Biancaneve

Teatro Regio, Giovedì 19 Maggio 2011 - Giovedì 26 Maggio 2011

Presentazione

Foto di scena

È il 1985 quando Angelin Preljocaj, alle spalle una formazione di danzatore accademico e contemporaneo uscito dalla compagnia di Dominique Bagouet, debutta e vince con Marché Noir al concorso di Bagnolet. Subito si segnala come una personalità che si distacca dalla pletora di giovani coreografi che assiepano la scena francese di quei tempi. Pochi sulla distanza dimostreranno di avere la stoffa e il respiro per resistere al tempo, di avere sostanza e spessore. Per capirlo basta vedere l’anno dopo A nos Héros, balletto dedicato agli eroi-vittime delle dittature comuniste (i genitori di Angelin, cresciuto nella banlieu parigina, erano profughi albanesi). L’anno successivo, con Hallali Romée, è la volta della fanciulla vergine e guerriera, in trasparenza Giovanna d’Arco, a essere al centro della scena. Seguono in quasi venticinque anni titoli su titoli che sarebbe inutile elencare (ma non si può però non citare il Romeo e Giulietta) ma che ci danno la possibilità di disegnare il profilo di un coreografo che ha costruito passo dopo passo un opus ampio, articolato e profondo. Opere spesso riprese o create per grandi compagnie come il New York City Ballet, il Balletto dell’Opéra di Lione, della Scala o dell’Opéra di Parigi. E intanto Angelin prosegue il suo lavoro con la propria compagnia al Centro coreografico di Aix-en Provence di cui è direttore. È lì che è nata anche Biancaneve. Tempi duri per le fiabe nell’età della chirurgia plastica, del botulino e delle beauty farm. Il confronto-scontro fra la fanciulla e la matrigna, ma anche semplicemente tra le figlie e le tante madri che non si arrendono, rischia di diventare una battaglia senza quartiere. Angelin Preljocaj per la sua Blanche Neige ha voluto da Jean-Paul Gaultier una matrigna supersexy, una dominatrix un po’ leather style, che è l’esatto opposto della nivea e verginale Biancaneve: due modelli femminili che si confrontano. E qui il gioco delle parti è definito una volta per tutte. Questa Biancaneve si muove in una sgargiante realtà fumettistica dove i caratteri non presentano sorprese. Le sorprese arrivano dalla bellezza della danza, dallo splendore immediato dei costumi di Gaultier e dalle scene di Thierry Leproust. E dalla sontuosa musica di Gustav Mahler che fa da colonna sonora alla vicenda. Una compilation concepita da Preljocaj stesso che è un sottofondo musicale perfetto. Adagi, adagietti e languori per i momenti intimi fra Biancaneve e il suo principe, grancasse e fanfare, czardas e mazurche per far procedere il racconto. Una musica sulla quale la coreografia inanella scene di ballo, quadri di insieme e passi a due. Il racconto procede come da fratelli Grimm. Preljocaj non rinuncia a nulla, compresi specchio magico, mela stregata, sette nani e il cuore del cervo che gli scherani, impietositi da Biancaneve, portano alla regina cattiva. Certo, questa Biancaneve non è esattamente quel che ci si aspetterebbe da un coreografo campione della danza contemporanea francese, ma trasformare il racconto dei fratelli Grimm in danza è stata l’ultima sfida vinta da Preljocaj.

Dati essenziali

Compositore: Gustav Mahler
Coreografia: Angelin Preljocaj
Prima rappresentazione: 2008 Lyon, Biennale de la danse de Lyon