Fatale
Il Regio presenta una Stagione ambiziosa, immersiva, magnetica
Quindici titoli, nove nuovi allestimenti, tre appuntamenti di danza e un prezioso capolavoro barocco
Inaugurazione il 15 ottobre con Cavalleria rusticana e Pagliacci, primo capitolo del progetto Verismo
Quindici titoli, nove nuovi allestimenti, tre appuntamenti di danza e un capolavoro barocco compongono la Stagione 2026/2027 del Teatro Regio. Fatale è il titolo e il tema di questo nuovo percorso nel segno dell’ineluttabilità del destino e delle passioni più estreme, dove la tensione tra amore e pericolo, eros e thanatos, rivela come proprio nell’incontro con l’inevitabile si misuri la libertà più profonda dell’essere umano.
L’inaugurazione, il 15 ottobre, è affidata a un inedito progetto Verismo, che trasforma tutto il Regio in un vibrante laboratorio creativo per riscoprire le radici di un’estetica che appartiene anche al nostro tempo. Il celebre dittico Cavalleria rusticana e Pagliacci apre la strada a due titoli di rara esecuzione: La bohème di Ruggero Leoncavallo e Iris di Pietro Mascagni. Il Direttore musicale Andrea Battistoni guida l’intero progetto — 22 recite in poco più di un mese — e torna a febbraio per La traviata, confermandosi figura cardine del percorso artistico del Teatro.
Ampio spazio alla danza, che esplora il corpo e il mito attraverso le eccellenze del gala Roberto Bolle and Friends, il viaggio stilistico del Tokyo Ballet — dalla purezza classica del Regno delle ombre al genio di Béjart nel Sacre du printemps, preceduti dalla prima italiana di KAGUYAHIME di Jo Kanamori su musica di Claude Debussy — e la fiaba natalizia senza tempo dello Schiaccianoci nell’interpretazione del Balletto dell’Opera di Tbilisi.
Tornano registi profondamente legati al Regio: Robert Carsen, che chiude la Stagione con il suo Evgenij Onegin; Arnaud Bernard, autore della trilogia Manon con un nuovo allestimento di Carmen; Jacopo Spirei, chiamato a creare una nuova Traviata; Daniele Menghini, il nuovo sguardo sulle opere di Mascagni. Accanto a loro, i debutti di Francesco Micheli, regista dei titoli di Leoncavallo; Nicola Raab, autrice di Edgar, coprodotto con l’Opéra de Nice; e Kornél Mundruczó, al Regio con Salome. Sul podio si alternano bacchette di rilievo internazionale come Daniel Oren, Carlo Rizzi, Gianluca Capuano, Valentin Uryupin e Axel Kober.
Una Stagione d’opera è anche e soprattutto un importante crocevia di voci: la prossima conta ben trenta debutti al Regio e il ritorno di interpreti fortemente legati al nostro Teatro e amati dal pubblico, tra cui Gregory Kunde, Ekaterina Bakanova, Erika Grimaldi, Roberto Frontali, Barno Ismatullaeva, Erwin Schrott e Dmitry Korchak.
Stefano Lo Russo: Il Regio è il motore di una Torino che progetta il futuro attraverso la cultura
Il Sindaco della Città di Torino e Presidente della Fondazione Teatro Regio Stefano Lo Russo dichiara: «Ogni nuova Stagione del Teatro Regio Torino ci offre molto di più di un cartellone di spettacoli: è parte integrante dell’energia vitale di una Torino che riconosce nella cultura una forza fondamentale, un motore di crescita irrinunciabile. In un’epoca di rapidi cambiamenti, il nostro Teatro si conferma, stagione dopo stagione, un presidio di profondità, un luogo dove la comunità si ritrova per leggere la realtà attraverso la lente dell’arte.
La Stagione 2026/2027 si sviluppa come un ponte tra memoria e visione, intrecciando radici solide e slancio verso il futuro. Il percorso artistico propone uno sguardo intenso sull’esperienza umana, dove il tema del destino e delle passioni più estreme diventa occasione per interrogare il presente e la sua complessità. È una narrazione che unisce epoche e sensibilità diverse, restituendo al pubblico la vitalità di un patrimonio in continuo divenire.
Il Teatro Regio prosegue un cammino che abbatte barriere, facendosi spazio aperto, inclusivo e coraggioso, dove le nuove generazioni possono scoprire che opera e balletto sono linguaggi universali e contemporanei.
Il Teatro è un bene comune che vive grazie alla partecipazione di tutti: ogni apertura di sipario trasforma l’emozione individuale in un’esperienza condivisa, parte viva della storia della nostra città».
Mathieu Jouvin: Dal progetto Verismo ai grandi destini dell’opera, il viaggio nel Fatale
Il Sovrintendente Mathieu Jouvin afferma: «Nell’arco di un’esistenza, esiste un istante preciso in cui l’individuo, pur rivendicando la propria libertà, si scontra con l’ineluttabilità di un disegno superiore: come suggerisce André Malraux, è il confine ultimo che trasforma la vita in destino. Una tensione che affonda le sue radici nella tragedia greca, dove domina il fato, la moîra: l’uomo non è un’entità autonoma né veramente libera, non può sfuggire al proprio destino e ogni suo tentativo di eluderlo lo rende, paradossalmente, artefice stesso di quell’esito che cercava di scongiurare — come accade a Edipo, eroe tragico per eccellenza.
Lungo questo crinale tra libero arbitrio e predestinazione, la Stagione 2026/2027 del Teatro Regio indaga il Fatale come momento cruciale dell’esperienza umana e fulcro della creazione teatrale e musicale. Mentre viviamo tendiamo costantemente alla nostra libertà; eppure, guardando indietro, ogni passo appare come il tassello necessario di un mosaico già tracciato. È in questa tensione a cambiare quel tracciato che si innesca lo slancio vitale senza il quale ogni storia cesserebbe di raccontarci qualcosa; così nell’opera, la grandezza dei personaggi brilla proprio nella loro magnifica e disperata resistenza contro un destino segnato, in quell’unione magnetica tra poli opposti, tra amore e pericolo, tra eros e morte, che costituisce la linfa vitale della grande cultura europea.
Epicentro di questa indagine è il progetto Verismo, sfida produttiva ambiziosa, che incrocia quattro opere di Mascagni e Leoncavallo, affidate a due registi e plasmate dal gesto del nostro Direttore musicale. La programmazione offre un’esperienza immersiva e modulabile: distribuite nell’arco di cinque settimane, le opere saranno fruibili anche come ciclo in tre giorni consecutivi nei primi due weekend di novembre, trasformando Torino in una meta privilegiata per un viaggio nel cuore del Verismo. Il percorso prosegue poi incontrando figure iconiche — da Violetta a Carmen, da Tigrana a Salome — fino al rigore sacrificale della Juditha triumphans di Vivaldi. Il piacere per l’opera nasce, oltre che dall’incontro con la bellezza, dal vivere un’esperienza che permette di riconoscere pulsioni e tabù attraverso lo specchio del dramma di personaggi in cui ci riconosciamo. In un’epoca di interazioni costantemente filtrate, siamo convinti che questo bisogno di autenticità sia interessante per tutti, anche per i giovani, la cui presenza è in costante crescita. Un interesse confermato dal successo tangibile del nostro lavoro, testimoniato da un tasso di riempimento medio della sala che ha raggiunto in questa Stagione il 92%.
La realizzazione di questo cartellone è il traguardo di un cammino condiviso con le nostre professionalità interne e sostenuto con convinzione dai soci e dai partner privati, il cui apporto si arricchisce nel 2026 grazie all’ingresso nell’albo della Fondazione di nuove realtà.
Non vedo l’ora di vivere questa prossima Stagione — conclude Jouvin —, l’invito è per tutti a lasciarsi toccare da ciò che è inevitabile: perché è proprio nell’incontro con il destino che si scopre la misura più alta della nostra libertà».
Cristiano Sandri: Un viaggio tra l’audacia della riscoperta e la forza del talento
Cristiano Sandri, Direttore artistico, illustra: «La nuova Stagione trova il suo baricentro nel concetto di Fatale, un termine che ha ispirato ogni nostra scelta artistica. Non si tratta solo di un titolo, ma della radice stessa da cui è nato l’intero cartellone: una riflessione su come, e in che misura, il destino condizioni le scelte e la passioni umane più profonde.
L’ossatura della programmazione è la grande scommessa del progetto Verismo, con cui non intendiamo solo celebrare un’epoca, ma innescare un cortocircuito tra memoria e sperimentazione. Vogliamo alimentare il confronto tra le attese del pubblico e la nostra urgenza di tracciare nuovi percorsi: una formula che nelle passate stagioni ha creato sintonia con gli spettatori, è stata apprezzata dalla critica e premiata da importanti riconoscimenti.
In questa ottica di ricerca, il Piccolo Regio intensifica il ruolo di palcoscenico dove l’opera si fa anche officina: un luogo dove un pubblico variegato — composto da giovani, famiglie e neofiti, ma anche appassionati — può ritrovare l’essenza dei grandi classici attraverso un linguaggio diretto e immediato e dove artisti di talento possono misurarsi con regie anche innovative, trasformando la scena in un campo d’indagine vivo e immediato. È proprio qui che prende forma un percorso tematico di grande suggestione che moltiplica attraverso due lenti distintive le letture di due pilastri del repertorio presenti in cartellone. La Tragédie de Carmen (da Bizet) e La bohème, il primo amore (da Puccini), in scena al Piccolo Regio, dialogano idealmente con le produzioni di Carmen e La bohème di Leoncavallo.
Un teatro che non si rigenera non parla al futuro. Per questo, accanto al ritorno di grandi interpreti, investiamo con decisione sul domani: trenta debutti assoluti e altrettanti debutti di ruolo testimoniano la vivacità di un’istituzione che ha il coraggio di scommettere su ben ponderate novità, offrendo al pubblico l’emozione della scoperta.
Questa visione è incarnata dal nostro Direttore musicale, Andrea Battistoni, non solo guida dotata di un impegno artistico di straordinaria intensità, ma interlocutore centrale nella costruzione del cartellone. La sua capacità di far dialogare grandi classici e rarità imprime al Regio un respiro internazionale e una solida coerenza progettuale».
Andrea Battistoni: Verso una nuova sfida, l’eccellenza del Regio come laboratorio per superare ogni confine
Il Direttore musicale Andrea Battistoni chiosa: «Stiamo portando a termine una stagione straordinaria, forti di un successo che testimonia il legame profondo tra il Regio e il suo pubblico, frutto del lavoro instancabile di tutta la nostra comunità teatrale e di una visione lungimirante della Direzione. Lo sguardo è però già rivolto alla nuova Stagione: un percorso artistico coraggioso, che conferma il nostro Teatro come polo di innovazione e qualità internazionale, dove suoni, gesti e immagini diventano emozione pura. Ogni nuovo titolo sarà una sfida da affrontare con la passione di chi vuole superarsi, celebrando l’eccellenza delle nostre maestranze e la vitalità della nostra Orchestra e del nostro Coro; a riguardo, un grande benvenuto alla nuova Direttrice del Coro, Gea Garatti Ansini, con cui inizieremo un percorso artistico che sono certo sarà straordinario per sensibilità e ispirazione musicale. Tutti insieme ci apprestiamo a scrivere un nuovo capitolo di grande musica, pronti a contribuire ancora una volta a far emozionare e risplendere il cuore di questa magnifica città».
Progetto Verismo
Quattro titoli, due registi per due compositori, un unico direttore d’orchestra: il Teatro Regio inaugura la Stagione 2026/2027 con una sfida nuova
Il Teatro Regio inaugura la Stagione 2026/2027 con un progetto fuori dall’ordinario: una “tetralogia verista” concepita come ciclo coerente di quattro capolavori del repertorio italiano di fine Ottocento. Dopo il successo di Manon Manon Manon, il Regio rilancia con una sfida produttiva ancora più ambiziosa, capace di coniugare ricerca, forza spettacolare e visione unitaria. L’obiettivo è riscoprire le radici del Verismo, un’estetica oggi più che mai attuale, capace di raccontare passioni estreme e contraddizioni sociali con intatta urgenza.
Quattro nuovi allestimenti — Cavalleria rusticana, Pagliacci, La bohème e Iris — firmati da due registi, Daniele Menghini per Mascagni e Francesco Micheli, al suo atteso debutto al Regio, per Leoncavallo, sotto la direzione musicale di Andrea Battistoni. Dal 15 ottobre al 22 novembre, per 22 recite, il Teatro si trasforma in un intenso cantiere produttivo, coinvolgendo Orchestra, Coro, Coro di voci bianche, tecnici e maestranze in un’impresa di grande complessità. La programmazione offre un’esperienza immersiva e modulabile: accanto ai singoli titoli, due fine settimana di novembre permetteranno di seguire l’intero ciclo in tre giorni consecutivi, rendendo Torino una meta privilegiata per un viaggio nel cuore del Verismo.
Il Direttore musicale Andrea Battistoni, interprete d’elezione di questo repertorio, condurrà dal podio tutti e quattro i titoli. Noto per un gesto energico e per la capacità di coniugare «veemenza e passionalità con equilibrio ed eleganza» (Il Giornale della Musica), affronta questo impegno dopo i recenti successi di Francesca da Rimini di Zandonai. La sua presenza sul podio per l’intero progetto garantisce coerenza stilistica e profondità di lettura, valorizzando appieno le potenzialità dei complessi musicali del Teatro e consolidando un percorso di crescita artistica condiviso. Afferma Battistoni: «Con questo progetto, il Regio accetta una sfida culturale coraggiosa, voluta con determinazione dalla Sovrintendenza e dalla Direzione artistica per esplorare l’anima più autentica del melodramma italiano. Accanto ai capisaldi Cavalleria e Pagliacci, riscopriamo gemme come l’Iris di Mascagni e La bohème di Leoncavallo, un’operazione resa possibile solo dalla straordinaria versatilità dei nostri complessi artistici. L’Orchestra, il Coro e il Coro di voci bianche mostrano una duttilità interpretativa fuori dal comune, sostenuti dall’eccellenza delle maestranze tecniche e organizzative del Teatro in uno sforzo produttivo imponente. È un omaggio alla nostra storia, realizzato con la forza di una squadra che non teme di navigare verso orizzonti meno battuti e profondamente emozionanti».
Sul versante scenico, due sguardi d’autore convergono per dare corpo a una visione organica. Daniele Menghini cura le opere di Mascagni e Francesco Micheli firma i titoli di Leoncavallo. I due registi hanno lavorato in stretta sinergia, ispirandosi anche all’universo pasoliniano per indagare il concetto di comunità rurale e le sue regole non scritte. A tracciare il comune denominatore visivo dell’intero progetto è la firma di Davide Signorini, che cura le scene dei quattro allestimenti garantendone l’armonia estetica, così come la mano di Gianni Bertoli ne modella l’atmosfera attraverso il disegno luci. Per quanto riguarda i costumi, la ricerca si articola seguendo le diverse cifre registiche: Nika Campisi collabora con Menghini per le opere di Mascagni, mentre Giada Masi affianca Micheli nei titoli di Leoncavallo.
Daniele Menghini: tra liturgia e ribellione
«In Cavalleria rusticana riscopriamo la dimensione rituale che sgorga dalla liturgia della Pasqua, mentre in Iris affrontiamo il passaggio dal verismo al simbolismo. Al centro di queste opere c’è la forza della scelta: per queste donne, agire è un atto rivoluzionario. Penso a Santuzza, che smaschera la menzogna sociale, o al sacrificio radicale di Iris: un “no” alla violenza che modifica il corso degli eventi».
Francesco Micheli: la verità umana dei disillusi
«Leoncavallo e Mascagni sono stati enfant prodige che hanno “sparato” i colpi migliori da ragazzi, affrontando poi un mondo che cambiava troppo velocemente. Pagliacci scava nel profondo dell’umano attraverso la finzione teatrale, mentre La bohème è un’opera dalla forza espressiva sorprendente, che oggi sentiamo ancora attuale. Vedo in quei bohémiens un “centro sociale” ante litteram: ragazzi che vivono i primi entusiasmi dell’arte in un mondo che non lascia spazio ai loro desideri».
Il teatro come nuovo centro di socialità e campo di indagine vivo
L’obiettivo del progetto Verismo è trasformare il palcoscenico in un luogo di arricchimento che superi la visione tradizionale del repertorio. Come sottolineano Daniele Menghini e Francesco Micheli, il Regio ha scelto di accostare ai titoli più celebri due opere meno note o non ancora pienamente comprese, cionondimeno cariche di una vitalità inespressa. In questa prospettiva, Cavalleria rusticana e Pagliacci smettono di essere rassicuranti “cartoline del made in Italy” per rivelarsi come il racconto di comunità rurali strette tra i propri valori e disvalori che ancora oggi la società protegge. Allo stesso tempo, Mascagni e Leoncavallo spingono lo sguardo verso nuove frontiere e la sfida del Regio è riscoprire titoli che parlano con forza alle nuove generazioni, specchiandosi nelle speranze e nelle disillusioni di artisti che hanno segnato il cambio di passo tra due secoli.
Cavalleria rusticana/Pagliacci: il rito sacro del sangue e lo specchio deformante tra realtà e finzione
Il capolavoro di Mascagni è per Daniele Menghini un “mistero sacro contemporaneo”: l’azione si svolge all’interno di un potente presepe pasquale, un territorio spirituale dove le portantine della Settimana Santa diventano icone di un ordine sociale fragile. «In Cavalleria riscopriamo la dimensione rituale che sgorga dalla liturgia della Pasqua», spiega il regista, «dove la comunità è protagonista silenziosa e giudicante». Al centro del dramma brilla il debutto al Regio di Ekaterina Semenchuk, interprete di riferimento per il ruolo di Santuzza, una donna esclusa e “scomunicata” che incarna la tensione tra espiazione e redenzione. La musica ruvida e fulminante di Mascagni, evoca con violenza un codice d’onore millenario, in una Pasqua che, come suggerisce la regia, «non salva nessuno, ma ricorda a tutti che la salvezza resta un atto possibile».
Con Francesco Micheli, il capolavoro di Leoncavallo abbandona le rassicuranti vesti della tradizione per farsi indagine spietata sulla condizione umana. L’opera, ispirata a un fatto di cronaca nera realmente accaduto sotto gli occhi del compositore bambino, scardina ogni certezza: «Il confine tra realtà e rappresentazione è così labile da diventare pericoloso», suggerisce il regista. Micheli trasforma la vicenda di Canio e Nedda nel simbolo di una comunità rurale che si scontra con disvalori protetti dal silenzio, per mostrare il trauma di un mondo in rapido cambiamento. Al centro del dramma emerge la figura di Nedda, interpretata da Carolina López Moreno, una donna ribelle che compie un gesto di libertà e coraggio estremi contro un marito possessivo. Nella parte di Canio si alternano Martin Muehle e Carlo Ventre, con un ulteriore appuntamento d’eccezione: il ritorno di Gregory Kunde per l’ultima recita, grazie alla quale il palcoscenico e la sala del Regio riabbracciano il tenore legato al nostro teatro da un affetto profondo. Segnaliamo la presenza come Peppe di Matteo Mezzaro, reduce dal trionfo in Francesca da Rimini.
Intesa Sanpaolo è partner dell’inaugurazione della Stagione, rinnovando un sodalizio che la vede al fianco del Teatro Regio dal 2011 e confermando il proprio sostegno anche per questo prestigioso debutto, in scena fino al 21 novembre.
La bohème: le quattro stagioni di una giovinezza rivoluzionaria
Proprio al Teatro Regio, dove nacque il capolavoro di Puccini, va in scena – dal 27 ottobre al 22 novembre – la versione “dimenticata” di Ruggero Leoncavallo. Un’occasione rara per riscoprire un’opera più aderente al testo originale di Henri Murger, e una partitura che spazia dalla leggerezza del pastiche settecentesco a un’emotività lancinante e moderna. «È un racconto sulla giovinezza degli artisti che assomiglia a una splendida natura morta — afferma il regista Francesco Micheli — bellissima per un istante, prima di consumarsi nello squallore». L’allestimento segue l’arco delle stagioni della vita: dall’esplosione vitale del Café Momus, una “Bastiglia gastronomica” dove i bohémiens ridicolizzano la nobiltà in una colossale farsa, alla frattura netta che è l’autunno dell’esistenza. La musica si fa novecentesca e amara, i sogni svaniscono e la soffitta diventa il deposito delle ambizioni perdute. Lo spettacolo si fa riflessione sulla vanitas: il ritratto di una generazione che scopre troppo tardi come l’unica salvezza risieda nell’immortalità dell’arte. Il cast, composto da interpreti tutti al proprio debutto nel ruolo, riflette l’inversione vocale rispetto alla tradizione pucciniana: il tenore è Marcello (Matteo Lippi), mentre Rodolfo ha la voce del baritono (Alessandro Luongo), spicca la figura di Schaunard — che in quest’opera assume un maggiore peso vocale — interpretato dal baritono Simone Del Savio. Accanto a loro, le figure di Mimì (Francesca Dotto) e Musetta (Anna Goryachova) sono affiancate dal personaggio di Eufemia (Manuela Custer).
Iris: l’ultimo fiore in un mondo post-atomico
Con Iris, in scena dal 5 al 18 novembre, il progetto Verismo tocca il suo vertice più visionario e simbolista. La regia di Daniele Menghini ambienta il capolavoro di Mascagni in un inquietante scenario post-atomico, dove l’umanità appare incapace di apprendere dalle proprie rovine. Il cuore della drammaturgia risiede nel concetto di hibakujumoku: quegli alberi che, sopravvissuti alle radiazioni di Hiroshima e Nagasaki, trovano la forza di rifiorire in un mondo devastato. In questo deserto di anime corrose dalla guerra e celate da maschere, Iris e il padre cieco vivono in una grotta sotterranea, un’isola felice protetta da origami e fiori di carta. Il rapimento della protagonista, orchestrato dai cinici Osaka (Angelo Villari) e Kyoto (Roberto Frontali), trascina Iris negli abissi dello Yoshiwara, il “quartiere delle geishe”, qui rappresentato come un edificio in macerie dove la lussuria avvinghia anime deformi. «Iris è un fiore che sboccia in mezzo alla melma», spiega Menghini, «un’anima pura sacrificata sull’altare del desiderio e del possesso». La fanciulla, interpretata dal soprano Erika Grimaldi, affronta un viaggio sacrale e distopico che culmina nell’oltraggio del padre: un gesto che segna la fine di ogni speranza terrena. La musica di Mascagni — che crea la prima opera italiana ambientata in Giappone anticipando luoghi e tematiche di Butterfly — esplora le conquiste musicali europee con un gusto raffinatissimo, capace di passare dal terrore dell’“Aria della piovra” alla trasfigurazione finale. Il celebre “Inno del Sole”, che apre e chiude l’opera, smette di essere un rito vuoto per diventare una risposta reale al sacrificio della protagonista: un percorso simbolico in cui la forza della natura trionfa, infine, sull’egoismo distruttivo dell’uomo.
Dicembre danza: un mese di incanto al Regio
La danza consolida la sua centralità nel cartellone del Regio, offrendosi come linguaggio privilegiato per esplorare la tensione del destino attraverso il corpo. Dal 2 al 4 dicembre, torna il gala Roberto Bolle and Friends. Un’icona della danza mondiale che, insieme al meglio delle stelle internazionali, porta sul palcoscenico una celebrazione della bellezza e della perfezione tecnica. In questo viaggio tra il repertorio classico e le sfide della coreografia contemporanea, il gesto atletico e artistico sfida i limiti fisici in un’estetica che incanta. Una produzione Artedanza.
Dal 10 al 13 dicembre, per sei appuntamenti, debutta al Teatro Regio l’eccellenza del Tokyo Ballet con un programma di grande impatto, capace di far convivere epoche e stili differenti. Il percorso si apre con la sensibilità contemporanea del primo atto di KAGUYAHIME di Jo Kanamori — in prima rappresentazione italiana — che rilegge l’antico mito della Principessa della Luna sulle note di Debussy. A seguire la perfezione cristallina del Regno delle Ombre da La Bayadère di Minkus con coreografia di Petipa per culminare con la potenza del Sacre du printemps di Igor Stravinskij nell’immortale scrittura di Maurice Béjart: un inno alla forza viscerale che unisce l’uomo e la donna, una danza carica di eros che celebra il legame primordiale, potente e inesauribile come il ritorno della primavera.
Infine, dal 18 al 29 dicembre, la magia del Natale torna a riunire tutte le generazioni attorno a un appuntamento che è ormai tradizione viva nel cuore del pubblico: Lo schiaccianoci di Čajkovskij. A grande richiesta, dopo i sold-out del 2022, il Regio torna a invitare il Balletto dell’Opera di Tbilisi con la coreografia firmata da Aleksej Fadeečev e dalla leggendaria étoile Nina Ananiashvili. Grande tradizione russa e raffinato tocco georgiano restituiscono l’incanto della fiaba tra virtuosismi tecnici e atmosfere oniriche. Lo spettacolo, accompagnato dall’Orchestra e dal Coro di voci bianche del Teatro Regio, si conferma l’appuntamento imperdibile e il regalo più gradito per festeggiare insieme le festività.
Puccini, Vivaldi, Verdi, Strauss, Bizet e Čajkovskij: il 2027 del Regio “parla europeo”
Il giovane Puccini e la sfida di Edgar: il ritorno alla versione originaria
Un appuntamento imperdibile per la riscoperta del catalogo pucciniano è con Edgar, dal 26 gennaio al 6 febbraio. Il Regio presenta la rara versione originaria in quattro atti, che restituisce al dramma la profondità narrativa e la ricchezza di sfumature sacrificate nelle successive revisioni in tre atti, offrendo l’ascolto di un Puccini giovanile e audace, già capace di melodie che mozzano il fiato. Il nuovo allestimento, coprodotto con l’Opéra de Nice, segna il debutto al Regio della regista Nicola Raab. La sua lettura traspone l’azione all’inizio del XX secolo, focalizzandosi sul conflitto psicologico e sull’estraneità dei protagonisti rispetto a una società conformista che li respinge. Al centro del dramma svetta la figura di Tigrana, interpretata da Elmira Hasan (al suo debutto nel teatro e nel ruolo, in cui si alterna con Valentina Boi), una “virago” di ferocia senza precedenti che anticipa la spietatezza di Turandot. A lei si contrappongono il tormentato protagonista di Luciano Ganci, che debutta al Regio alternandosi con Giorgi Sturua, e l’angelica Fidelia di Barno Ismatullaeva (in alternanza con Ekaterina Sannikova), di ritorno al Regio dopo il successo in Francesca da Rimini. Gabriele Viviani e Gustavo Castillo danno al personaggio di Frank uno spessore particolare. In generale si segnalano molti debutti di ruolo nella produzione, che promette dunque interpretazioni originali e interessanti, con un cast quasi totalmente nuovo rispetto agli spettacoli realizzati a Nizza. La raffinata direzione di Carlo Rizzi, graditissimo ritorno nel nostro Teatro dopo oltre 20 anni, farà sicuramente emergere una partitura preziosa, sospesa tra atmosfere cavalleresche e slanci veristi.
La nuova produzione si realizza con il contributo di Reale Mutua, che conferma il suo lungo rapporto con il Regio, di cui sostiene sempre produzioni di punta.
Vivaldi e Torino: l’omaggio al genio barocco con Juditha triumphans
L’11 febbraio rappresenta un’occasione unica per assaporare un vero gioiello barocco: Juditha triumphans. Questo oratorio del 1716 — l’unico superstite di Antonio Vivaldi — narra l’episodio biblico di Giuditta e Oloferne, a simboleggiare con una grandiosa allegoria la vittoria della Repubblica di Venezia a Corfù sugli Ottomani. Vivaldi ne fa una partitura di straordinaria efficacia teatrale e abbacinante freschezza, dove recitativi e arie ricalcano lo stile operistico più raffinato. La sontuosità vocale è affidata esclusivamente a voci femminili (con i ruoli maschili interpretati en travesti) e vede protagoniste Mara Gaudenzi (Juditha), Deniz Uzun (Oloferne), Eleonora Bellocci (Vagaus), Lorrie Garcia (Abra) e Francesca Ascioti (Ozias). La dimensione concertistica dell’esecuzione esalta la capacità della musica di dipingere azioni e affetti con estrema vividezza: la fantasia strumentale e il ritmo teatrale dei versi latini diventano i veri protagonisti del racconto. In una città come Torino abbiamo voluto anche omaggiare la presenza della quasi totalità dei manoscritti vivaldiani, custoditi a pochi metri dal nostro Teatro, nella Biblioteca Nazionale Universitaria. Segnaliamo il gradito ritorno di Gianluca Capuano, specialista del repertorio barocco, già applaudito nel recente Ratto dal serraglio.
L’attualità di Traviata: un grande classico tra realismo e passione
Dal 27 febbraio al 10 marzo, va in scena uno dei titoli più iconici e rappresentati al mondo: La traviata di Giuseppe Verdi. La nuova produzione vede il ritorno del regista Jacopo Spirei, artefice dal successo di Hamlet, affiancato dallo scenografo Gary McCann e dalla costumista Giada Masi, freschi vincitori del Premio Abbiati 2025 proprio per l’opera di Thomas. Con un cast d’eccellenza, una firma registica originale e la guida di Andrea Battistoni, lo spettacolo si preannuncia come uno degli appuntamenti più attesi della stagione.
Il Direttore musicale sottolinea: «Affrontare La traviata significa immergersi in un dramma dove la musica si fa carne, un’opera che travalica il tempo per parlarci di amore, sacrificio e della spietatezza del giudizio sociale. In questo capolavoro, Verdi scolpisce ogni emozione con una precisione chirurgica, portandoci a soffrire e sperare insieme a una protagonista che è, prima di tutto, una donna in lotta per la propria dignità. Eseguire quest’opera per ogni musicista significa confrontarsi con il cuore pulsante del nostro repertorio; un capolavoro, o forse il capolavoro, che non smette mai di parlarci con una modernità sconvolgente».
L’allestimento parte da un assunto registico forte: Violetta Valéry non è una vittima. Lo sguardo di Spirei ci restituisce una donna consapevole, che comprende e accetta le regole del mondo borghese in cui vive, un sistema dove tutto si compra e tutto si vende. La sua scelta di legarsi ad Alfredo è un azzardo di potere e di libertà in un contesto che non ammette seconde chance per chi, come lei, vive ai margini del “demi-monde”. A interpretare questa complessa protagonista è il soprano Ekaterina Bakanova, già amata dal pubblico del Regio nei ruoli di Blanche e Manon, che si alterna con Maria Novella Malfatti al suo debutto nel nostro Teatro. Nel ruolo di Alfredo si avvicendano Galeano Salas e Filipe Manu (anch’egli al debutto al Regio), e come Giorgio Germont si alternano Vladimir Stoyanov e Vito Priante.
La Tragédie de Carmen: la verità nuda e cruda del mito secondo Peter Brook
Il 20, 21 e 25 marzo, il Piccolo Regio Puccini ospita per la prima volta al Regio La Tragédie de Carmen. Non una semplice riduzione del capolavoro di Bizet, ma una folgorante riscrittura di Peter Brook che, con Jean-Claude Carrière per il libretto e Marius Constant per la partitura, spoglia il melodramma da ogni convenzione per far emergere la verità dei personaggi. Il nuovo allestimento è affidato alla regia di Cecilia Ligorio, recente vincitrice del Premio Abbiati per Mitridate Eupatore di Scarlatti. In linea con l’essenzialità del progetto, la durata è ridotta, i cori eliminati e l’orchestra limitata a venti elementi. L’azione si concentra sui quattro protagonisti, in una drammaturgia serrata dove brani iconici come l’Habanera e la canzone del Toreador diventano strumenti per indagare le zone più oscure dell’animo umano. Sul podio Sergio Alapont Direttore artistico e Direttore principale dell’Orquestra Simfònica de Castelló e Direttore musicale del Festival Lírico Ópera Benicàssim; in scena i talenti del Regio Ensemble. Uno spettacolo essenziale e potente, che restituisce la forza primordiale del mito di Carmen con uno sguardo contemporaneo. La produzione fa parte della Stagione d’Opera e rientra anche nella programmazione per famiglie e scuole, con recite dedicate.
Il fascino scandaloso di Salome: tra surrealismo e ossessione
Dal 6 al 17 aprile, torna sul palcoscenico che ne ospitò nel 1906 la prima rappresentazione fuori dai paesi di lingua tedesca, uno dei capolavori più seducenti e brutali di Richard Strauss: Salome. Tratta dal dramma di Oscar Wilde, l’opera racconta il connubio tra innocenza e perversione della principessa Salomè, la cui danza per Erode culminerà nella terribile richiesta della testa di Giovanni Battista. L’allestimento porta la firma del regista cinematografico e teatrale ungherese Kornél Mundruczó — al suo debutto al Regio — che ambienta la vicenda in un’era contemporanea di decadenza e potere, trasformando la reggia di Erode in un banchetto borghese claustrofobico. Come nel cinema di Luis Buñuel, l’umanità rappresentata è intrappolata nei propri desideri e nelle proprie ipocrisie: una società senza via d’uscita, in cui anche le vittime diventano carnefici. Sul podio sale Axel Kober, anch’egli per la prima volta al Regio, forte del grande successo ottenuto con lo stesso titolo al Teatro alla Scala nel 2023. Nel ruolo della protagonista brilla il soprano Johanni van Oostrum, affiancata da un cast di eccellenza che vede i debutti nel nostro teatro di John Daszak (Erode) e Gábor Bretz (Jochanaan), insieme alla prestigiosa presenza di Jennifer Larmore (Erodiade) ammirata nella Dama di picche dell’anno scorso. Con il suo linguaggio dissonante e la celebre Danza dei sette veli, Salome trascina ancora oggi il pubblico in un gorgo sensuale e tragico, confermandosi un’opera che, a centovent’anni dal debutto, non ha perso nulla della sua forza d’urto.
La bohème, il primo amore: un romanzo di formazione al Piccolo Regio
Il 18, 30 aprile e il 2 maggio, il Piccolo Regio ospita un nostro nuovo allestimento: La bohème, il primo amore. Uno spettacolo che rilegge il capolavoro di Puccini come un racconto di formazione, capace di parlare a pubblici di tutte le età. Una storia di sogni, desideri e rimpianti, che segue un gruppo di ventenni alle prese con l’esperienza del diventare grandi e con un amore assoluto destinato a spezzarsi. La creazione è affidata a Lorenzo Ponte, talento emergente formatosi alla Scuola Civica Paolo Grassi di Milano e vincitore della 13ª edizione dell’European Opera Prize for Directors insieme ad Alice Benazzi e Giulia Rossena, che firmano rispettivamente le scene e i costumi di questa produzione. Il regista e il direttore Emanuele Quaranta costruiscono una visione in cui la musica si fa memoria e la partitura un tessuto di rimandi e ricordi. Senza offrire facili consolazioni, lo spettacolo interroga ciò che resta dell’amore quando la perdita diventa irreversibile. Lo spettacolo fa parte della Stagione d’Opera e rientra anche nella programmazione educational, con recite dedicate a famiglie e scuole.
Carmen: la forza della libertà e il ritorno di Arnaud Bernard
Dal 15 al 29 maggio, il Teatro Regio presenta un nuovo allestimento di Carmen di Georges Bizet. Lo spettacolo segna il gradito ritorno di Arnaud Bernard, dopo il grande successo del progetto Manon, affiancato anche in questa occasione da Alessandro Camera (scene) e Carla Ricotti (costumi). Pienamente inserita nel percorso tematico della stagione Fatale, questa produzione esplora un destino che ha il volto dell’azzardo: Don José non sceglie Carmen sfidando il pericolo, ma ne viene travolto proprio perché attratto dal demone che lei rappresenta e dal fascino di una vita senza catene. Il regista Arnaud Bernard sovrappone una visione antropologica radicale; il suo lavoro nasce infatti da una rilettura profonda del testo di Prosper Mérimée, spogliato di ogni lato pittoresco e riletto attraverso la lente di Pier Paolo Pasolini: «Ho immaginato una Carmen attraverso il prisma della tragedia greca — afferma il regista. Una visione cruda, violenta, “barbara” e profondamente pasoliniana, che respinge l’effetto cartolina per indagare una società mediterranea dura e patriarcale, dove le figure femminili potenti e indomabili come Carmen vengono inevitabilmente punite».
Per una produzione che incarna perfettamente lo spirito della Stagione, sono coinvolti in scena volti nuovi per il Regio quali Maria Kataeva e Ramona Zaharia (Carmen), Inna Demenkova (Micaëla), Daniel Okulitch e Vitor Bispo (Escamillo), accanto ai quali ritroviamo tre grandi come Piero Pretti (Don José), Ekaterina Bakanova (Micaëla) ed Erwin Schrott (Escamillo). Con la direzione esperta di Daniel Oren, la musica di Bizet diventa la voce di un conflitto accecante, una morsa pronta a scattare tra le regole sociali e l’irresistibilità dell’eros. Sotto il cielo di Spagna va in scena un dramma universale in cui la libertà assoluta — «Libera è nata e libera morrà» — sfida la fatalità, rendendo questa Carmen uno degli appuntamenti più attesi del cartellone.
Evgenij Onegin: Robert Carsen e il Regio, un legame che si rafforza
La Stagione si chiude con Evgenij Onegin di Pëtr Il’Ič Čajkovskij, in scena dal 15 al 29 giugno. Tratta dal poema di Aleksandr Puškin, l’opera è proposta in uno degli allestimenti più acclamati al mondo: la celebre regia di Robert Carsen (produzione della Canadian Opera Company creata per il Metropolitan Opera di New York), che nel 2027 compie trent’anni. Con le scene e i costumi essenziali di Michael Levine, la regia esalta la bellezza malinconica di una Russia sospesa tra la semplicità della campagna e il rigore di San Pietroburgo. Qui la fatalità si manifesta con evidenza: una sfida nata per gioco si trasforma in dramma, segnando il destino dei protagonisti. Čajkovskij, profondamente legato al personaggio di Tat’jana, dà vita a un intenso dramma interiore, culminante nella celebre “scena della lettera”, in cui la musica esplora l’inquietudine di Onegin, la nobiltà di Lenskij e il sacrificio di Tat’jana. Sul podio gradito ritorno di Valentin Uryupin, alla guida di un cast di specialisti del repertorio russo, con i debutti al Teatro Regio di Danylo Matviienko (Onegin), Galina Cheplakova (Tat’jana), Maria Barakova (Ol’ga) e Alexander Roslavets (Gremin). Con la sua straordinaria ricchezza melodica e la sua forza introspettiva, Evgenij Onegin conclude il percorso della Stagione con un finale di struggente bellezza e respiro internazionale.
Quindici titoli e novantadue recite vedranno protagonisti l’Orchestra e il Coro del Teatro Regio, quest’ultimo affidato alla guida esperta di Gea Garatti Ansini, che dal mese di marzo 2026 ne cura la preparazione con rigorosa professionalità. Al loro fianco, il Coro di voci bianche del Regio continua il suo eccellente percorso sotto la direzione di Claudio Fenoglio.
Per la campagna di comunicazione di questa Stagione, sviluppata con l’agenzia Undesign, abbiamo scelto di affidarci a due sguardi femminili: la fotografa Valentina Gaido e la videomaker Elena Griggio hanno indagato il tema del Fatale, catturando la tensione tra volontà e necessità e introducendo uno sguardo cinematografico, in cui il bianco e nero esalta contrasti, profondità e ambiguità del reale.
La Stagione si completa con una nuova serie de I Concerti 2026/2027
Dal 12 novembre 2026 al 17 maggio 2027, I Concerti propongono otto appuntamenti di grande respiro: sul podio dell’Orchestra del Teatro Regio — che in due occasioni sarà affiancata dal Coro — saliranno per due volte Andrea Battistoni e, atteso debutto, Nicolò Umberto Foron. La Filarmonica TRT inizia con una nuova commissione a Davide “Boosta” Dileo, co-fondatore dei Subsonica, per poi incrociare le bacchette di Emmanuel Tjeknavorian, Ariane Matiakh e Felix Mildenberger. Un appuntamento del tutto straordinario è poi il recital pianistico del grande Grigory Sokolov. L’intera programmazione sarà presentata in conferenza stampa il 27 maggio alle ore 11 al Teatro Regio.
Conferenze-concerto
Anche per la Stagione 2026/2027 tornano le Conferenze-concerto, pensate per accompagnare il pubblico alla scoperta delle opere e dei balletti in programma. Durante gli appuntamenti, musicologi e giornalisti dialogano con i protagonisti degli spettacoli facendo ascoltare dal vivo alcuni dei momenti musicali più celebri. L’ingresso è libero.
L’opera come gioco e scoperta: la proposta del Regio per le famiglie e le scuole
Il Teatro Regio conferma il suo ruolo di primo piano nell’educazione musicale con due percorsi dedicati. In Famiglia propone titoli adatti a grandi e piccoli a prezzi agevolati, alternando opere nate per l’infanzia a versioni “pocket” dei grandi classici. Il progetto La Scuola all’Opera, attivo da 35 anni, offre spettacoli, laboratori e formazione docenti accreditata, coinvolgendo gli studenti di ogni ordine e grado nella magia del teatro.
La programmazione spazia tra generi ed età: dalla favola sinfonica Pierino e il lupo di Prokof’ev alla celebre opera per bambini di Britten Il piccolo spazzacamino. Il Giorno della Memoria viene ricordato con La favola di Natale (Guareschi-Coppola), mentre per i ragazzi più grandi sono previsti adattamenti d’autore come La Tragédie de Carmen di Peter Brook e il nuovo spettacolo La bohème, il primo amore. Solo per le scuole, si aggiunge l’appuntamento speciale con La traviata raccontata ai ragazzi sul palcoscenico del Teatro Regio.
Il cartellone della Scuola all’Opera è realizzato con il contributo di Esselunga e degli Amici del Regio.
Il Regio è di tutti: una Stagione all’insegna dell’accessibilità
Il Teatro Regio consolida le iniziative che garantiscono la massima accessibilità: una chiara suddivisione della sala in tre soli settori, prezzi favorevoli e pagamenti rateizzabili, anche online. La formula dei tre settori, già apprezzata nella scorsa stagione, semplifica la scelta del posto assicurando ovunque ottima visibilità e ascolto.
Per gli abbonati, il risparmio rispetto alla somma dei singoli biglietti arriva fino al 30%, con vantaggi extra per chi porta nuovi spettatori e prelazioni esclusive. Il Regio punta poi sui giovani con l’Anteprima Under 30 confermata a € 10 e le numerose agevolazioni su biglietti, carnet e abbonamenti. Le diverse Regio Card (Under 16, 16-30 e Over 30) offrono formule su misura e sconti dedicati; le famiglie con figli dai 5 ai 10 anni possono beneficiare di Bimbi Club, il servizio che offre laboratori creativi durante le recite domenicali (abbinate al Turno C).
Calendario di vendita: rinnovi in corso, nuovi abbonamenti dal 29 maggio
Rinnovo abbonamenti (presso la Biglietteria)
- Opera e Balletto: da giovedì 7 maggio 2026
- I Concerti: da mercoledì 27 maggio 2026
Nuovi abbonamenti (online e in Biglietteria)
- Opera e Balletto: da venerdì 29 maggio 2026
- I Concerti: da sabato 20 giugno 2026
Carnet, biglietti e Regio Card (online e in Biglietteria)
- Opera, Balletto e Roberto Bolle and Friends: da lunedì 29 giugno 2026
- I Concerti: da martedì 1° settembre 2026
Biglietteria del Teatro Regio
Piazza Castello 215 - Torino | Tel. 011.8815.241 - 011.8815.242 | biglietteria@teatroregio.torino.it
Orario di apertura: da lunedì a sabato ore 11-19; domenica: ore 10.30-15.30; un’ora prima degli spettacoli.
Ufficio stampa Teatro Regio
Sara Zago - Tel. +39 011 8815 239/730