Rigoletto

Teatro Regio, Martedì 12 Aprile 2011 - Domenica 8 Maggio 2011

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Libretti

Copertina del volume monografico su Rigoletto

120 pagine
25 illustrazioni
29 tavole in b/n
prezzo 10,00 €
prezzo con il carnet 7,00 €

Disponibile

«Rigoletto», una rielaborazione critica
degli ambienti

di Sonia Arienta

La commistione di registri stilistici, la convivenza fra grottesco e sublime, deforme e grazioso, luce e ombra, componenti di quell’«armonia dei contrari» cardine della poetica di Victor Hugo fin dall’epocale prefazione di Cromwell (1827), diventano punti essenziali anche per l’idea di teatro musicale elaborata da Verdi. L’interesse e l’approfondimento di questi concetti da parte del compositore avviene fin dalla creazione di Ernani (1844), derivato come è noto da Hernani (1830), testo simbolo del teatro romantico francese, e si rinnova con Rigoletto (1851), tratto da Le Roi s’amuse (1832). Fra le conseguenze ascrivibili all’appropriazione e al riuso delle questioni fondamentali poste da Hugo, nella produzione verdiana s’individuano un radicale ripensamento nella scelta e nella caratterizzazione degli spazi e un’ulteriore spinta alla rielaborazione critica delle immagini-chiave dell’opera italiana (regge e luoghi del potere in genere; spazi aulici frequentati da nobili e guerrieri; ambienti naturali), avviata in un certo senso fin da Nabucco e da I Lombardi alla Prima crociata...


L’illusione del doppio e il nuovo «Rigoletto»

di Chiara Gualdoni

Fascinum, illusione: queste parole traducono l’ammaliamento che avvolge lo spettatore di un evento meraviglioso come un numero di magia, ma in sé contengono anche un significato più inquietante, legato al senso di spiazzamento che coglie nel momento in cui la realtà viene rappresentata in modo ingannevole, mettendo in dubbio le certezze ritenute sino a quel momento alla base dell’esistenza.
L’illusione diventa la cifra stilistica dominante del Rigoletto ora in scena, attraverso la rappresentazione del mondo clownesco del varietà, poiché pone il pubblico di fronte a un continuo gioco di rimandi ad altro rispetto a ciò che è immediatamente rappresentato, a un mondo speculare a quello conosciuto. I bagliori e i giochi di prestigio dello spettacolo di varietà nascondono una realtà in cui i personaggi si dibattono tra meschinerie e bassezze di ogni sorta, e in cui i puri di cuore risultano inevitabilmente sopraffatti, a partire dal protagonista dell’opera...


Note di regia: il potere in scena

di Fabio Banfo

Nella mia carriera di regista e di attore di prosa ho avuto il privilegio di potermi accostare a diversi testi che vengono universalmente considerati dei capolavori. Lavorandoci sopra mi sono sempre dovuto confrontare con la loro grandezza, e quindi mi sono trovato a osservarli con lo sguardo più semplice e umile: quello dello spettatore. Ho capito quanto ciò che rende queste opere dei capolavori immortali è essenzialmente dovuto a fattori quali la relativa semplicità delle storie, il carattere esemplare dei protagonisti, la capacità dell’autore, nel contestualizzare l’opera in una precisa epoca storica, di evidenziarne le caratteristiche immutabili e permanenti, universali, appunto.
Questo è stato anche il mio approccio al Rigoletto di Verdi. Ho analizzato la storia che viene raccontata, i caratteri dei personaggi e le prerogative che rendono l’opera immortale. Mi sono chiesto che cosa – al di là della bellezza della musica, che già di per sé esprime un valore assoluto – potesse coinvolgere, emozionare e far riflettere lo spettatore contemporaneo. Con la mia regia ho dunque inteso approfondire il tema – che ritengo abbia ispirato Verdi e sia tuttora attualissimo – del Potere...


Un ritratto

a cura di Laura Brucalassi

All’inizio dell’Ottocento il Ducato di Parma è territorio francese ma, in seguito al riassetto generale dell’Europa realizzato dal Congresso di Vienna, sarà annesso all’impero austriaco. In questo contesto si colloca la nascita di Giuseppe Verdi, avvenuta nel 1813 a Roncole, piccola frazione del comune di Busseto. Appartenente a una famiglia della piccola borghesia – il padre gestiva un’osteria e la madre era filatrice –, il piccolo Giuseppe incomincia prestissimo lo studio dell’organo, prima con don Baistrocchi, sacerdote e maestro del villaggio, poi con l’organista di Busseto. Qui Verdi entra in contatto con la persona che considererà sempre come un secondo padre: Antonio Barezzi, facoltoso mecenate della Società Filarmonica locale, disposto dapprima ad accogliere in casa propria il giovane talento, poi ad affrontare in prima persona ingenti spese una volta giunto il momento dell’iscrizione al Conservatorio e della permanenza a Milano. Verdi però ha già 19 anni, è forestiero e la sua impostazione pianistica è imprecisa: la tanto sospirata ammissione non ha luogo...


Ritorno dal passato

a cura di Giorgio Rampone

La deformità in scena. «Rigoletto» nel mondo teatrale torinese di metà Ottocento

«Sarebbe cosa altamente illogica il votare la menoma somma, fosse pur quella di un centesimo, per l’incoraggiamento dell’arte drammatica». Se non fosse per il linguaggio palesemente arcaico, l’affermazione potrebbe appartenere tranquillamente all’attuale dibattito sui tagli alla cultura. D’altra parte, a pronunciarla fu un ministro delle Finanze, sia pure in ben diverso contesto socio-politico: niente meno che Camillo Benso di Cavour, nella seduta del 27 marzo 1852 del Parlamento Subalpino. Di fatto, quelle parole sancivano l’estinzione della Compagnia Reale Sarda con la sospensione della sovvenzione statale in forza della quale si era sempre sostenuta. «Je croix que chacun doit s’amuser à ses dépenses» aveva proclamato Francesco Bastian, uno dei più accesi della maggioritaria schiera dei deputati “rigoristi”, nella quale figurava tra gli altri il liberale Lorenzo Valerio. E a nulla era servita l’accorata e strenua resistenza di Angelo Brofferio, con argomentazioni che potremmo sottoscrivere anche oggi...


Altre note

a cura di Michele René Mannucci

«Difficilmente troveremo cosa migliore di Gusmano il Buono, ciononostante avrei un altro soggetto che se la polizia volesse permettere sarebbe una delle più grandi creazioni del teatro moderno [prima di moderno c’era tragico, poi cancellato]. Chi sa! Hanno permesso l’Ernani, potrebbe (la polizia) permettere anche questo, e qui non ci sarebbero congiure. Tentate! Il soggetto è grande, immenso, ed avvi un carattere che è una delle più grandi creazioni che vanti il teatro di tutti i paesi e di tutte le epoche. [...] P.S. Appena ricevuta questa lettera mettiti quattro gambe: corri per tutta la città, e cerca una persona influente che possa ottenere il permesso di fare Le Roi s’amuse. Non addormentarti: scuotiti: fa’ presto. Ti aspetto a Busseto ma non adesso, dopo che avranno scelto il soggetto».

(Verdi a Piave, lettera del 28 aprile 1850)

In tema di esegesi e critica verdiana prodotta intorno al Rigoletto, è curioso notare come l’incontenibile enfasi creativa che emerge da ogni più piccola missiva dell’epistolario Verdi-Piave raccolto intorno a tale opera, lungi dall’essersi esaurita lungo le numerose tappe della vulcanica, formidabile collaborazione, sia invece giunta a contagiare perfino quegli stessi studiosi che al Triboulet verdiano si sono interessati nel corso dei centosessant’anni che ormai ci separano dalla sua prima rappresentazione...


Argomento - Argument - Synopsis


Struttura dell'opera e organico strumentale

a cura di Enrico Maria Ferrando

Rigoletto conserva la strutturazione “a pezzi chiusi” e l’articolazione in momenti lirici (i brani musicali veri e propri) e in segmenti connettivi dalla funzione di sviluppo narrativo che il melodramma romantico italiano aveva ereditato dall’opera seria settecentesca. Proprio con le opere della cosiddetta “trilogia popolare” (Rigoletto, La traviata, Il trovatore) questa concezione costruttiva raggiunge il momento della massima maturità e insieme il punto di partenza di un’evoluzione che condurrà Verdi a definire, con Otello e Falstaff, una personalissima idea di dramma in musica. In Rigoletto, prima e più ancora che all’introduzione di novità di carattere formale, assistiamo al raggiungimento di un perfetto equilibrio tra sostanza drammatica e convenzionale articolazione in numeri musicali (frutto di una inusitata sinergia creativa tra compositore e librettista) in una perfetta “sceneggiatura” musicale...