Biancaneve

Teatro Regio, Giovedì 19 Maggio 2011 - Giovedì 26 Maggio 2011

Libretti

Copertina del volume monografico su Biancaneve

180 pagine
20 illustrazioni
23 tavole in b/n
prezzo 10,00 €
prezzo con il carnet 7,00 €

Disponibile

Biancaneve nell'epoca del botulino

di Sergio Trombetta

Jean Vilar, il grande regista francese, fondatore nel dopoguerra del festival di Avignone, diceva: «Sogno un teatro popolare, ma esigente». Ecco, è cercando di essere il più possibile fedele a questo principio di Jean Vilar che Angelin Preljocaj ha posto mano a un balletto intitolato Blanche Neige. La missione era fare un balletto popolare, ma esigente.
Il coreografo spiega: «Non è perché si fa uno spettacolo con un tema popolare che per forza si debba fare della tv, delle cose di basso livello. Mi sono messo in questo stato di spirito: prendere un racconto che potesse interessare i giovani, ma conservare l’esigenza di rigore, di ricerca di stile» («Danza & Danza», n. 230, dicembre 2010).
Missione compiuta. Non si può dire che Angelin Preljocaj non ci sia riuscito...


Mahler e Biancaneve. Un incontro possibile?

di Andrea Malvano

Che prendere in mano le Sinfonie di Mahler, per tirarne fuori le musiche di un balletto, sia un rischio, è un fatto evidente: quel repertorio è nato per la sala da concerto ed è intriso di una poetica così densa da spaventare qualsiasi adattamento scenico. Se poi il soggetto è quello di Biancaneve, ovvero di un mondo fiabesco che apparentemente non sembra avere niente in comune con il pensiero profondamente adulto di Mahler, allora l’impressione è che il rischio sfiori i confini dell’irragionevolezza. Ma la prima cosa da dire in merito a questo argomento è che il coreografo Angelin Preljocaj è perfettamente consapevole di muoversi sul filo del rasoio; lo ha dichiarato non molto tempo fa in un’intervista alla «Gazzetta di Parma»: «Bisogna manipolare la musica di Mahler con grande precauzione, ma questo è un rischio che oggi ho voglia di prendere»1. Sa di aver imboccato una strada pericolosa, e sa di maneggiare un oggetto piuttosto delicato...


La più bella del reame.
Viaggio semiserio da Biancaneve a Barbie con un pizzico di Cenerentola

di Alfonso Cipolla

Nel mondo delle fiabe non c’è via di mezzo, o si è belli o si è brutti, o si è buoni o si è cattivi; finché si è buoni si è belli, se si è cattivi si è brutti oppure lo si diventa. Non ci sono alternative. Anche se nelle fiabe, la bellezza non è prerogativa comune e rasenta un campionario di folli rarità. Un esempio? Il piedino da fata di Cenerentola, talmente piccolo, talmente minuscolo, da perdere persino una scarpetta a misura mignon. Altro che piedi fasciati delle fanciulle cinesi della dinastia Song!
Cenerentola appare “brutta” quando è dimessa, quando è nera, quando è sporca di cenere, in altri termini quando lavora. Il lavoro che imbruttisce, non è né quello dell’ago né quello del fuso, ma il lavoro rustico all’aria aperta. Lampade e tintarella sono di là da venire. La bellezza è solo lunare candore. Il sole cuoce e appassisce, così come accade alle misteriose fanciulle delle tre melarance fatate dell’omonima fiaba popolare...


Un ritratto

a cura di Alberto Bosco

Per riassumere il mondo poetico di Mahler si è soliti citare come un emblema uno dei suoi Lieder più celebri, Ich bin der Welt abhanden gekommen («Io sono giunto smarrito nel mondo»). In questa amara constatazione sembra racchiudersi l’origine di tutta la musica mahleriana, il germe ispiratore delle sue opere, nate a compensare, o forse solo ad attestare, questa disarmonia. E certamente questo è in gran parte vero, tenuto conto anche della biografia di questo compositore, nato da una famiglia modesta in un piccolo villaggio di lingua tedesca della Boemia, il quale ebbe la sventura di sentirsi per tutta la vita uno straniero ovunque si trovasse: «tedesco di fronte ai boemi, austriaco di fronte ai tedeschi, ebreo di fronte a tutti». Eppure questa condizione di estraneità nei confronti della società contemporanea era un tratto comune agli artisti più avvertiti della generazione di Mahler: a Vienna, come a Berlino, come a Parigi, sentirsi distaccati dal mondo circostante, non riconoscersi nell’ordine costituito delle cose era il segno distintivo di un’attitudine critica, necessaria per produrre arte di valore in un’epoca di crisi quale era quella della cosiddetta decadenza fin de siècle...


Argomento - Argument - Synopsis


Struttura formale e musicale del balletto

(a cura di Simone Solinas)

...Nella struttura qui esposta vengono elencati i numeri che compongono Blanche Neige, balletto creato dal coreografo Angelin Preljocaj nel 2008 (prima rappresentazione per la Biennale della Danza di Lione, Maison de la Danse, 25 settembre 2008). Ciascun numero, oltre a riportare i personaggi coinvolti nella scena, precisa i passi musicali prescelti dal coreografo stesso all’interno delle dieci Sinfonie di Gustav Mahler (sono presenti tutte ad eccezione della Settima). I singoli passi sono stati identificati con l’indicazione agogica corrispondente e con il numero delle battute (benché il balletto non abbia mai previsto sinora l’esecuzione dal vivo)...