Manfred

Teatro Carignano / Teatro Regio, Venerdì 11 Giugno 2010 - Mercoledì 23 Giugno 2010

Argomento

La scena del dramma è tra le più alte vette delle Alpi, in parte nel castello di Manfred e in parte tra le montagne.

Per Manfred, tormentato da una colpa che non osa confessare, «sapere è patire. Sventura è la scienza», per lui «vano fu il tutto». Così invoca gli spiriti della terra e dell’aria e a loro chiede una cosa sola: «l’oblio, l’oblio di me»; ma uno spirito gli risponde che loro non sono in grado di dargli l’oblio e non sanno nemmeno dirgli se la morte glielo potrà dare. Deluso, chiede almeno di poter vedere quegli spiriti: benché non abbiano un aspetto esteriore, il settimo spirito gli appare in forma di donna, poi sparisce. Manfred perde i sensi ma si sente la voce di un incantesimo: «Mai dormire, mai morir: sarà questo il tuo destin».

Sulla cima dello Jungfrau, Manfred vorrebbe uccidersi gettandosi nel vuoto, ma viene salvato da un cacciatore di camosci che lo porta nella sua capanna: nel calice di vino che l’uomo gli offre, Manfred crede invece di vedere del sangue (il suo sangue che è lo stesso dell’amata, la sorella Astarte) e il cacciatore vuole pregare per lui.

Manfred, davanti a una cascata, evoca la fata delle Alpi: a lei confessa di aver amato Astarte, morta per colpa sua: «l’amai e la distrussi… Non con le mie mani. Il mio cuore spezzò il suo cuore: il suo fissò il mio e appassì». Alla fata Manfred chiede di far risvegliare i morti o che lo faccia morire, ma quando gli chiede obbedienza egli rifiuta: «farmi schiavo di chi mi serve? Mai!». La fata scompare.

Manfred è ora nella reggia di Arimane e chiede che venga evocata, dalla tomba, Astarte. L’amata, evocata da Nemesi, appare, ma non gli rivolge la parola: nemmeno Nemesi può imporle di parlare. Allora Manfred le si rivolge disperato ricordando il suo folle amore, le sue colpe e supplicando: ancora una volta vuole udire la sua voce, «quella voce che era la mia musica». E il fantasma di Astarte pronuncia il suo nome e lo avverte: «domani avranno termine le tue sventure terrene». L’abate di San Maurizio raggiunge Manfred nel suo castello: gli vuol portare il proprio sostegno spirituale e aiutarlo in un cammino di redenzione. Manfred, dopo aver detto addio al sole, invita l’Abate ad allontanarsi perché stanno per arrivare i demoni. Manfred respinge gli spiriti: «indietro, demoni, indietro ritornate al vostro inferno. La mano della morte, non la vostra è su di me…». 

I demoni scompaiono e Manfred si rivolge per l’ultima volta all’abate: «Vecchio! Non è così difficile morire!».