Carmina Burana

Teatro Regio, Giovedì 17 Dicembre 2015 - Martedì 22 Dicembre 2015

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Libretti

Copertina del volume su Carmina Burana

104 pagine
25 illustrazioni
18 tavole in b/n
prezzo 12,00 €
prezzo con il carnet 8,00 €

Disponibile

Le dirò con due parole...

a cura di Valentina Crosetto

Düsseldorf, 24 maggio 1938. Il consigliere e censore del Terzo Reich Hans Ziegler inaugura l’Entartete Musik Ausstellung, prima mostra sulla musica “degenerata” in area germanica. Nelle sale dell’esposizione sfilano, come un’unica massa indistinta, opere, compositori, esecutori, generi, del presente e del passato, di ascendenza ebraica o giudicati incompatibili con la politica estetica del regime. Fra gli imputati di spicco, l’atonalismo “bolscevico” di Schönberg, i canti proletari di Eisler, i ritmi da cabaret di Weill, la Gebrauchsmusik di Hindemith, la minaccia “negra” del jazz: ovvero tutte quelle avanguardie contaminate dai germi dello sperimentalismo modernista e dall’istintualità animalesca più eversiva che furono sacrificate sull’altare della grande tradizione romantico-wagneriana...


I Carmina Burana di Carl Orff: il trionfo di Fortuna

di Alberto Fassone

Prolegomena: la figura artistica e umana di Carl Orff ieri e oggi

A quasi ottant’anni dalla prima rappresentazione scenica a Francoforte l’8 giugno 1937 (direttore Bertil Wetzelsberger, regia di Oskar Wälterlin, scenografia di Ludwig Sievert) le «cantiones profanae» Carmina Burana di Carl Orff sono ancora, sia per il grande pubblico che per gli studiosi, l’opera più conosciuta del compositore, didatta e direttore d’orchesta bavarese. Ciò vale soprattutto per i paesi latini, essendosi delineata in Germania, dagli inizi del XXI secolo, una riscoperta “dell’altro Orff”, quello delle trasposizioni in musica delle tragedie greche (manca una precisa definizione di genere per questi lavori singolari), della giovanile tragedia giapponese Gisei. Das Opfer (da Terakoya, La scuola del villaggio, uno degli atti di un dramma per il teatro delle marionette del XVIII secolo), composta nel 1913, e del ludus apocalittico De temporum fine comoedia (prima esecuzione: Festival di Salisburgo 1973, direttore Herbert von Karajan), il testamento spirituale di Orff, che ritoccò la Comoedia fino ai suoi ultimi giorni di vita...


La rivoluzione culturale dei clerici vagantes

di Cristina Santarelli

Quando parliamo di monodia profana medievale, ci riferiamo a tre differenti categorie di operatori: giullari, trovatori e goliardi. Eredi diretti degli ioculatores latini, i giullari – oggi li definiremmo “artisti di strada” – mostrano una spiccata dimensione circense, essendo musici ma al tempo stesso danzatori, mimi, istrioni, mangiatori di spade, funamboli, acrobati, domatori di orsi. Così ce li presentano, in compagnia di altri emissari del demonio, i capitelli delle abbazie romaniche: considerandoli un elemento destabilizzante, la Chiesa ne stigmatizzava infatti l’attività ed emetteva periodicamente contro di essi provvedimenti giudiziari e scomuniche. Se i giullari si rivolgevano agli strati più bassi della società, i trovatori si indirizzano verso un pubblico elitario, quello delle corti feudali: la parola “trovatore” è da considerarsi qui in accezione estensiva, comprendendo tanto i trovatori propriamente detti – quelli di Provenza, per intederci – quanto i loro epigoni (trovieri, Minnesänger, nonché i musici-poeti della penisola iberica con il loro vasto repertorio di cantigas)...


Un ritratto

a cura di Alberto Bosco

C’è chi ha detto che Bruckner, pensando di comporre sinfonie, si cimentò a riscrivere per nove volte la Nona di Beethoven. Allo stesso modo si può dire che Carl Orff abbia riscritto per tutta la vita Les noces di Stravinskij, o almeno ciò che di quell’opera trovava una risonanza nella sua sensibilità. Infatti, dal capolavoro di Stravinskij, e in generale dalle sue opere paganeggianti e corali, prese in primo luogo la patina sonora esteriore, quel colore spoglio dato dal timbro tagliente dei fiati, dall’assenza o dall’uso poco idiomatico degli archi, dal suono metallico del pianoforte e dal protagonismo degli strumenti a percussione; in secondo luogo, il carattere iterativo delle idee, cioè la presenza costante di ostinati.
Questi furono elementi musicali che segnarono l’epoca tra le due guerre, stabilendo un taglio netto con la musica del passato, e in particolare con quella del periodo classico-romantico, retta da un’ispirazione melodica unificante e da un senso organico dello sviluppo della forma musicale...


La potenza immaginifica delle parole. Note di regia

di Mietta Corli

«I Carmina Burana sono il mio lavoro più oscuro» ha scritto Carl Orff. Dopoaver a lungo cercato di “esplorare” i Carmina si ha la sensazione di trovarsi solo alla superficie di quella oscurità e forse, quasi per un adattamento dell’occhio, sembra di incominciare a percepire nuovi mondi che affiorano.
Il sottotitolo della partitura stupisce subito: «Canzoni profane per solisti e coro accompagnati da strumenti e immagini magiche».
Per diverso tempo ho cercato di capire perché Orff non avesse scritto una drammaturgia dei Carmina Burana, né lasciato indicazioni sceniche, ma solo inserito quelle immagini magiche, come parte determinante dell’esecuzione. Ciò che credo interessasse molto a Orff era il potenziale “immaginifico” dei testi, poiché la sua idea di teatro sembra partire dall’energia originaria della parola. Il suo interesse per l’antico lo portò a incontrare nella Biblioteca di Monaco di Baviera, il Codex Buranus (un codice miniato del XIII secolo proveniente da un famoso monastero benedettino, contenente 228 liriche) e a restarne folgorato per la forza prorompente che aveva, attraverso la parola, di sprigionare l’essenza di un mondo, senza la necessità di descriverlo...


Struttura dell’opera e organico strumentale

a cura di Enrico Maria Ferrando

Orff prende le distanze dall’accademismo tardoromantico in una direzione diametralmente opposta a quella radicale delle avanguardie contemporanee, operando una deliberata riduzione dei mezzi linguistici e puntando sulla suggestione generata dall’iterazione e dalla sottolineatura degli aspetti psicoemotivi nella percezione del ritmo, precorrendo così di qualche decennio, per vari aspetti, le posizioni della minimal music nella ricerca di una via d’uscita dall’impasse linguistica delle avanguardie accademiche.
Come ha scritto lo stesso Orff, «una caratteristica particolare dello stile dei Carmina Burana è la sua costruzione statica. Nella sua struttura strofica non ci sono sviluppi. Una volta trovata, una formula musicale – con la sua strumentazione, completa fin dall’inizio – resta sempre la stessa in tutte le sue ripetizioni. La sua ripetibilità, in effetti, dipende dalla limpidezza della sua formulazione» (da: Carl Orff und sein Werk, Dokumentation IV: Trionfi, Carmina Burana - Catulli carmina - Trionfi di Afrodite, Tutzing 1979)...


Le prime rappresentazioni e l’opera a Torino


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