Faust

Teatro Regio, Mercoledì 3 Giugno 2015 - Domenica 14 Giugno 2015

Libretti

Copertina del volume su Faust

176 pagine
38 illustrazioni
18 tavole in b/n
prezzo 12,00 €
prezzo con il carnet 8,00 €

Non disponibile

Le dirò con due parole...

a cura di Marco Targa

Nessuno metterebbe in dubbio che l’idea di trasformare il Faust di Goethe in un’opera lirica sia un’operazione perdente in partenza: impossibile sarebbe trasferire nelle forme melodrammatiche la profondità dei contenuti filosofici presenti in uno dei massimi capolavori della letteratura tedesca. Non è però in quest’ottica che va letta l’opera di Gounod, pena il porsi subito dalla parte di chi, lungo la storia della sua grande fortuna, ha emesso giudizi di condanna inappellabile (uno fra i molti, Richard Wagner). Del resto, il teatro francese dell’Ottocento non si pose mai troppi problemi di coscienza nel trasformare le grandi opere letterarie in melodrammi che inevitabilmente avrebbero dovuto rinunciare a dare sostanza musicale a contenuti poetici non traducibili nella forma di un’aria, di un duetto o di un concertato tradizionali...


Acqua santa nei bistrò di Montmartre:
il Faust bipolare di Gounod

di Andrea Malvano

Quando la prima parte del Faust di Goethe cominciò a circolare in ambito tedesco, molti compositori ebbero subito l’impressione di aver trovato un soggetto ideale per un’opera in musica. Dentro c’erano molti ingredienti che facevano gola agli autori di inizio Ottocento: il sovrannaturale, il demoniaco, il grottesco, l’anelito verso l’infinito, l’amore, la redenzione; tutti temi che sarebbero tornati in molte composizioni della stagione romantica. Il Faust, però, era un concentrato appetitoso, e poteva stimolare proprio la nascita di quell’opera grandiosa, che il pubblico tedesco attendeva da tempo. Beethoven si fece avanti per primo, raccogliendo un secco rifiuto da parte dello scrittore: quell’opera, stando alle intenzioni del suo creatore, avrebbe potuto essere messa in musica solo da Mozart. Schubert non ottenne nemmeno risposta quando gli inviò i suoi Lieder tratti dal Faust. Dopodiché, perlomeno in ambito tedesco, il capolavoro di Goethe generò solo ansia da prestazione...


L’«energia Faust» in musica

di Quirino Principe

Un mito dell’Occidente, Faust? Oppure leggenda, o storia? Sappiamo che l’archetipo ha tutte e tre queste funzioni, delle quali l’una, in altre circostanze, potrebbe escludere le altre. La coesistenza delle tre definizioni è possibile soltanto in virtù della natura dinamica connaturata in Faust come «symbolische Form». Forma simbolica nel senso che Ernst Cassirer dà a queste due parole, Faust non è tramite di rivelazione, ma forza irradiante. Vissuto davvero, nato a Knittlingen nel Württemberg intorno al 1480, morto a Staufen presso Freiburg im Breisgau nel 1540, lo pseudomedico e pseudoumanista e guaritore e mago e velleitario alchimista Johannes (Jörg?) Faust è parte della storia di una Germania scossa dall’invenzione della stampa, dalla riforma luterana e dalle suggestioni magiche e alchemiche. È trasformazione della materia, secondo la tipologia occidentale per cui soltanto attraverso la fase leggendaria il dato storico umile e prosaico si tramuta in letteratura, arte, musica. È mito, poiché la sua «wunderbare Geschichte» è il linguaggio con il quale l’Europa moderna si racconta alla propria anima...


Metamorfosi di un mito

di Corrado Rollin

Edward Morgan Forster, l’autore di Camera con vista, confessando di aver letto solo un terzo dello sterminato romanzo Clarissa di Samuel Richardson, affermava, non a torto, che «i libri lunghi, quando vengono letti, sono generalmente sovrastimati perché il lettore spera di convincere gli altri e se stesso di non aver perso il suo tempo»1. Il problema si fa ancora più interessante se pensiamo a come sia facile (e talvolta quasi indispensabile, anche per i professionisti) parlare di libri senza averli effettivamente letti, perché ciò che più conta, come sostiene Pierre Bayard2, è la loro collocazione critica. Perciò conviene domandarsi: quanti hanno letto sul serio tutto il Faust, che pure è un testo fondamentale per la cultura europea? La tragedia in versi e in prosa di Goethe è suddivisa in due prologhi e due parti, di cui la prima è composta di venticinque scene e la seconda di ben cinque atti. La prima versione frammentaria, nota come Urfaust, fu scritta fra il 1773 e il 1790 e venne pubblicata con l’aggiunta di due scene con il titolo Faust. Ein Fragment...


Un ritratto

a cura di Alberto Bosco

Forse fu perché per tanti decenni a predominare sulle scene dell’opera francese e a dettarne la fisionomia e le forme furono musicisti stranieri come Gluck, Spontini, Rossini e Meyerbeer; oppure perché la tradizione sincretistica del teatro musicale francese – tradizione risalente a Lully, anch’egli straniero – si era trasformata da spettacolo celebrativo di corte in un genere pletorico e composito dove la musica era al servizio di un vuoto edonismo spettacolare; o ancora fu perché il rigido controllo delle produzioni, dettato dai due teatri nazionali (Opéra e Opéra-Comique), aveva anchilosato le proposte per il pubblico parigino secondo due sole alternative, grandiosi effetti da un lato e sentimentalismo dall’altro; fatto è che a metà Ottocento la situazione dell’opera nella capitale francese era quella di un genere che procedeva per forza d’inerzia grazie a un sistema produttivo oliato ed efficiente, ma impermeabile ai cambiamenti che stavano attraversando la società dell’epoca...


Sogni di una patria perduta.
Intervista con Stefano Poda

a cura di Susanna Franchi

Questo non è il primo Faust di Charles Gounod che Stefano Poda mette in scena: «In realtà Faust è un titolo che mi avevano già proposto due volte, in due produzioni differenti, in Spagna e in America Latina; capitoli lontani che mi hanno lasciato molto, soprattutto in termini di dominio dello spettacolo: questo mi ha permesso di fare tabula rasa e di ripartire con slancio rinnovato, ma con la sicurezza di dove poggiare i piedi».
Il regista che il pubblico del Teatro Regio ha già applaudito per Thaïs di Massenet (ne esiste anche la versione in dvd) e per Leggenda di Alessandro Solbiati (presentata in prima esecuzione assoluta al Teatro Carignano) cura ogni aspetto dei suoi spettacoli, anche di questo Faust, firmandone regia, scene, costumi, coreografia e luci.

Fin dalla prima esecuzione le critiche sottolinearono subito che nell’opera di Gounod non c’era Goethe, ma piuttosto la storia d’amore di Faust e Margherita. Un regista deve pensare, ispirarsi, inserire Goethe in Gounod o accettare la storia così come l’hanno raccontata i librettisti?

«In realtà l’aspetto più affascinante della meraviglia goethiana è il suo aver ispirato numerose “versioni” in musica con ogni forma e densità, soddisfacendo idealmente un pensiero dell’autore stesso, che più volte aveva pensato musicalmente scene e cori: penso a Schumann, a Berlioz, a Boito, uniti al nostro Gounod. Così preferisco pensare a quest’opera non come a una sterile “contrapposizione” fra poeti, bensì come a un tassello di un mosaico grandioso, a un prodotto saggio della Storia...


Argomento - Argument - Synopsis


Struttura dell’opera e organico strumentale

a cura di Enrico Maria Ferrando

Accolta trionfalmente al Théâtre-Lyrique nel 1859, Faust venne prontamente trasformata da opéra-comique (con i numeri musicali veri e propri separati da parti recitate) in grand-opéra (interamente cantata). L’opera consolidò il proprio assetto formale tra il 1859 e il 1869: in pratica per ogni nuova produzione venivano introdotte varianti, spesso consolidate e adottate in successive riprese. È interessante osservare l’importanza che, da questo punto di vista, ebbe la prima italiana alla Scala, nel novembre 1862; è proprio nella versione con libretto in italiano di Achille de Lauzières che Faust raggiunse la popolarità in Europa e in America.
In simili condizioni, peraltro normali nell’opera ottocentesca, non solo non ha senso parlare di una versione originale dell’opera, ma neppure ci si può riferire a un suo assetto “definitivo”...


Le prime rappresentazioni e l’opera a Torino

a cura di Giorgio Rampone


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