1936-1973

5.1 Il bando di concorso

Il Sovrintendente Alberto Bruno Tedeschi illustra il plastico del nuovo edificio secondo il progetto degli architetti Aldo Morbelli e Robaldo Morozzo della RoccaIl bando di concorso per l’assegnazione del progetto di ricostruzione di un nuovo teatro viene tempestivamente pubblicato il 3 febbraio 1937. La commissione giudicatrice del concorso dichiara vincitori gli architetti Aldo Morbelli e Robaldo Morozzo della Rocca.

Tale progetto, tuttavia, non conosce grande fortuna: trascinatosi fino allo scoppio della guerra, ripreso successivamente con notevoli varianti, abortisce definitivamente – anche a causa della recessione economica che impone una drastica riduzione delle spese – nonostante fosse già avvenuta la posa della prima pietra il 25 settembre 1963.


5.2 Il genio molliniano

Carlo MollinoSolo due anni dopo, il 25 marzo 1965, l’amministrazione civica promuove una nuova soluzione, affidando l’incarico all’architetto Carlo Mollino, professore di composizione architettonica presso il Politecnico di Torino, già artefice dell’Auditorium della Rai e dell’edificio della Camera di Commercio Industria e Artigianato, e all’ingegner Marcello Zavelani Rossi. I lavori hanno inizio nel settembre 1967.

«Dopo aver concordemente concertato il complesso dell’edificio nelle sue linee generali, lo Studio Mollino si dedicò al settore destinato al pubblico, cioè sala, atrio, ridotti e all’architettura in generale, mentre lo Studio Zavelani produsse gli elaborati concernenti il settore scenotecnico nella sua completa accezione, e cioè nelle componenti distributive, edilizie, meccaniche e funzionali di tutti i relativi servizi».

In queste parole, dello stesso Carlo Mollino, le modalità della gestazione e della realizzazione dell’opera, che viene progettata con criteri assolutamente moderni essendo prevalsa, dopo lungo e acceso dibattito, la corrente di pensiero che riteneva necessario affrontare il problema della ricostruzione non sulla base dei precedenti modelli ma dei nuovi orientamenti architettonici e urbanistici.

I problemi che Mollino deve affrontare sono molteplici, soprattutto legati al fatto che il nuovo Teatro non soltanto andava inserito in un contesto urbanistico preesistente di notevole rilevanza storico-architettonica, ma addirittura era necessario integrarlo con la sopravvissuta austera facciata dell’Alfieri.

Un artista come Mollino non poteva pensare di operare in senso esclusivamente conservativo o comunque vincolato a canoni estetici e architettonici strettamente filologici. La sua straordinaria personalità lo indusse quindi a dar sfogo alla fantasia suggerendo l’antica progenitura barocca attraverso un uso originale quanto geniale delle linee curve e delle sinuosità. La costante stilistica che caratterizza più di ogni altra la fisionomia esterna ed interna di ogni parte del nuovo Teatro Regio – di cui Mollino disegnò peraltro ogni minimo dettaglio, dai pomelli delle maniglie alle luci, dalle scale alle strutture in cemento armato – è appunto la linea curva.Schizzo della sala del Regio realizzato da Carlo Mollino

La struttura esterna del Teatro è caratterizzata dall’uso di materiali che bene si integrano con gli edifici circostanti: oltre al laterizio, al cemento bugnato e alla pietra di luserna che riveste in parte anche la torre di scena, due grandi vetrate alleggeriscono i “fianchi” perimetrali, dando la possibilità di godere dai foyer della vista della elegante facciata juvarriana dell’Archivio di Stato (situata nell’odierna Piazzetta Mollino) e creando un suggestivo scambio di vedute tra interno ed esterno.

Carlo Mollino non poté godere di quella che può essere a ragione considerata la sintesi totale della sua esperienza: morì infatti pochi mesi dopo aver visto in funzione il suo testamento artistico-professionale.


5.3 Architettura e tecnologia

Il Teatro Regio nella cornice del  centro storico di TorinoLa copertura del Teatro, a guscio paraboloide iperbolico, realizzata dall’ingegner Felice Bertone, fa ormai parte della skyline del panorama torinese, come la Mole Antonelliana o il grattacielo di piazza Castello inaugurato nel 1936 (nel cui cantiere tra l’altro il giovane Mollino (fece l’apprendistato).

Il Teatro si sviluppa su 8 piani, di cui 4 sotterranei e altrettanti fuori terra, da una profondità di –12,50m ad un’altezza massima di +32m. Nell’ala dell’Alfieri, verso piazza Castello, hanno sede gli uffici mentre la struttura moderna ospita, oltre ai foyer, alla sala, alla platea e al palcoscenico, tutti i servizi tecnici del Teatro, comprendenti, fra l’altro, due moderne sale prova per il coro e l’orchestra, una grande sala regia, la sala ballo, il laboratorio di sartoria e la mensa, oltre a un altro teatro, il Piccolo Regio “Giacomo Puccini”, con una capienza di 380 posti.

I laboratori tecnici (scenografia, falegnameria, carpenteria e attrezzeria), un tempo ospitati nel cuore sotterraneo dell’edificio, sono ora situati in sede decentrata.
L’avanzata tecnologia delle strutture, continuamente aggiornata per far fronte ad esigenze legate all’incremento della produzione, pongono il Teatro Regio all’avanguardia in campo internazionale: il palcoscenico, tra i più grandi e meccanizzati d’Europa, consente di ospitarvi allestimenti di notevole complessità, anche più d’uno contemporaneamente.


5.4 Gli ambienti

La sala del Teatro RegioVista dall’alto, la pianta del Teatro ricorda i fianchi di una donna, mentre la platea sembra una conchiglia semiaperta. La sala, a pianta ellissoidale, contiene 1398 poltrone ed è movimentata da un ordine di 31 palchi che possono ospitare fino a 194 persone. È illuminata da un grande lampadario composto di 1762 sottilissimi tubi in alluminio con punto luce e 1900 steli in perspex riflettente, a creare un suggestivo effetto “stalattite”. Il boccascena originale è chiaramente ispirato alla forma di un televisore.

I foyer sono rivestiti di velluto e moquette vermigli, adornati da specchi e rifiniti con materiali di pregio tra cui l’ottone e il marmo, incoronati da nudo cemento armato che ostenta l’originalità e la modernità delle strutture portanti. Due scale mobili simmetriche, poste con grande risalto sulle vetrate della Galleria Tamagno, rivestono una straordinaria efficacia scenografica. Tale lusso nell’utilizzo dei materiali e nella grandiosità dei foyer, ricercato e dichiarato, è stato giustificato dallo stesso Mollino con l’esigenza di dotare Torino di un luogo d’incontro di assoluto prestigio, ove festeggiare con dovuto risalto i grandi eventi della vita cittadina.