Edgar

Edgar foto Valentina Gaido
Opera e balletto 2026-2027

Edgar | Giacomo Puccini

Edgar è tante prime volte. È la prima volta che Puccini si cimenta con un libretto di ampio respiro, dopo l’esordio in formato ridotto delle Villi. È la prima volta che mette in musica un soggetto ambientato in epoca medievale, con una tinta cavalleresca e militare che resterà unica nella sua produzione. Ed è la prima volta che fa ricoprire a una donna il ruolo di virago antagonista, con la terribile (già dal nome) Tigrana: un soprano di ferocia simile arriverà solo con Turandot, alla fine del suo percorso artistico. 
Sensibile al linguaggio verista in voga, il giovane Puccini sperimenta con il coro, tenta nuove strade con l’orchestra, mette alla prova il suo istinto infallibile nel creare quelle tipiche melodie in grado di mozzare il fiato, come si può sentire in molte pagine di quest’opera che è, ad oggi, la meno rappresentata del suo catalogo. Andata in scena per la prima volta nel 1889, Edgar venne successivamente rimaneggiata dal suo autore in una versione definitiva, che è quella normalmente messa in scena. Il Regio propone invece l’ascolto della versione originaria, in un nuovo allestimento curato dalla regista Nicola Raab e già applaudito all’Opéra de Nice, riambientato all’inizio del XX secolo. Guidati dalla bacchetta di Carlo Rizzi, i cantanti Luciano Ganci ed Elmira Hasan interpretano rispettivamente Edgar e Tigrana. Nei panni dell’angelica Fidelia, torna al Regio Barno Ismatullaeva, dopo il successo come protagonista di Francesca da Rimini. Titolo imperdibile tanto per gli amanti di Puccini quanto per coloro che vogliono scoprirlo.

Carlo Rizzi direttore d'orchestra
Nicola Raab regia
George Souglides scene e costumi
Giuseppe Di Iorio luci
Angela Saroglou assistente alla regia
Claudio Fenoglio maestro del coro di voci bianche
Gea Garatti Ansini maestro del coro
Orchestra, Coro e Coro di voci bianche Teatro Regio Torino
Nuovo allestimento Teatro Regio Torino
In coproduzione con Opéra Nice Côte d’Azur

Conferenza-Concerto: Mercoledì 20 gennaio ore 18 - Foyer Toro

Dramma lirico in quattro atti 

Musica di Giacomo Puccini
Libretto di Ferdinando Fontana
tratto dal poema drammatico La Coupe et les Lèvres di Alfred de Musset
Prima rappresentazione assoluta:
Milano, Teatro alla Scala, 21/04/1889
Sopratitoli in italiano/inglese

Con il contributo di

Personaggi e interpreti

Giorgi Sturua
Edgar Tenore

Giorgi Sturua

Luciano Ganci
Edgar Tenore

Luciano Ganci

Ekaterina Sannikova
Fidelia Soprano

Ekaterina Sannikova

Barno Ismatullaeva
Fidelia Soprano

Barno Ismatullaeva

Valentina Boi
Tigrana Soprano

Valentina Boi

Elmina Hasan
Tigrana Mezzosoprano

Elmina Hasan

Gustavo Castillo
Frank Baritono

Gustavo Castillo

Frank Baritono

Gabriele Viviani

Marco Spotti
Gualtiero Basso

Marco Spotti

 

 

Calendario rappresentazioni

Luogo di svolgimento: Teatro Regio Calendario completo

Opera e balletto
Edgar | Giacomo Puccini

Anteprima Giovani

2027-01-22 20:00:00 Europe/Rome Edgar | Giacomo Puccini di | Giacomo Puccini Teatro Regio di Torino Teatro Regio di Torino

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Edgar | Giacomo Puccini
2027-01-28 20:00:00 Europe/Rome Edgar | Giacomo Puccini di | Giacomo Puccini Teatro Regio di Torino Teatro Regio di Torino

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2027-01-30 15:00:00 Europe/Rome Edgar | Giacomo Puccini di | Giacomo Puccini Teatro Regio di Torino Teatro Regio di Torino

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2027-02-26 20:00:00 Europe/Rome Edgar | Giacomo Puccini di | Giacomo Puccini Teatro Regio di Torino Teatro Regio di Torino

Argomento

atto

Un villaggio delle Fiandre. È l’alba, e i paesani si recano al lavoro. La dolce Fidelia fa dono di un fiore a Edgar, che ricambia la sua attenzione rivolgendole espressioni affettuose. I due si allontanano. Sopraggiunge Tigrana, che spia le mosse di Edgar e si ritrae quando lo vede tornare sui propri passi. Mentre Edgar contempla con tenerezza il fiore ricevuto da Fidelia, Tigrana gli si avvicina schernendolo: come può bearsi di un amore candido, lui sempre desideroso di piaceri? E mentre la gente si reca in chiesa per la funzione del mattino, alludendo ai loro trascorsi lo invita sarcasticamente a partecipare alla messa. Edgar si rifugia in casa, mentre Tigrana si dirige alla taverna cantando sguaiatamente. La affronta Frank, il fratello di Fidelia, che le rinfaccia di non essersi presentata a un appuntamento, la sera prima. Ma Tigrana è annoiata dal suo corteggiamento, e lo pianta in asso. Frank riflette amaramente sulla propria situazione: mai avrebbe pensato che a causare la sua infelicità avrebbe potuto essere la bambina abbandonata nel villaggio dagli zingari tanti anni prima, e poi – come una serpe in seno – adottata e cresciuta dalla comunità. Sa benissimo che dovrebbe dimenticare quella donna che irride la sua passione: ma i suoi sensi ne sono irrimediabilmente soggiogati.
Mentre i contadini escono dalla chiesa ringraziando il Signore per le semplici gioie di cui le loro umili vite sono ripagate, Tigrana riprende la propria canzone blasfema. La folla inveisce contro di lei, che con il proprio comportamento disonora la comunità. Vedendosi minacciosamente circondata, Tigrana indietreggia fino alla casa di Edgar, afferra il battente e bussa. Inopinatamente Edgar prende le sue difese, e tra lo sconcerto dei presenti dichiara di non sopportare più la vita del villaggio. È in preda a un esaltato furore: nonostante i compaesani tentino di impedirglielo, appicca il fuoco alla casa paterna, e invita Tigrana a fuggire con lui e ad incendiare la sua vita con il fuoco della passione. Ma Frank sbarra loro la strada: non accetta l’idea che Tigrana parta con Edgar. I due giovani si affrontano pugnali alla mano, quando sopraggiunge Fidelia, accompagnata dal padre Gualtiero. Questi invita i due giovani a desistere dai loro propositi violenti, e Tigrana li schernisce sottolineando che la tremula voce di un vecchio è quanto basta a frenare il loro ardore. Ma quando Edgar la prende per mano per trascinarla via, Frank nuovamente sbarra loro il passo brandendo il pugnale. I contadini si fanno sotto per disarmare i contendenti: nel parapiglia Frank rimane ferito e si accascia tra le braccia del padre. Fidelia lo soccorre. Mentre Edgar e Tigrana si allontanano inseguiti dalla maledizione della folla, l’incendio divampa inesorabile distruggendo la casa di Edgar.
 

atto

Il castello di Edgar e Tigrana. È in corso una splendida festa, ma Edgar si apparta, in preda all’inquietudine. A turbarlo non è il rimorso per la vita dissoluta cui si è abbandonato, ma il ricordo dell’immagine gentile di Fidelia e del fiore ricevuto come promessa d’amore. Le sue meditazioni sono interrotte dai convitati, che esaltano l’ebbrezza come rimedio alla paura della morte. Tigrana lo affronta chiedendogli le ragioni del suo malumore: quando gli rinfaccia di non amarla più, Edgar la invita a non profanare la parola “amore”. Ma Tigrana gli ricorda di aver ottenuto da lei ciò che desiderava – ricchezze e passione sensuale. E lo umilia dicendogli che ormai lo considera una sua proprietà: un giorno forse potrebbe abbandonarlo al suo destino, ma non gli consentirà mai di lasciarla. La loro discussione è interrotta dagli squilli di tromba che giungono dall’esterno. È una schiera di soldati diretti al campo di battaglia. Edgar li invita a entrare per un brindisi. I soldati, festeggiati dai convitati, inneggiano alla guerra contro i francesi. Edgar, in uno slancio improvviso, chiede di potersi unire a loro, ma quando il capitano si toglie l’elmo rivelando di essere Frank, si ritrae, sconvolto. Dichiara di non essere degno della patria, lui che ha distrutto la casa degli avi, e di non poter accompagnare in battaglia l’uomo di cui un giorno ha versato il sangue. Ma Frank replica che quella ferita lo ha guarito da una passione dissennata. Rincuorato, Edgar dichiara la propria volontà di battersi per la Fiandra contro Filippo di Francia. Le lusinghe e le minacce di Tigrana non valgono a trattenerlo: Edgar si allontana con i patrioti mentre Tigrana giura di vendicarsi.

atto

Un accampamento nei pressi di Courtray. Il giorno dopo la battaglia vittoriosa, la gente commenta sconsolata la notizia della morte eroica di Edgar. Alle preghiere della folla si unisce quella di Fidelia: priva ormai di speranze, non aspetta che di unirsi a lui in cielo. Mentre tutti, a cominciare da Frank, ricordano le gesta del defunto, un misterioso frate si fa avanti, ricordando le colpe di Edgar: l’incendio della casa paterna, il ferimento di Frank, la fuga con Tigrana, la vita dissoluta di mantenuto di una cortigiana. Fidelia è sconvolta, e Gualtiero vorrebbe condurla via, ma quando la folla eccitata dalle parole del frate manifesta l’intenzione di profanare il feretro di Edgar, Fidelia si para di fronte al catafalco. Esorta il frate a pronunciare parole di perdono, non di condanna, e rievoca la propria giovinezza e la figura dell’amato con tanta dolcezza da commuovere i presenti. Mentre il frate si raccoglie in preghiera accanto alla bara, Gualtiero conduce via Fidelia. Quando tutti, tranne il frate e Frank, si sono allontanati, Tigrana si avvicina ostentando il proprio dolore di vedova. I suoi sentimenti sono insinceri: vorrebbe potersi fregiare della gloria dell’amante, e – se fosse ancora vivo e acclamato da tutti come un eroe – forse lo desidererebbe ancora. Ma Edgar è morto, e prima che la giovinezza sfiorisca del tutto intende abbandonarsi ancora a una vita di lussi e di piaceri. Vedendo avvicinarsi il frate e Frank, riprende a invocare enfaticamente il defunto. Per smascherare la sua ipocrisia, il frate le offre gioielli in cambio di una falsa testimonianza, e, richiamati i soldati, la induce a dichiarare che Edgar era intenzionato a tradire la patria. Infuriati, i soldati scoperchiano la bara, ma trovano soltanto un’armatura vuota. Il frate allora getta via il saio rivelando di essere Edgar: scaccia Tigrana rivolgendole parole piene di disprezzo e si allontana anche dai soldati, condannando la vanità dei piaceri e della gloria.

atto

La casa di Gualtiero. Dopo aver trascorso una notte insonne al pensiero che non potrà più rivedere Edgar, Fidelia, finalmente vinta dalla stanchezza, si assopisce. Preoccupato, Gualtiero prega per la sua vita, e invita a unirsi a lui il gruppo di amiche venute a visitarla. Ridestandosi, Fidelia è preda di lugubri presagi: in sogno Edgar l’ha invitata a raggiungerla nell’aldilà. Sente che morirà entro la fine della giornata e chiede di essere sepolta con il velo e gli ornamenti preparati per le nozze mai celebrate. Al sorgere del sole Fidelia si reca alla finestra per vedere un’ultima volta le rose imperlate dalla rugiada: quando si affaccia, sviene. Gualtiero la soccorre: poi, affacciandosi a sua volta, è stupefatto nel veder sopraggiungere Edgar, accompagnato da Frank. Fidelia si riprende. Edgar la rassicura: è tornato per trascorrere la vita con lei, e intende sposarla quel giorno stesso. Gualtiero, Frank e tutti i presenti sottolineano con i loro commenti la felicità finalmente ritrovata. Rimasto solo con Fidelia, Edgar le spiega le ragioni della sua messinscena: deluso dalla vacuità dei piaceri e dalla vanità della gloria, era in cerca di una ragione per vivere. Se non avesse avuto la prova del suo amore, tanto sarebbe valso giacere per sempre nella tomba. A sua volta Fidelia gli rivolge parole piene di tenerezza: nonostante le vicissitudini passate, nei suoi ricordi resta solo la gioia intravista in un lontano mattino di aprile. Confermandosi ancora una volta le reciproche promesse d’amore eterno, i due giovani si congedano. Approfittando del fatto che Fidelia è rimasta sola, Tigrana si introduce nella stanza, la sorprende e la pugnala: ma le voci dei contadini che vengono per condurre la sposa alla cerimonia le fanno capire di non potersi dileguare, perciò si nasconde nell’alcova. Il corteo nuziale irrompe festosamente nella stanza: ma la festa si tramuta in tragedia alla vista di Fidelia agonizzante. Fidelia, dopo aver indicato con un gesto il nascondiglio dell’assassina, spira tra le braccia dell’amato. Tigrana è trascinata fuori dall’alcova, e disarmata da Frank. Edgar fa per raccogliere il pugnale di Tigrana per vendicarsi, ma Frank lo frena: la zingara sarà condotta al patibolo. Mentre alcuni contadini conducono via Tigrana, Edgar e Gualtiero cadono piangendo ai piedi di Fidelia.

 

 

 

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