Messa da Requiem

Teatro Regio, Martedì 30 Settembre 2014 - Martedì 7 Ottobre 2014

Presentazione

Giovanni Boldini: Ritratto di Giuseppe Verdi con cilindro (1886)

Da Rossini a Manzoni. Nel 1868, alla morte di Gioachino Rossini, Giuseppe Verdi aveva lanciato l’idea di una Messa da Requiem “collettiva”, nella quale ogni compositore avrebbe composto un brano; la Messa avrebbe dovuto essere eseguita nel 1869 a Bologna: Verdi scelse per sé l’ultimo brano, il Libera me. Ma una serie di ritardi e di problemi organizzativi ed economici fecero sì che il progetto non andasse in porto. La partitura del Libera me verdiano rimase presso l’editore Ricordi; lì lo vide nel 1871 Alberto Mazzucato, docente di composizione al Conservatorio di Milano, che scrisse a Verdi una lettera di elogio. Così gli rispose il compositore: «Se alla mia età si potesse ancora decentemente arrossire, arrossirei per gli elogi che mi fate di quel mio pezzo… E, vedete ambizione di compositore! Quelle vostre parole avrebbero quasi fatto nascere in me il desiderio di scrivere, più tardi, la Messa per intiero; tanto più che con qualche maggiore sviluppo mi troverei aver già fatti il Requiem ed il Dies Irae, di cui è il riepilogo nel Libera già composto. Pensate dunque, e abbiate rimorso, quali deplorevoli conseguenze potrebbero avere quelle vostre lodi! – Ma state tranquillo: è una tentazione che passerà come tante altre. Io non amo le cose inutili. Messe da morto ve ne sono tante, tante e tante!!! È inutile aggiungerne una di più». Passano due anni e il 22 maggio 1873 muore Alessandro Manzoni, il Santo, come lo definiva Verdi, che aveva avuto l’onore di incontrare grazie alla contessa Maffei. Pochi giorni dopo, il 3 giugno, il compositore, colpito dalla notizia, scrive a Ricordi: «Io pure vorrei dimostrare quanto affetto e venerazione ho portato e porto a quel grande che non è più e che Milano ha tanto degnamente onorato. Vorrei mettere in musica una Messa da morto da eseguirsi l’anno venturo per l’anniversario della sua morte. La Messa avrebbe proporzioni piuttosto vaste, ed oltre ad una grande orchestra ed un grande coro, ci vorrebbero anche (ora non potrei precisarli) quattro o cinque cantanti principali». La risposta del sindaco di Milano, Giulio Bellinzaghi, fu positiva e così Verdi si mise al lavoro con grande entusiasmo e il Libera me per la messa rossiniana ne divenne il finale.

Il 22 maggio 1874 la Messa da Requiem fu eseguita nella Basilica di San Marco a Milano, sul podio lo stesso Verdi. Cantavano Teresa Stolz (soprano), Maria Waldmann (mezzosoprano), Giuseppe Capponi (tenore) e Ormondo Maini (basso): fu un trionfo immediato e venne così riproposta alla Scala, a Parigi, Londra, Roma (ad assistere c’era la regina Margherita); uscirono caricature e vignette con Verdi vestito da sacerdote; nelle città dove non era ancora stata eseguita, come Bologna e Ferrara, ne veniva proposta la versione per pianoforte o per banda. Da allora la Messa non è mai uscita dal repertorio, pur dividendo i critici: è una pagina teatrale senza palcoscenico o è una pagina sacra? Verdi era religioso o no? Inutile cercare una risposta definitiva: Verdi davanti al mistero della morte è un uomo che pensa al terrore del Giudizio Finale (Dies Irae) ma anche al pentimento (Ingemisco) e al compianto (Lacrymosa); qui Verdi riprende il motivo già usato nella versione francese del Don Carlos nel 1867 (il compianto di Filippo II sul cadavere del marchese di Posa “Qui me rendra ce mort”). Tra i tanti elogi al Verdi “sacro”, ecco quello di Johannes Brahms: «Solo un genio può scrivere tali opere».

La Messa da Requiem di Verdi è diventata nel corso degli anni un biglietto da visita per le trasferte all’estero del Teatro Regio. Sotto la direzione di Gianandrea Noseda, è stata eseguita con successo a Vienna, Dresda, Tokyo e San Pietroburgo; ora viene proposta al pubblico torinese proprio in apertura di Stagione con le voci di quattro grandi solisti: il soprano Hui He (già applaudita al Regio nella Madama Butterfly), il mezzosoprano Daniela Barcellona (interprete rossiniana, e non solo, per eccellenza), il tenore Jorge de Léon (nel 2012 ha debuttato alla Scala come Radamès) e il basso Michele Pertusi (amatissimo dal pubblico torinese, che lo ha applaudito come Fiesco nel Simon Boccanegra inaugurale della scorsa Stagione). Il Coro, ruolo fondamentale in questa pagina, è guidato da Claudio Fenoglio.

Dati essenziali

Compositore: Giuseppe Verdi