Agnese

Copertina del volume su Agnese
12.00€

169 pagine
31 illustrazioni
42 tavole in b/n

Disponibile
ISBN
978-88-99577-40-7
Stagione
2018-2019

Le dirò con due parole...
a cura di Marco Leo

Agnese, un’opera... al manicomio
di Giuliano Castellani

Diversamente savi
di Giulia Vannoni

Un ritratto
di Alberto Bosco

«Ironia e surrealismo per un’opera incredibile».
Leo Muscato racconta la sua Agnese

a cura di Susanna Franchi

«Commozione, sorriso e pianto in un bel sogno a lieto fine».
Agnese secondo Diego Fasolis

a cura di Stefano Valanzuolo

Le «delicate melodie del sublime».
Ferdinando Paer a Torino

di Giorgio Rampone

Le prime rappresentazioni di Agnese
e il teatro musicale di Paer a Torino

Argomento - Argument - Synopsis - Handlung

Struttura dell’opera e organico strumentale
a cura di Enrico M. Ferrando

Libretto

Le dirò con due parole…

a cura di Marco Leo

Quando, nel 1809, Ferdinando Paer compose la partitura di Agnese – commissionatagli dal conte Fabio Scotti, aristocratico parmense, per un’occasione privata (l’inaugurazione del teatrino della sua villa suburbana al Ponte Dattaro) e per una compagnia di dilettanti – non prevedeva, verosimilmente, che quell’opera semiseria su libretto di Luigi Buonavoglia fosse destinata a divenire, in brevissimo tempo, il proprio titolo di maggiore successo, rappresentato decine di volte in tutta Europa e anche in America, ammirato dal pubblico e dalla critica più competente...


Agnese, un’opera... al manicomio

di Giuliano Castellani

Forse non tutti sanno che... 1

Ferdinando Paer (Parma, 1° luglio 1771 - Parigi, 3 maggio 1839) fu tra i massimi esponenti dell’opera italiana in Europa negli anni a cavallo fra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento. Dopo gli studi nella città natale, a partire dagli anni Novanta del Settecento, cominciò a farsi conoscere nei principali teatri d’Italia con un ricco numero di opere serie e buffe. Nel 1798 sposò il soprano Francesca Riccardi e dopo la composizione di Griselda si trasferì a Vienna, dove compose Camilla (1799) e Achille (1801). Nel 1802 fu chiamato a Dresda da Federico Augusto III di Sassonia e nel 1804 venne nominato maestro della cappella di corte...


Diversamente savi

di Giulia Vannoni

Quando nel gennaio 1641, al Teatro Novissimo di Venezia, andò in scena per la prima volta La finta pazza di Giulio Strozzi messa in musica da Francesco Sacrati, nessuno poteva immaginare che questo melodramma avrebbe inaugurato un filone particolarmente prolifico. La vicenda ruota attorno alle peripezie di Deidamia, che si finge folle per impedire ad Achille – da lei amato e da cui ha avuto un figlio – di partecipare alla guerra di Troia. L’aspetto più interessante, però, è che la principessa greca (il soprano Anna Renzi, acclamata interprete sui palcoscenici veneziani) cantava un’aria di follia. Era la prima volta che accadeva e gli esiti furono tali che di lì a poco La finta pazza approdò in territorio francese, a Parigi, sancendo così il debutto oltralpe dell’opera italiana...


Un ritratto

di Alberto Bosco

Negli anni che vanno dalla morte di Mozart all’ascesa di Rossini, ovvero negli anni che segnano il trapasso dell’opera settecentesca, dominata dai modelli formali e dallo stile di canto italiani, all’opera ottocentesca, con le sue scuole nazionali, le sue aperture al sinfonismo e la scoperta di valori espressivi nuovi, sono quattro i compositori operistici di area italiana che si è soliti citare, in ordine decrescente di importanza e originalità creativa: Cherubini, Spontini, Mayr e Ferdinando Paer. Se Cherubini aveva arricchito il genere con una intensità drammatica che confliggeva con i precedenti belcantistici, e Spontini aveva risposto alle esigenze di un nuovo gusto con una musica dalla grandiosità magniloquente e solenne (entrambi però innestando le loro innovazioni sul ceppo dell’opera francese riformata da Gluck, e non in Italia), il compito di Mayr, tedesco di nascita e trapiantato a Bergamo, era stato quello di cercare di introdurre in Italia certe innovazioni di Gluck, Haydn e Mozart, in particolare con l’assimilazione di sviluppi più sinfonici e di soluzioni più concertanti nella scrittura orchestrale...


«Ironia e surrealismo per un’opera incredibile».
Leo Muscato racconta la sua Agnese

a cura di Susanna Franchi

A un paio d’anni dalla regia della prima opera di Vivaldi rappresentata al Teatro Regio, L’incoronazione di Dario, Leo Muscato affronta un nuovo, delicato compito nel mettere in scena un’altra opera “remota”, tutta da riscoprire.

Come si racconta, oggi, una storia come quella di «Agnese»?

L’aspetto che trovo più interessante di quest’opera di Paer è l’ironia insita dall’inizio alla fine della vicenda. A un primo sguardo sembrerebbe esserci un’alternanza fra comico e drammatico. Ma a un ascolto più approfondito e a una più attenta analisi si scopre che anche gli aspetti apparentemente più seri hanno una forte carica ironica sottotraccia. Da anni porto avanti una ricerca sulle chiavi interpretative. Se decidessimo di metter in scena quest’opera secondo un registro naturalistico, rischieremmo di ritrovarci fra le mani una storia molto semplice, a tratti poco credibile. Se invece esaltiamo l’aspetto ironico e surreale della storia, possiamo ritrovarci fra le mani un mondo dentro cui è possibile far accadere qualunque cosa...


«Commozione, sorriso e pianto in un bel sogno a lieto fine».
Agnese secondo Diego Fasolis

a cura di Stefano Valanzuolo

Maestro Fasolis, si può dire che la fortuna di «Agnese» e, più in generale, di Paer declini di pari passo con il sorgere dell’astro di altri autori italiani, agli inizi dell’Ottocento?

Direi di sì. Rossini, in particolare, è stato colui che più di ogni altro ha contribuito a mettere in ombra, se non proprio a riporre nel dimenticatoio, tutta una serie di ottimi e acclamati professionisti, tra i quali spicca – appunto – Ferdinando Paer. Eppure, si sta parlando di un personaggio molto influente all’epoca, non solo nell’ambiente musicale: dopo aver girato l’Europa turbolenta del periodo napoleonico, infatti, Paer si stabilisce a Parigi, assumendo una posizione di primo piano...


Le «delicate melodie del sublime».
Ferdinando Paer a Torino

di Giorgio Rampone

Fu con Le astuzie amorose, ossia Il tempo fa giustizia a tutti, dramma per musica «all’uso moderno»1, che si rivelò al mondo musicale italiano il talento del ventunenne Ferdinando Paer, al Teatro Regio Ducale di Parma nell’autunno 1792. A distanza di poco più di un anno,
l’opera lo fece conoscere anche a Torino, nella stagione di carnevale 1794 del Teatro Carignano, presentata in forma abbreviata nel titolo (Il tempo fa giustizia a tutti) e come «dramma giocoso». Nel frattempo, il compositore parmense aveva già realizzato svariati altri lavori, uno dei quali per il Teatro alla Scala (L’oro fa tutto, agosto 1793)...


Le prime rappresentazioni di Agnese
e il teatro di Paer a Torino


Argomento - Argument - Synopsis - Handlung


Struttura dell’opera e organico strumentale

a cura di Enrico M. Ferrando

Agnese, opera di transizione verso il melodramma romantico, conserva esteriormente i tratti tipici dell’opera comica settecentesca. Il lavoro è dunque introdotto da una ouverture («Ouvertura», in partitura) in forma-sonata senza sviluppo – soluzione formale frequentemente utilizzata nelle opere tardo-settecentesche (Le nozze di Figaro, per esempio), ed è suddiviso in due atti, articolati in una successione di numeri musicali autonomi alternati a recitativi, nei quali avviene il grosso dello sviluppo drammatico dell’azione. I recitativi sono quasi tutti “secchi”: nella tradizione settecentesca solo quelli cui si voleva assegnare una particolare pregnanza espressiva erano “accompagnati”, ossia eseguiti col sostegno dell’orchestra (si tratta, qui, dei nn. 5, 9a, 19a e del segmento di recitativo che precede il n. 15, oltre a quello dell’aria di Agnese 15 bis aggiunta a Parigi nel 1819)...


Libretto