La bohème

Teatro Regio, Venerdì 21 Maggio 2010 - Domenica 30 Maggio 2010

logo Eni Italgas

Libretti

Copertina del volume monografico sulla Bohème

160 pagine
30 illustrazioni
34 tavole in b/n
prezzo 10,00 €
prezzo con il carnet 7,00 €

Disponibile

Tra realismo e nostalgia: il libretto della «Bohème»

di Arthur Groos

I. Nell’adattare le scene di vita bohémienne di Henri Murger per il libretto, Luigi Illica e Giuseppe Giacosa (e, naturalmente, Puccini) furono costretti a fare delle scelte in un testo con una scoraggiante varietà di personaggi ed episodi, e a farle con una certa circospezione in vista delle possibili reazioni alle implicazioni artistiche e politiche delle loro decisioni. Il problema della scelta lo poneva subito la complessa vicenda creativa delle scene bohémiennes di Murger. Le sue prime Scènes, pubblicate come racconti in «Le Corsaire Satan» tra il 1845 e il 1849, attrassero scarsa attenzione, ma il clima favorevole agli intrattenimenti pubblici che seguì alla rivoluzione del 1848 ne incoraggiò una versione teatrale, La Vie de bohème, scritta in collaborazione con Théodore Barrière...


Un ritratto

di Luca Del Fra

L’impetuosa tradizione del teatro musicale che da Claudio Monteverdi in poi ha segnato profondamente la musica e la cultura italiana, facendo del nostro «il paese del melodramma», trova il suo ultimo grande esponente in Giacomo Antonio Domenico Michele Secondo Maria Puccini (Lucca, 22 dicembre 1858 - Bruxelles, 29 novembre 1924).
Protagonista del crepuscolo di quella nostra tradizione, il lucchese ne condivideva le origini: era nato, infatti, non in uno Stato unitario, ma nel Gran Ducato di Toscana, dunque in uno dei tanti principati e staterelli in cui l’opera aveva trovato il suo humus originario, e che due anni dopo sarebbe stato annesso al nascente Regno d’Italia grazie a un plebiscito...


Ritorno dal passato

a cura di Valeria Pregliasco

«Kane» da Pasteur? Il fenomeno Evan Gorga

A dire il vero Puccini non «volle» alcunché, ma si limitò a subire alcune fondamentali decisioni altrui. Scelte che nel loro complesso non erano nemmeno riconducibili a un eventuale “fiuto” del Regio e dell’impresario Piontelli, essendo ridotto l’uno al rango di casella della scacchiera sulla quale si giocava la partita fra Ricordi e Sonzogno, i due sovrani dell’editoria musicale italiana, e l’altro a pressoché semplice esecutore della volontà del signor Giulio. Aveva un bell’imbiancare sepolcri, quest’ultimo, e asserire che «il Ricordi (che del resto non esiste, perché c’è soltanto una Ditta G. Ricordi & C.) [...] non si è mai occupato, né si occupa, né mai si occuperà di assumere imprese teatrali!...». In realtà a quell’epoca l’editore «dominava il compositore (salvo la solita eccezione di Verdi) come dominava gran parte della distribuzione e dell’allestimento», e agli impresari di mestiere non restava che adeguarsi alle disposizioni impartite dall’alto...


Altre note

a cura di Michele René Mannucci

Secondo Fausto Torrefranca – eminente musicologo vissuto a cavallo tra XIX e XX secolo, celebre per alcuni suoi scritti sull’umanesimo e il rinascimento musicale europeo ma ancor più per le sue altrettanto famose “sparate” contra Puccini [...]. All’oggi, dopo cent’anni buoni di esegesi e critica pucciniana tali considerazioni possono anche far sorridere il lettore uso alla frequentazione della storiografia musicale d’annata, ma un secolo fa i rapporti tra critica e prassi esecutiva erano ben diversi e assai più intimi rispetto alla separazione spesso dicotomica che oggi intercorre tra ricerca accademica e stagioni operistiche e sinfoniche, così intimi che lo stesso Torrefranca (come riportato in un’interessante monografia pucciniana di Lorenzo Pinzauti, che di Torrefranca fu studente e poi assistente di cattedra a Firenze) giunse a credere che l’ulteriore impreziosimento orchestrale operato dal compositore lucchese nella parte finale della sua parabola compositiva (Trittico e Turandot in testa) fosse dovuto proprio alle critiche da lui espresse nell’opera appena citata, con buona pace quindi dell’irrompere sulla scena delle avanguardie storiche e delle reazioni che esse non mancarono di sollevare in Puccini e nella stragrande maggioranza dei colleghi suoi contemporanei...


Argomento - Argument - Synopsis


Struttura dell'opera e organico strumentale

a cura di Enrico Maria Ferrando

L’abolizione di quella parte dell’opera fu causa di violenti contrasti tra Puccini e Illica. In effetti è probabile che Puccini abbia imposto il taglio – che sconvolge l’alternanza di scene spettacolari e momenti intimisti accuratamente calibrata dal librettista – temendo di sbilanciare il carattere dell’opera sul versante comico-brillante. Quanto al fatto che, con la scena del cortile, si eliminasse anche un nesso logico assai importante nello sviluppo della vicenda, potremmo osservare che La bohème, nel suo assetto definitivo, aderisce maggiormente allo spirito dell’originale di Murger, un lavoro narrativo congegnato intorno a personaggi e situazioni ma privo di una vera e propria trama...