ventuno anni ma già una serie di titoli importanti alle spalle. Eppure, è con quest’opera che ottiene la consacrazione definitiva e un successo clamoroso. Qual è, viene da chiedersi, il valore aggiunto di quest’opera rispetto al catalogo che la precede?

Il valore aggiunto di questa scrittura – osserva Alessandro De Marchi – ha a che fare con il come, non con il quanto. Mi spiego meglio: i tratti peculiari del Rossini comico e, più in generale, del Rossini italiano, si rendono evidenti già dai primi approcci teatrali e non muteranno granché nel corso del tempo. Tuttavia, non c’è dubbio che proprio nell’Italiana in Algeri l’autore porti a compimento, con esiti particolarmente felici e mai raggiunti fino ad allora, la perfetta fusione di elementi lirici e comici, in ciò ricavando la ricetta per il successo...


Nella spa di Mustafà.
L’Italiana “made in Regio” di Vittorio Borrelli

a cura di Susanna Franchi

«Claudia Boasso ed io ci siamo divertiti molto» esordisce Vittorio Borrelli, e se si sono divertiti scenografa e regista è ovvio che si divertiranno anche gli spettatori: è così dal 2009, da quando L’italiana in Algeri di Rossini “made in Regio” (Vittorio Borrelli è dal 1990 direttore di scena e Claudia Boasso è la responsabile della realizzazione degli allestimenti) debuttò a Torino. Poi è stata ripresa a Racconigi, nel 2013 è ritornata sul palcoscenico del Regio, nel 2018 è approdata al Liceu di Barcellona (teatro dove mancava da 36 anni!) e adesso ritorna a casa.

Quale è stato il punto di partenza dello spettacolo?
L’idea, di Claudia e mia, era quella di creare uno spettacolo dove si potesse passare da una scena all’altra senza fermarsi, sulla falsariga del Barbiere di Siviglia per il quale avevamo utilizzato i periacti [grandi prismi a tre facce girevoli che consentono rapidi cambi di scena anche a vista, N.d.R.]. In questo caso abbiamo scelto delle scene che vengono spostate a vista e si compongono davanti agli spettatori: il punto di partenza sono gli archi su una terrazza con vista mare...


Argomento - Argument - Synopsis - Handlung


Struttura dell’opera e organico strumentale

a cura di Enrico M. Ferrando

Capolavoro dell’opera buffa, L’italiana in Algeri manifesta esemplarmente la struttura tipica di questo genere, con la rigida separazione tra recitativi e numeri musicali veri e propri (anche se questa distinzione non comporta, come invece avviene nell’opera seria, una separazione anche dei momenti di sviluppo drammatico da quelli di pura espressione lirica, cosicché nell’opera buffa l’azione non è limitata ai soli momenti di recitativo). Quanto ai recitativi, si tratta quasi esclusivamente di recitativi «secchi», intonati, con uno stile di canto sillabico, dalla ritmica aderente all’andamento del parlato, sul solo sostegno del basso continuo: il termine non indica uno strumento, ma un accompagnamento non elaborato per esteso, sintetizzato scrivendo la sola linea del basso e corredandola con indicazioni numeriche per precisare gli accordi corrispondenti...


Le prime rappresentazioni


Libretto