Leggenda

Teatro Carignano, Martedì 20 Settembre 2011 - Martedì 27 Settembre 2011

Libretti

Copertina di leggenda

112 pagine
18 illustrazioni
27 tavole in b/n
prezzo 10,00 €
prezzo con il carnet 7,00 €

Disponibile

Intorno all'Inquisitore di Dostoevskij

di Gustavo Zagrebelsky

A giudicare non solo dalla quantità, ma anche dalla qualità delle citazioni, delle sue interpretazioni letterarie, teatrali e cinematografiche, la forza attrattiva de La leggenda del Grande Inquisitore di Dostoevskij, a distanza ormai di quasi un secolo e mezzo, non è diminuita. Anzi, è crescente. Una ragione è certo che la Leggenda – secondo le parole di uno dei massimi critici dell’opera di Dostoevskij, Michail Bachtin – appartiene al novero delle opere più profonde di tutta la letteratura mondiale. Ma la ragione determinante è, altrettanto certamente, la forza con la quale essa solleva dal fondo questioni che sempre si rinnovano col volgere delle epoche e non si possono eludere: domande di sempre, dunque, alcune delle quali tuttavia, oggi, ci incalzano da vicino...


Un teatro musicale tra "moralità" e impegno

di Guido Salvetti

In più occasioni Alessandro Solbiati ha espresso l’appassionata intenzione di comunicare mediante la sua musica; da qui soprattutto l’approdo al teatro, avvenuto nel 2009 con Il carro e i canti dal Festino in tempo di peste di Aleksandr Puškin e, oggi, con Leggenda, tratta dal famoso racconto del Grande Inquisitore contenuto nei Fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij. Non un teatro qualsiasi, ma un teatro che dà visibilità a riflessioni morali particolarmente impegnative. La scelta di grandi scrittori russi dell’Ottocento, come Puškin e Dostoevskij, quali fonti autorevoli dei propri libretti, ci dice i modi e l’ambito di quest’intenzione: i modi sono quelli di un realismo che non si limita ad accettare ciò che descrive, ma intende scavare nel passato e nel presente alla ricerca di una luce verso il mistero del futuro; l’ambito è dato dalle domande fondamentali sul bene e il male, sulla felicità e il dolore, sul potere e la libertà...


«La Leggenda del Grande Inquisitore»:
l'insostenibile pesantezza della libertà

di Nadia Caprioglio

Capita a volte che un personaggio o un passo di un’opera famosa acquistino autonomia e raggiungano una forza simbolica pari a quella dell’opera stessa. È questo il caso della Leggenda del Grande Inquisitore, il nucleo concettuale de I fratelli Karamazov, l’ultimo romanzo di Fëdor Dostoevskij, il più complesso, pubblicato nel novembre del 1880, pochi mesi prima della morte del suo autore. Si tratta di uno straordinario viaggio iniziatico nei massimi problemi etici compiuto attraverso la saga familiare di Fëdor Karamazov e dei suoi quattro figli. Fëdor è un padre dispotico e violento, cinico, avaro, volgare.Trascorre la vita a trafficare e imbrogliare, guidato da un solo principio: la ricerca e la soddisfazione del piacere. Dei propri figli, dispersi in varie parti della Russia, neppure si ricorda. Li rivede solo dopo molti anni: Ivan, l’intellettuale tormentato; Dmitrij, il più passionale, simbolo dello spirito carnale della Russia; Alëša, il puro di cuore, lo spirito cristiano, semplice e innocente, tornato per nostalgia della tomba della madre; Smerdjakov, il paria, colui che sa esprimersi solo nell’odio, colui per il quale non può esserci redenzione...


A proposito di «Leggenda»

di Alessandro Solbiati

Più volte, negli ultimi tempi, mi è stato chiesto come mai, dopo aver scritto per trent’anni molta musica strumentale e vocale affermando ripetutamente e con convinzione che non mi sarei mai occupato di teatro musicale, nel giro di tre anni io abbia composto non una, ma due opere: la prima, Il carro e i canti, commissione del Teatro Verdi di Trieste per la stagione 2008-2009, e la seconda, questa mia amatissima Leggenda, commissione del Teatro Regio di Torino per la stagione 2010-2011.
Vi sono due ragioni, una strettamente musicale e una extra-musicale. Ma prima di esporre tali ragioni, va risistemato l’ordine stesso delle due opere, non per pura esattezza cronologica, ma proprio in relazione alle due ragioni di cui sopra: la data della loro messa in scena è infatti l’inverso di quella di ideazione...


Un teatro di visioni: dubbio e verità

di Stefano Poda

Chi di noi, nella vita, non ha udito dialogare dentro di sé i due fratelli Karamazov di Leggenda? La fede contro l’obiettività...
Assoluto poema in prosa, La leggenda del Grande Inquisitore de I fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij solleva questioni che sempre si rinnoveranno col volgere delle epoche e non si potranno mai eludere. Nella contemporaneità l’uomo ama sentirsi “libero” e onnipotente, benché il suo legame spirituale con l’Infinito sia sempre più irrisolto. Alla luce degli sviluppi politici e sociali novecenteschi, la Leggenda poteva esser vista come lucida prefigurazione di condanna ai totalitarismi incipienti, come un ammonimento profetico. Oggi la voce del Grande Inquisitore può essere ascoltata diversamente, molto al di sopra delle interpretazioni, come una riflessione universale che riguarda tutti...


Argomento - Argument - Synopsis


Struttura dell'opera e organico strumentale

a cura di Enrico M. Ferrando

Leggenda utilizza simultaneamente due distinti complessi strumentali: l’autore specifica che i due gruppi dovrebbero essere ben separati spazialmente, compatibilmente con le dimensioni e le caratteristiche strutturali del teatro nel quale l’opera viene rappresentata.
Viene indicato il numero ideale complessivo degli archi in 12, 10, 8, 6, 5. Un contrabbasso in ciascuna orchestra deve essere a 5 corde: nel finale la quinta corda è scordata da do a si bemolle. Nella III e nella IV scena nell’orchestra A, per lunghi tratti, suona un quintetto d’archi soli (2 violini, viola, violoncello, contrabbasso).
Alle due orchestre si aggiungono una celesta e due gruppi di strumenti a percussione, ciascuno affidato a un solo esecutore; questi ultimi dovrebbero essere collocati simmetricamente, il più lontano possibile l’uno dall’altro.