Leggenda

Teatro Carignano, Martedì 20 Settembre 2011 - Martedì 27 Settembre 2011

Argomento

Atto unico

Ivan racconta a suo fratello Alëša che ha immaginato un poema e vuole raccontarglielo. Siviglia, XVI secolo. Sulla piazza, bagliori di roghi, folla, soldati, monaci; a un tratto la folla si ferma indicando un uomo: è il presunto Cristo che è tornato sulla terra. Una madre gli chiede di resuscitare la sua bambina che giace su un catafalco: Cristo rimane immobile e silenzioso, la bimba resuscita. Entra l’Inquisitore e punta il dito verso Cristo, la folla svanisce, tutto diventa buio: siamo in un carcere, dove si trovano di fronte due figure immobili, l’Inquisitore e Cristo, l’imperio e la docilità. Ivan e Alëša rimangono sempre sul proscenio, anche loro spettatori del poema, o della proiezione mentale di Ivan. L’Inquisitore domanda, ma Gesù rimarrà sempre muto, dalla sua bocca non uscirà alcuna risposta. «Sei tu? Sei venuto a disturbarci, lo sai? Domani ti condannerò, e chi oggi baciava i tuoi piedi soffierà sul rogo, lo sai?». Un ensemble vocale composto da sei cantanti “riverbera” le domande dell’uomo, cita frasi dal Nuovo Testamento, dai discorsi di Gesù. E l’Inquisitore incalzante ricorda le tentazioni del diavolo nel deserto. Si apre allora un nuovo livello della storia: il carcere si squarcia ed ecco il monte, il deserto dove lo Spirito del Non Essere tenta Gesù: l’invito a trasformare le pietre in pane, a gettarsi dal monte, a venerare Satana; ed è sempre il Coro invisibile a rispondere di no. L’Inquisitore ha ormai espresso la sua visione del mondo: «noi abbiamo corretto la Tua opera: ora è fondata su miracolo, mistero e autorità. E gli uomini sono lieti d’esser condotti come un gregge, senza il tuo terribile dono», e minaccia Gesù: «domani ti brucerò!». Alëša è turbato e dice al fratello: «il tuo poema è l’elogio di Cristo, non la sua condanna, il tuo Inquisitore non crede, ecco il vero»; dunque chiede come finisce il testo: Cristo si alza, si avvicina all’Inquisitore, lo abbraccia e lo bacia. L’Inquisitore, come pietrificato, apre la porta: «vattene e non venire mai più! Mai più!».