I Vespri siciliani

Teatro Regio, Mercoledì 16 Marzo 2011 - Martedì 29 Marzo 2011

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Libretti

Copertina del volume su I vespri siciliani

144 pagine
36 illustrazioni
38 tavole in b/n
prezzo 10,00 €
prezzo con il carnet 7,00 €

Disponibile

Italiani brava gente?
Una piccola rapsodia critica

di Carlo Majer

Se ci pensiamo sono relativamente poche le opere di Verdi ambientate in Italia, nove su ventotto: Oberto, I Lombardi alla prima crociata (solo il primo atto), I due Foscari, La battaglia di Legnano, Attila, Rigoletto, Simon Boccanegra, La forza del destino (una sola scena), e poi Les Vêpres siciliennes ossia I Vespri siciliani. Se continuiamo a pensarci, in queste opere gli Italiani in genere non fanno una bella figura. Oberto e La battaglia di Legnano rappresentano in modo estremo il tema – peraltro centrale a tutta la drammaturgia verdiana – del conflitto fra interessi privati della Famiglia e ragioni pubbliche dello Stato...


Verdi e la rivoluzione: «Les Vêpres siciliennes»

di Michele Girardi

Incalzaru la briga contra li franchischi et livaru a rimuri e fforo a li armi li franchischi cum li palermitani et li homini a rimuri di petri e di armi gridandu «moranu li franchischi» et intraru in la chitati cum grandi rimuri et foru per li plazi et quanti franchischi trouavanu tutti li auchidianu infra quilli rimuri lu capitanu chi era tandu per lu Re Carlu.
Rebellamentu di Sichilia, lu quale Hordinau e Fichi pari Misseri Ioanni in Prochita, contra re Carlu (1290 ca.)

se mala segnoria, che sempre accora
li popoli suggetti, non avesse
mosso Palermo a gridar: «Mora! Mora!»
Par. VIII , 73-75

Nel 1852, dopo l’esperienza dell’adattamento dei Lombardi alla prima crociata in Jérusalem per le scene parigine (1847), Verdi trovò un accordo per scrivere ex novo un grand opéra da rappresentarsi nella Salle de la rue Le Peletier, il tempio della lirica francese. I contatti risalivano a un paio d’anni prima, e allora egli aveva scartato, tra le altre proposte, un soggetto “politico” come il Don Carlo di Schiller, che sarebbe divenuto la fonte del suo secondo grand opéra nel 1867. Nel contratto che gli mandò Nestor Roqueplan, direttore dell’Opéra, il 20 febbraio 1852, Verdi vide soddisfatta una condizione che aveva imposto: l’autore del libretto sarebbe stato Eugène Scribe, eventualmente aiutato da un collaboratore1...


I Vespri siciliani come fatto storico

di Francesco Renda

Leonardo Sciascia, nel convegno di studi verdiani tenutosi a Torino nel 1973 in occasione della rappresentazione dei Vespri siciliani nel ricostruito Teatro Regio, lesse un magistrale saggio sul Mito dei Vespri. Ne parlò da grande letterato con la padronanza che gli era propria.
Dovendo parlare dei Vespri come fatto di storia siciliana, debbo nondimeno iniziare dalla titolazione Les Vêpres siciliennes data dallo Scribe senza che Verdi ne fosse informato e senza che, avuto il libretto, gli si dicesse la significazione di quel titolo. Benché si fosse nella Parigi del 1853-1855, il titolo I Vespri siciliani non era politicamente neutro. Michele Amari, per averne scritto la storia in un libro pubblicato a Palermo nel 1843, fiutato il pericolo di incappare nella censura borbonica, dovette fuggire in fretta e furia e riparare in esilio nella capitale francese...


Una riflessione sull'Italia di oggi.
I «Vespri» secondo Davide Livermore.

a cura di Alberto Mattioli

Davide Livermore, «I Vespri siciliani» sono da sempre etichettati come “opera patriottica”, ideale per la celebrazione di anniversari nazionali e sante memorie. Però leggendo il libretto si ha l’impressione che facciano una figura egualmente pessima sia i francesi invasori che i siciliani invasi.
Partiamo dal fatto storico: i Vespri, la storica rivolta del popolo di Palermo contro l’occupante francese, certo, ci sono. Ma sono gli ultimi quaranta secondi di un’opera che ha quasi quattro ore di musica. Tutto il resto sono le vicende private dei quattro protagonisti che, come vedremo, grazie alla suprema grandezza drammaturgica di Verdi diventano vicende pubbliche, e una riflessione, severa e disincantata, di Verdi sul suo tempo e sul nostro essere italiani. Ed è evidentemente su questo che deve lavorare chi mette in scena i Vespri...


Un ritratto

a cura di Alberto Bosco

Quanta gente ancora crede che Giuseppe Verdi sia nato in una famiglia di contadini? Chissà, certo è che di tutti i miti che nei secoli, in particolare nel XIX, si sono sovrapposti alla figura storica di questo compositore, quello delle sue origini contadine è il più rivelatore e da lì si può partire per tracciarne un ritratto. Tecnicamente parlando, Verdi, contadino non lo nacque, ma lo diventò. Era, infatti, nato in una frazione di Busseto che si chiama Roncole – e forse l’assonanza con roncola, attrezzo contadinesco, può aver influito sulla nascita della leggenda – ma suo padre era un oste, sua madre una filatrice e la sua educazione fu borghese...


Ritorno dal passato

«I Vespri siciliani» e Torino, un legame di vecchia data

Non si può non attribuire un carattere di speciale corrispondenza al legame che nella storia si è instaurato tra I Vespri siciliani e il Teatro Regio. Ancor prima di andare in scena a Parigi con Les Vêpres siciliennes, Verdi aveva già proposto a Tito Ricordi di fornire una traduzione italiana con cambio di soggetto «per renderlo possibile nei teatri d’Italia». Per “dribblare” la censura, l’azione fu dunque ambientata a Lisbona, nei giorni immediatamente precedenti il colpo di stato che il 1° dicembre 1640 dette avvio alla Guerra da Restauração, e i siciliani vennero trasformati in portoghesi oppressi dalla dominazione spagnola...


Altre note

a cura di Michele René Mannucci

Nel lungo cammino che dalle biografie melense e romanzate di metà Ottocento conduce, attraverso la parabola estetico-musicale fin de siècle, all’odierno modo di intendere e praticare la ricerca musicologica (sia essa considerata come una materia a sé stante, sia essa ibridata con discipline “altre” – in primis linguistiche, storiche e filosofiche – al fine di acquisire una maggiore evidenza scientifica o anche solo un maggior rigore strutturale), gli studi verdiani hanno sempre costituito una cartina di tornasole estremamente utile quando ci si trova a dover valutare l’evoluzione in cui critica ed ermeneutica musicale sono incorse durante l’ultimo secolo e mezzo...


Argomento - Argument - Synopsis


Struttura dell'opera e organico strumentale

a cura di Enrico Maria Ferrando

I Vespri siciliani è la versione italiana di Les Vêpres siciliennes, andata in scena a Parigi, il 13 giugno 1855. La struttura complessiva dell’opera manifesta pertanto i canoni del grand opéra: articolazione in cinque atti, cornice scenografica spettacolare, trama a sfondo storico ricca di occasioni per mettere in rilievo la presenza del coro, per esibire masse di comparse e, obbligatoriamente, per inserire un ampio balletto. Ma, soprattutto, il confronto con le forme francesi dà a Verdi lo spunto per imprimere al rinnovamento del proprio linguaggio una svolta più esplicita di quanto non si fosse manifestata nelle opere, immediatamente precedenti, della “trilogia” (Rigoletto, Il trovatore, La traviata). In questo senso I Vespri siciliani rappresenta il prototipo stilistico e formale del Verdi della maturità: «Non c’è opera successiva di Verdi – scrive Roger Parker – nella quale l’esperienza di Les Vêpres non venga evocata e affinata» (vedi Les Vêpres siciliennes, in The New Grove Dictionary of Opera, a cura di Stanley Sadie, MacMillan, London 1992)...