Rigoletto

Teatro Regio, Mercoledì 6 Febbraio 2019 - Domenica 17 Febbraio 2019

Logo Reale Mutua

Libretti

Copertina del volume monografico su Rigoletto

136 pagine
29 illustrazioni
29 tavole in b/n
prezzo 12,00 €
prezzo con il carnet 8,00 €

Disponibile

Le dirò con due parole…

a cura di Andrea Malvano

La genesi del Rigoletto è sostanzialmente la storia di una lotta ai ferri corti contro la censura. Verdi nell’estate del 1850 stava pensando a un nuovo lavoro per il Teatro La Fenice di Venezia: un’opera basata sul dramma di Victor Hugo, Le Roi s’amuse. Non era il primo incontro con il grande autore francese: già Ernani nel 1844 era nato da un soggetto firmato da Hugo (tra l’altro, sempre per il pubblico veneziano). Ma questa volta Verdi aveva pescato davvero un “ jolly” della grande cultura romantica; e voleva giocarlo, a tutti i costi, lanciando la sfida a chiunque volesse fermarlo...


In mancanza d’aria: lacrime soffocate
e sonorità esanimi in un’opera asfissiante

di Anselm Gerhard

Non c’è aria in Rigoletto, una delle opere più popolari del repertorio. Ma davvero non c’è aria? La partitura del 1851 afferma il contrario. Tre volte vi s’incontra il titolo «scena ed aria», per ciascuno dei tre personaggi principali. E se ci affidiamo alla nostra memoria, tornano alla mente due altre melodie assai cantabili: «Questa o quella, per me pari sono» e «La donna è mobile»; che però, secondo le rigorose prescrizioni dell’Ottocento, giusto per via della loro forma strofica non sono affatto arie, bensì canzoni. Ma che canzoni!
Tuttavia l’affermazione provocatoria che in Rigoletto non vi sarebbero arie non è poi così stravagante come si potrebbe pensare. Quando il marito di un soprano richiese un pezzo di
bravura aggiuntivo per Gilda, Verdi rispose l’8 settembre 1852: «Ho ideato il Rigoletto senz’arie». Quale significato hanno però queste tre arie, che per il compositore non erano arie?...


Un ritratto

di Alberto Bosco

Quanta gente ancora crede che Giuseppe Verdi sia nato in una famiglia di contadini? Chissà, certo è che di tutti i miti che nei secoli, in particolare nel XIX, si sono sovrapposti alla figura storica di questo compositore, quello delle sue origini contadine è il più rivelatore e da lì si può partire per tracciarne un ritratto. Tecnicamente parlando, Verdi, contadino non lo nacque, ma lo diventò. Era, infatti, nato in una frazione di Busseto che si chiama Roncole – e forse l’assonanza con roncola, attrezzo contadinesco, può aver influito sulla nascita della leggenda – ma suo padre era un oste, sua madre una filatrice e la sua educazione fu borghese. In più, i genitori furono abbastanza aperti da non ostacolare la vocazione del figlio che, seppur instradato un po’ tardi a quella carriera e non aiutato da un talento eccezionalmente spiccato, era quanto mai ostinato a fare di sé un musicista...


Un’opera di contrasti, tra luce e oscurità.
Intervista a John Turturro

a cura di Guido Andruetto

Tra Busseto nella bassa parmense e Park Slope a Brooklyn non c’è poi così tanta distanza. La musica di Giuseppe Verdi unisce e avvicina anche punti lontani del mondo, abbattendo le barriere temporali e aprendo vie infinite che portano in luoghi e contesti imprevedibili. Così il grande compositore nato a Roncole nel 1813 è entrato nella vita (anche artistica) di John Turturro, attore e regista newyorkese, interprete di film di culto come Barton Fink e Il grande Lebowsky (qui nel ruolo di Jesus Quintana) di Joel ed Ethan Coen, o ancora Fa’ la cosa giusta, Jungle Fever e Miracolo a Sant’Anna di Spike Lee, senza contare le pellicole da lui dirette, da Gigolò per caso, con Woody Allen come protagonista, a Passione, girata a Napoli e dedicata alla cultura musicale partenopea. Cresciuto in mezzo alla musica fin dalla tenera età, in una casa dipinta di suoni, Turturro si è approcciato alla regia di un’opera come Rigoletto con il suo bagaglio di memorie e di ascolti. «Sono un grande amante della musica – racconta – di qualunque genere, pop, jazz, folk, soul, rock, classica,
anche l’opera naturalmente. Verdi, Puccini, e la musica popolare italiana».

John Turturro, la regia di «Rigoletto» che le è stata affidata può essere vista come una delle conseguenze del suo amore per la musica?
Lavoro moltissimo con la musica, da sempre. L’ho fatto in Passione, così come per Romance & Cigarettes, o nel film con Woody Allen. Quello che mi succede, ascoltandone molta, è che a volte un brano riesce a colpirmi in modo particolare e mi apre degli orizzonti. Lì scatta qualcosa di assolutamente magico...


Unità e potenza della drammaturgia verdiana.
Rigoletto raccontato da Renato Palumbo

a cura di Valentina Crosetto

Giuseppe Verdi lo considerava «il più grande soggetto e forse il più grande dramma dei tempi moderni». È Rigoletto il classico della “trilogia popolare” che Renato Palumbo, reduce da una lunga serie di impegni internazionali a Sydney, Washington, Buenos Aires e Pechino, torna a dirigere al Teatro Regio, a undici anni dall’ultima personale edizione torinese.

Maestro Palumbo, da interprete esperto del repertorio verdiano, quanto è legato a «Rigoletto» e che cosa ha scoperto di nuovo nella partitura dopo averla eseguita nel corso della sua carriera nei teatri di tutto il mondo?
Sono profondamente legato a Rigoletto: fu la prima opera che vidi in televisione da bambino e mi colpì già allora per la sua forza drammatica, così propulsiva, incalzante, pervasa da un disperato rigore morale. Titoli come Rigoletto, La traviata e Il trovatore sono passati alla storia perché sono cresciuti con noi, ci hanno accompagnato e continuano a farlo. Da direttore li ho eseguiti in giro per il mondo quasi ogni anno, con ogni tipo di regia e allestimento...


Argomento - Argument - Synopsis - Handlung


Struttura dell’opera e organico strumentale

a cura di Enrico M. Ferrando

Rigoletto conserva la strutturazione “a pezzi chiusi” e l’articolazione in momenti lirici (i brani musicali veri e propri) e in segmenti connettivi dalla funzione di sviluppo narrativo che il melodramma romantico italiano aveva ereditato dall’opera seria settecentesca. Proprio con le opere della cosiddetta “trilogia popolare” (Rigoletto, La traviata, Il trovatore) questa concezione costruttiva raggiunge il momento della massima maturità e insieme il punto di partenza di un’evoluzione che condurrà Verdi a definire, con Otello e Falstaff, una personalissima idea di dramma in musica. In Rigoletto, prima e più ancora che all’introduzione di novità di carattere formale, assistiamo al raggiungimento di un perfetto equilibrio tra sostanza drammatica e convenzionale articolazione in numeri musicali (frutto di una inusitata sinergia creativa tra compositore e librettista) in una perfetta “sceneggiatura” musicale...


Le prime rappresentazioni


Libretto