Pollicino

Teatro Regio, Sabato 28 Maggio 2016 - Martedì 31 Maggio 2016

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Libretti

Copertina del volume su Pollicino

136 pagine
35 illustrazioni
20 tavole in b/n
prezzo 12,00 €
prezzo con il carnet 8,00 €

Disponibile

Le dirò con due parole...

a cura di Valentina Crosetto

Scriveva Italo Calvino, nell’introduzione alle Fiabe italiane del 1956, che le favole «sono vere» non solo perché prese tutte insieme «nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane» forniscono «una spiegazione generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi», «il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna, soprattutto per la parte di vita che appunto è il farsi di un destino»; ma anche perché nel binomio realismo-fiabesco è quest’ultimo a condurre quella «sfida al labirinto» che consiste nel ricavare senso e ordine dal magma della realtà opaca e indistinta...


Henze e il suo Cantiere di Montepulciano

di Elena Minetti

Quella «magia che si sviluppa dalla frequentazione dell’arte»

Talvolta è chi viene da lontano che sa intuire ciò che manca a un paese e ciò che possa rendere la vita di ciascun cittadino migliore. In un giorno d’estate del 1975, Hans Werner Henze arrivò per la prima volta a Montepulciano, «il piccolo nido di collina, ricco di una meravigliosa architettura silenziosa e, insieme, ammonitrice, da dove i giovani scappavano all’impazzata»1 per la scarsità di prospettive e si rese subito conto che qualcuno doveva mettere quei fermenti necessari affinché si potesse sviluppare una specifica vita culturale di partecipazione sociale all’arte. Henze si propose di trasformare quel paese in un “cantiere delle arti”, cioè in un laboratorio di collaborazione tra professionisti ospiti e popolazione locale per la costruzione di progetti artistici in loco. In modo del tutto impercettibile, tutti gli abitanti avrebbero cominciato ad avvertire «la magia che si sviluppa dalla frequentazione dell’arte» e, senza aspettarselo, sarebbero finiti nella «trappola delle muse»2...


Pollicino, un’opera per bambini

di Hans Werner Henze

Ho trovato il soggetto della mia opera Pollicino in una raccolta di favole scritta un centinaio di anni fa da Carlo Collodi, l’autore di Pinocchio, la più famosa e amata storia per bambini italiana. In Pollicino si possono rilevare elementi delle fiabe tedesche e francesi, ma l’atmosfera generale e tutti i dettagli sono indubbiamente italiani, più precisamente toscani. Molti aspetti del tipico toscano si ritrovano in questa favola: il sarcasmo e la nuda ironia pungente sotto la quale le persone nascondono le loro emozioni, il disincanto, l’irriverenza, l’ironia. I bambini di Montepulciano (nel sud della Toscana) per i quali venne scritto Pollicino apprezzarono enormemente il libretto – lo conoscevano nel profondo, così come la musica e la parte di ciascuno sul palcoscenico – perché penso che abbiano rivisto sé stessi nella storia, trovando un senso di familiarità...


Henze spiega Pollicino

a cura di Gastón Fournier-Facio

Genesi dell’opera

Il Pollicino ebbe la sua prima rappresentazione assoluta il 2 agosto del 1980 al Teatro Poliziano di Montepulciano, durante il V Cantiere Internazionale d’Arte, l’ultimo a cui presi parte in veste di direttore artistico. Ho composto l’opera per il Concentus Politianus, il gruppo strumentale e vocale di giovani di Montepulciano fra i 10 e i 18 anni circa. Ma potrei anche dire che questo gruppo è nato per eseguire Pollicino.
Ero molto preoccupato degli undici mesi di vuoto artistico che colpivano il paese toscano ogni anno, dopo l’unico mese di febbrile attività estiva del Cantiere, che si esauriva inevitabilmente con la velocità di un fuoco d’artificio. Per realizzare i miei obiettivi di “socializzazione della musica” a Montepulciano, dovevo impostare un lavoro di base con i giovani che durasse nell’arco di tutto l’anno...


Il lavoro con Henze: alle origini di Pollicino

di Giuseppe Di Leva

Due attori su un’automobile sgangherata arrivano sulla piazza di Montepulciano con l’aiuto di un (vero) parcheggiatore, salgono su un grande palcoscenico, dicono di essere Don Chisciotte e Sancho Panza. Si sono spinti fin lassù per vedere una nuova rappresentazione che li riguarda. È l’inizio dello spettacolo che la sera del 2 agosto 1976 inaugurava il primo Cantiere Internazionale d’Arte che Hans Werner Henze aveva inventato e organizzato per Montepulciano.
Il paese si trova su un monte, appunto, non lontano da Siena. Lungo la via principale che si inerpica fino alla piazza, palazzi bellissimi e severi: la piazza è raccolta tra altri palazzi monumentali e la cattedrale. È uno di quei miracoli che noi italiani tendiamo spesso a considerare abituali, e quindi non-miracoli.
Henze conosceva benissimo l’Italia, ma l’anno prima si era innamorato di quel “miracolo” e aveva voluto creare lì il Cantiere. “Cantiere” indica un luogo di lavoro. In questo caso, un luogo di lavoro per compositori, cantanti, musicisti, registi, scenografi, giovani ma non soltanto giovani, che sarebbero arrivati da ogni parte del mondo...


Un ritratto

a cura di Alberto Bosco

A distanza di tanti anni dalle polemiche intorno alla musica di Henze, accusata dai puristi dell’avanguardia del dopoguerra di fare andare indietro l’orologio della storia, riesce difficile oggi, ascoltando quella musica, non riconoscervi le stesse inquietudini, la stessa assenza di saldezze morali e la stessa impossibilità di ordinare il mondo circostante che, in modi più o meno differenti, sono il fondo esistenziale da cui scaturisce la musica dei compositori europei nati negli anni Venti. Certamente Henze non percorre le vie del radicalismo di molti colleghi della sua generazione e, per esempio, nelle sue composizioni i testi sono sempre intellegibili, hanno una funzione comunicativa chiara e non sono sacrificati provocatoriamente in nome dell’incomunicabilità o del nonsense. E parimenti, le sue strutture musicali, anche le più criptiche, ambiscono sempre a costituirsi secondo un discorso, cioè non puntano alla neutralizzazione del tempo musicale come è proprio del cosiddetto postwebernismo, ma celano sempre l’aspirazione a delineare forme che si evolvono dialetticamente secondo un divenire, senza rifuggire dall’espressività o da riferimenti a musiche dell’attualità o del passato...


Argomento - Argument - Synopsis


Struttura dell’opera e organico strumentale

a cura di Enrico Maria Ferrando

Pollicino si snoda senza intervalli: l’opera non è suddivisa in atti, ma in scene che si susseguono senza soluzione di continuità, con il frequente ricorso a brani strumentali in funzione di cornice. La sua struttura formale è determinata dalla ricerca di una comunicativa per quanto possibile diretta: così si articola in un gran numero di episodi, di solito brevi, fortemente caratterizzati e privi di sviluppi. Questi segmenti, facilmente enucleabili, pur evitando il calco formale riecheggiano funzioni drammaturgico-musicali tipiche. Dal punto di vista musicale, per quanto non si possa collocare nella prospettiva del rifacimento neoclassico o del citazionismo post-modern, l’opera è un autentico crogiolo di suggestioni – che spaziano dalla tradizione classica, non solo operistica, a quella popolare – dalle quali affiorano allusioni più o meno esplicite, fino a una plateale citazione di Rigoletto (n. 48) e a un commosso omaggio alla cultura toscana (n. 52)...


Le prime rappresentazioni


Libretto