Parsifal

Teatro Regio, Mercoledì 26 Gennaio 2011 - Domenica 6 Febbraio 2011

Libretti

Copertina del volume monografico su Parsifal

176 pagine
27 illustrazioni
31 tavole in b/n
prezzo 10,00 €
prezzo con il carnet 7,00 €

Non disponibile

Parsifal, il cristianesimo e la redenzione

di Giangiorgio Satragni

Nel suo libro Musik und Religion (Musica e religione) Hans Küng, teologo fra i più noti e fra i più critici della dottrina cattolica, passa in rassegna alcuni motivi secondo i quali il Parsifal di Wagner non può essere assimilato alla religione cristiana, almeno nei suoi aspetti autentici nonché dogmatici. La disamina teologica s’imponeva proprio in quanto la «rappresentazione scenica sacra», il «Bühnenweihfestspiel» wagneriano è stato inteso fin dall’inizio come un rito cristiano, specie per alcuni momenti scopertamente liturgici e direttamente riferiti alla figura di Cristo. Così evidente fu questa lettura, da offrire a Friedrich Nietzsche la celebre occasione per liberarsi in senso filosofico e musicale di Wagner, prima idolatrato anche nella persona, in seguito rigettato a partire dal Ring nel solco del più ampio rifiuto della germanità...


Il mito di Parsifal dopo Richard Wagner:
personaggi e interpreti

di Luca Scarlini

Parsifal chiude il percorso creativo di Richard Wagner, stabilendo da subito una mitologia fervente. Fin dall’inizio il compositore lega l’esecuzione del lavoro solo alla scena di Bayreuth, a cui alcuni dei numerosi intellettuali che animavano le pagine della «Revue Wagnérienne» dicevano che ci si dovesse recare con lo stesso spirito adottato per il pellegrinaggio a Santiago de Compostela nel Medioevo. Una sensazione mistica ribadita anche da una figura eminentemente votata alla critica come Otto Weininger che, riassumendo le sue esperienze, afferma in Intorno alle cose supreme (1914) quanto ancora fosse forte sulle colline di Franconia la presenza di un’impronta legata al maestro.
Il copyright esclusivo per la famiglia era ovviamente in primo luogo un fatto economico, ma anche una dichiarazione di possesso su una produzione artistica, di cui a ogni costo si voleva tutelare la sacralità...


Natura e simbolismo.
Il «Parsifal» secondo Federico Tiezzi

a cura di Ilaria Sorrentino

Che cosa rappresenta per lei il «Parsifal» di Wagner?
Per capirlo ho letteralmente auscultato la musica. Ho lasciato che mi attraversasse come l’onda di un magnete, e poi ho messo tutto quello che so fare al suo servizio. Quello che considero il mio maestro, Roberto Longhi, aveva un atteggiamento simile nell’incontro con i quadri, con i pittori. Così Edward Gordon Craig, alla cui scuola sono cresciuto.
Noi tutti, registi, cantanti, attori siamo in teatro per raccontare e ricordare. Con la mente, con la voce, con il corpo. Siamo sul palcoscenico per lasciarci attraversare dalle parole, dalla musica, dalle immagini di qualcun altro ed “eseguirle”, incarnandole. Cercando, scrutando, auscultando nell’espressione di un musicista, di un poeta, di un drammaturgo i segni di un contagio, di una peste misteriosa che è notte oscura, senza spiegazioni...


Note alle scene del «Parsifal»

di Giulio Paolini

Tutta l’opera è ambientata in uno spazio ideale, un Museo geologico, astronomico, archeologico... un Museo di “scienze spirituali” – vorrei dire – dove i reperti tramandati dalla Storia appaiono accuratamente e rispettosamente conservati ma, resi ormai irriconoscibili dal Tempo, rivisti e catalogati dallo sguardo di oggi. La scena riflette cioè la fedeltà, quasi l’osservanza dei codici della tradizione “teatrale”, all’opposto – per intenderci – di certe visioni rivolte di recente ai testi wagneriani di messinscena improntate a una volgare attualizzazione o a una macchinosa spettacolarizzazione densa di effetti speciali...


Un ritratto

a cura di Alberto Bosco

Di Wagner si potrebbe dire quel che disse Cocteau di Victor Hugo: Wagner era un pazzo che si credeva Wagner. Come spiegare altrimenti la vita così eccezionale di questo musicista, la caparbietà con cui perseguì i propri progetti a dispetto delle più dure avversità, e la sua tenacia ai limiti della megalomania? Come compositore Wagner, infatti, pur essendo diventato una figura simbolo dell’Ottocento musicale, ebbe molti aspetti atipici: non ricevette un’educazione musicale professionale, non sviluppò mai l’orecchio assoluto e raggiunse la notorietà solo ben dopo i trent’anni, età in cui i colleghi della sua generazione (Mendelssohn, Chopin, Schumann e Liszt) erano già maestri indiscussi e ricercati...


Ritorno dal passato

a cura di Valeria Pregliasco

Follie per il puro folle

Il monopolio che per trent’anni aveva riservato la liturgia parsifaliana al Festspielhaus di Bayreuth scadeva alla mezzanotte del 1° gennaio 1914. Tradizione vuole che a vincere la corsa forsennata per accaparrarsi la prima rappresentazione “legittima”1 fuori del sacro recinto bavarese sia stato il Liceu di Barcellona, il cui astuto impresario Alfredo Volpini (nomen omen), approfittando dello sfasamento orario all’epoca esistente fra Spagna e Germania, mandò in scena Parsifal nella tarda serata di San Silvestro2. Alle tre pomeridiane del giorno di Capodanno l’opera approdava al Comunale di Bologna, caposaldo wagneriano in Italia e, in quanto tale, fermamente intenzionato a sottrarre l’ambitissima première nazionale al Costanzi di Roma, sia pure con un anticipo di soli sessanta minuti...


Altre note

a cura di Michele René Mannucci

Per quanto Wagner1 non sia stato certo l’unico compositore romantico cimentatosi con la penna anche al di fuori della carta pentagrammata (si pensi ad esempio a Schumann e alla sua intensa attività di critico musicale per la «Neue Zeitschrift für Musik», ai trattati e alle raccolte autobiografiche di Hector Berlioz o ai feuilletons sentimental-mistico-pianistici dell’“abate” Liszt), nel suo caso, conti alla mano, è tuttavia impressionante notare come non solo la produzione letteraria superi di gran lunga quella musicale (oltre cinquanta scritti tra libri, saggi e opuscoli teorici e politici contro le appena tredici opere compiute, contando separatamente i numeri della Tetralogia), ma anche come la sua attività di scrittore, lungi dall’essere relegata ad alcuni periodi ben precisi della sua vita, accompagni invece l’intera parabola creativa del compositore, quasi come un onnipresente binario parallelo, o se vogliamo uno specchio dinnanzi al quale Wagner sente la costante esigenza di mettere a confronto il teorico con l’artista, il politico con l’esule, il poeta con il mito...


Argomento - Argument - Synopsis


Struttura dell'opera e organico strumentale

a cura di Enrico Maria Ferrando

Parsifal è la più matura esemplificazione dell’idea wagneriana di opera come “dramma musicale” nel quale non è il testo ad adattarsi a un sistema di forme preordinate secondo uno schema determinato da convenzioni, ma la musica a modellarsi liberamente sul decorso del libretto, senza presentare soluzioni di continuità all’interno dei singoli atti. Il filo conduttore del discorso musicale è affidato alla continua rielaborazione sinfonica di Leitmotive − nuclei tematici significativi − e il dramma si dipana attraverso una linea di canto sostanzialmente dialogica, al cui interno gli ampi passaggi “a solo” hanno il carattere dell’arioso (ossia di un recitativo elevato a un alto grado di intensità melodica). Una suddivisione dell’opera è quindi possibile in termini drammaturgici più che di formalizzazione musicale in senso stretto; la terminologia impiegata per definire i singoli segmenti qui individuati ha naturalmente un carattere puramente indicativo: il termine “scena” in questo senso è utilizzato per designare una sezione a prevalente funzione di sviluppo drammatico...