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1870-1936
4.1 Pedrotti e i Concerti Popolari
Carlo Pedrotti, assumendo nel 1868 la carica di maestro concertatore e direttore dell’orchestra del Regio, dà un notevole impulso all’attività concertistica fondando i Concerti Popolari, la prima istituzione concertistica pubblica d’Italia.
Pur svolgendosi al Teatro Vittorio Emanuele, dove oggi sorge l’Auditorium Rai “Arturo Toscanini”, al di fuori della stagione operistica, i Concerti Popolari appartengono alla storia del Regio proprio perché hanno per protagonista l’Orchestra del Teatro.
I sessantaquattro concerti tenuti tra il 1872 e il 1886 offrono al pubblico torinese un panorama del repertorio sinfonico classico, romantico e contemporaneo, creando un nuovo interesse per la musica strumentale, ancora poco coltivata in Italia.
4.2 Torino wagneriana
Una delle grandi novità introdotte da Pedrotti è la musica di Wagner, che anche in Italia suscita appassionati dibattiti nei salotti e negli ambienti letterari. Pedrotti dirige alcuni brani del Lohengrin nell’ambito dei Concerti Popolari nel 1872 e cinque anni dopo, con il sostegno dell’impresario Giovanni Depanis, propone l’intera opera al Regio in traduzione italiana con la messinscena di Richard Fricke, collaboratore di Wagner a Bayreuth.
Dopo l’opera giovanile Rienzi (1882), nel 1883 viene presentata l’intera Tetralogia in lingua originale allestita dalla compagnia di Angelo Neumann, titolare dell’esclusiva per una tournée europea. In seguito Torino contende a Bologna il titolo di “città wagneriana” d’Italia, presentando tra l’altro Lohengrin con Roberto Stagno (1885) e Tannhäuser con Giovanni Battista De Negri (1888), e poi ancora, “prima” in Italia in italiano, La Walkiria (1891) e Il crepuscolo degli dei (1895) diretto da Toscanini.
Negli anni della gestione di Depanis (1877-1881) il Regio riacquista una posizione di primo piano nel panorama italiano: pur senza trascurare opere di repertorio di Donizetti e Verdi, i cartelloni del teatro presentano in “prima” italiana opere di compositori ancora poco noti nel nostro Paese.
4.3 Il “ballo grande”
Negli anni Settanta e Ottanta la danza al Regio vede un’ultima fase di splendore prima della crisi che porterà alla chiusura della scuola di ballo nel 1890. È il momento del “ballo grande”, caratterizzato da grandi masse di ballerini e da imponenti apparati scenici; le ambientazioni spaziano dalla mitologia germanica d’influenza wagneriana in Sieba, o La spada di Wodan (1878) alle ricostruzioni storiche di Cristoforo Colombo (1893).
Nel 1882 trionfa anche a Torino, dopo il successo alla Scala, Excelsior, firmato dal coreografo Luigi Manzotti e dal compositore Romualdo Marenco, monumentale allegoria della vittoria della Civiltà e della Luce sull’oscurantismo.
4.4 Alfredo Catalani
Alfredo Catalani ha con Torino un rapporto di elezione: al Regio ottiene un significativo successo con la “prima” di Elda (1880), ripresentata poi in forma rielaborata con il titolo Loreley (1890); Dejanice, a un anno dalla “prima” alla Scala, viene allestita nell’ambito delle manifestazioni per l’Esposizione Generale Italiana del 1884, con la direzione di Franco Faccio e Gemma Bellincioni nel ruolo di Argelia.
La Wally, infine, venne rappresentata a Torino nel 1894 con almeno un anno di ritardo rispetto ai desideri del compositore, nel frattempo prematuramente scomparso, a causa della forte influenza di Casa Ricordi, che condizionava le scelte artistiche dei teatri e aveva dato la precedenza alla Manon Lescaut di Puccini.
4.5 Arturo Toscanini
A nove anni dall’esordio torinese al Teatro Carignano nel 1886 con Edmea di Catalani, Toscanini debutta al Regio inaugurando la stagione 1895-96 con la prima italiana del Crepuscolo degli dei (in versione tradotta).
A partire da quel momento, il contributo di Toscanini all’affermazione della musica wagneriana a Torino e in Italia è fondamentale: al Crepuscolo seguiranno Tristano (1897), La Walkiria (1898) e Sigfrido (1905). Il grande successo di critica e di pubblico segna inoltre l’inizio di un forte e proficuo
legame con l’Orchestra Municipale, da lui diretta fino all’aprile 1898. Questa collaborazione ha come tappe significative la serie di 43 concerti per l’Esposizione Generale Italiana di Torino del 1898 e i cinque concerti in occasione dell’Esposizione Internazionale del 1911.
Al Regio Toscanini si oppone allo strapotere degli interpreti, imponendo loro il rispetto delle partiture, e cerca di spostare l’interesse del pubblico dall’esibizione del cantante-divo alla totalità dello spettacolo, in cui canto, esecuzione strumentale e allestimento scenico vengono coordinati dal direttore.
4.6 Giacomo Puccini
La bohème, andata in scena il 1° febbraio 1896, è la terza opera di Puccini presentata in “prima” assoluta al Regio, dopo Le Villi (rifacimento di Le Willis, 1884) e Manon Lescaut (1893).
Sul podio dell’orchestra è Arturo Toscanini, che dirigerà anche Madama Butterfly nel 1906. Se Manon riscuote un immediato successo di pubblico e di critica, La bohème inizialmente non raccoglie consensi unanimi: mentre la stampa milanese loda il compositore, i periodici torinesi e in particolare la «Rivista musicale italiana», sostenitrice della musica wagneriana, esprimono giudizi sfavorevoli. Il pubblico in sala, però, applaude a lungo l’autore, il direttore d’orchestra e gli interpreti, tra cui il soprano torinese Cesira Ferrani nel ruolo di Mimì.
4.7 La ristrutturazione
Dal 1901 al 1905 il Teatro Regio viene chiuso dalla commissione di vigilanza per le condizioni precarie dell’edificio. A lungo si dibatte sull’ipotesi di costruire un nuovo teatro, ma infine viene dato inizio ai lavori di ristrutturazione, affidati a Ferdinando Cocito e per le parti decorative a Giorgio Ceragioli.
Nella sala rinnovata gli ultimi due ordini di palchi vengono sostituiti da tre gallerie, la capienza complessiva viene così portata a circa 3.000 posti e il Teatro assume una veste più “popolare”: non più ritrovo aristocratico ma specchio dei cambiamenti sociali avvenuti non solo in città.
4.8 L’incendio
Nella fredda notte fra l’8 e il 9 febbraio 1936, mentre è in cartellone Liolà di Mulè, nei sotterranei del palcoscenico, costituiti da travi e impalcature in legno percorsi da miriadi di cavi elettrici, si sviluppa l’incendio che distrugge il Teatro, sorto quasi duecento anni prima.
Il propagarsi del fuoco è «improvviso e violentissimo», cosicché le fiamme raggiungono ben presto anche la sala, nonostante l’immediato intervento dei Vigili del Fuoco e dei soldati del Genio Militare. Alle due di notte migliaia di torinesi accorrono in piazza Castello, impotenti davanti al rogo del “loro” Teatro.
