La traviata

Teatro Regio, Sabato 11 Luglio 2015 - Sabato 25 Luglio 2015

Logo Intesa Sanpaolo

Libretti

Copertina del volume su La traviata

112 pagine
30 illustrazioni
24 tavole in b/n
prezzo 12,00 €
prezzo con il carnet 8,00 €

Disponibile

Le dirò con due parole...

a cura di Andrea Malvano

Parlare della Traviata vuol dire parlare di Parigi. Non solo perché la fonte, La Dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio, allude a una vicenda di cronaca avvenuta sulle rive della Senna, ma soprattutto perché Verdi aprì il cantiere dell’opera proprio nella capitale francese. Secondo l’editore Léon Escudier fu addirittura presente alla prima rappresentazione della pièce ricavata dal romanzo (il 2 febbraio del 1852):

Verdi aveva assistito una volta alla rappresentazione della Dame aux camélias; il soggetto lo colpì; sentì vibrare le corde della sua lira vedendo l’eroina dibattersi tra la gioia, la vergogna e il pentimento. Al suo ritorno a Busseto schizzò lo scenario della Traviata. E in venti giorni libretto e musica furono pronti ad andare in scena.

Ora, questa testimonianza è sempre stata presa con le molle, perché si mescola ad alcune affermazioni certamente false: in particolare la stesura non avvenne subito dopo quello spettacolo, perché Verdi in quei mesi era tutto assorbito dal lavoro sul Trovatore. Questo non esclude, però, un dato altrettanto importante: in quel periodo Verdi, in compagnia della moglie Giuseppina Strepponi, soggiornava molto spesso a Parigi...


«Elle mourut ainsi, doucement bercée
et consolée en mille paroles touchantes».
Realismo poetico nella partitura della Traviata

di Michele Girardi

[...] I. Il rapporto fra La traviata e la sua fonte letteraria è stato sin troppo mitizzato dai biografi di Verdi. Carlo Gatti, ad esempio, afferma che il musicista conoscesse già il romanzo di Alexandre Dumas fils La Dame aux camélias del 1848, ispirato alla figura della cortigiana Marie Duplessis, morta da pochi mesi1. La versione teatrale del testo era già pronta l’anno dopo ma, a causa delle numerose obiezioni della censura, Dumas dovette attendere il 2 febbraio 1852 perché fosse rappresentata al Théâtre du Vaudeville di Parigi.
È piuttosto difficile, in realtà, che Verdi conoscesse il romanzo, anche se la sua compagna, la celebre cantante Giuseppina Strepponi, si era stabilita a Parigi fin dal 1846 dopo il ritiro dalle scene, e avrebbe avuto modo di leggerlo in francese e descriverglielo. Entrambi, inoltre, avrebbero anche potuto assistere a una recita della Dame, dato che risiedettero a Parigi dal dicembre 1851 al marzo successivo2...


Violetta, il denaro e il valzer. Per una lettura psicoanalitica
dei simboli musicali in Traviata

di Denis Gaita

È difficile, oggi, pensare che La traviata sia stata al suo apparire un melodramma scandaloso e censuratissimo. Sommersa dalle camelie della Garbo, dalle scarpette della Callas e da una tradizione esecutiva sempre più zuccherina, sembra che l’opera abbia perso via via i suoi connotati più crudi, per trasformarsi in una storia straziante d’amore impossibile. Eppure Verdi lo sapeva bene, e anche i suoi censori.
Fra’ Pier Gaetano Faletti, inquisitore generale di Bologna, allora Stato Pontificio, censurò con sacro furore il libretto della Traviata per la rappresentazione del 3 agosto 18541. Nelle sue mani, un’opera scabrosa e attualissima si trasformò in un’ossequiosa litania di luoghi comuni cattolici, e quella vicenda febbrile di amore e catastrofe diventò una storia edificante di maddalene pentite e di peccati da espiare...


 Argomento - Argument - Synopsis


Struttura dell’opera e organico strumentale

a cura di Enrico Maria Ferrando

La traviata conserva la strutturazione “a pezzi chiusi” che il melodramma romantico italiano aveva ereditato dall’opera seria settecentesca: tuttavia nel linguaggio del Verdi maturo la contrapposizione tra momenti lirici (i pezzi musicali veri e propri) e segmenti narrativi è ormai così sfumata che molto spesso è impossibile distinguerli dalla sola cifra del linguaggio musicale. L’articolazione formale tende poi a modellarsi sempre più duttilmente sulle esigenze sceniche ed espressive, cosicché le forme tradizionali vengono talvolta elaborate al punto che risulta difficile ravvisarvi i passaggi canonici, soprattutto nei duetti. Le arie individuali sono invece mediamente più convenzionali, e spesso danno la sensazione di essere motivate, più che da esigenze drammaturgiche, dalla necessità di rispettare le “convenienze” teatrali, in virtù delle quali a ciascuno dei cantanti protagonisti doveva essere riservata almeno un’aria “doppia” (in due movimenti – cantabile e cabaletta – articolati da segmenti di transizione dalla funzione di sviluppo drammatico)...


Le prime rappresentazioni e l’opera a Torino


Libretto