Il barbiere di Siviglia

Teatro Regio, Domenica 2 Maggio 2010 - Venerdì 14 Maggio 2010

Libretti

Copertina del volume monografico sul Barbiere di Siviglia

144 pagine
28 illustrazioni
28 tavole in b/n
prezzo 10,00 €
prezzo con il carnet 7,00 €

Disponibile

«La più bella opera buffa che esista»

di Emanuele Senici

«Io confesso che non posso fare a meno di credere che Il barbiere di Siviglia, per abbondanza di vere idee musicali, per verve comica e per verità di declamazione, sia la più bella opera buffa che esista». Così si esprimeva il vecchio Giuseppe Verdi in una lettera del 1898 al critico musicale francese Camille Bellaigue, e più o meno così Verdi si era già espresso parecchie volte negli ultimi trent’anni della sua vita. Meritevole di citazione è soprattutto la famosa lettera a Opprandino Arrivabene del 17 marzo 1882, in cui il compositore discute quelle che chiama le sue «opinioni musicali»...


Il «Barbiere» di Beaumarchais

di Lionello Sozzi

Una commedia sulla “gelosia”

Le Barbier de Séville, ou La Précaution inutile, commedia di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais ricavata da un suo precedente opéra-comique, fu portata per la prima volta sulla scena del Théâtre Français, senza grande fortuna, il 23 febbraio 1775; il successo arrise alla pièce tre giorni dopo, quando l’autore l’ebbe opportunamente riveduta e corretta, riducendola tra l’altro da cinque a quattro atti: uno studioso inglese, E. J. Arnould, ha analizzato dottamente la genesi del testo e tutte le minute trasformazioni che esso allora subì, anche sul piano dell’intreccio. Della trama però parleremo dopo: non è lì che risiede l’interesse dell’opera. Colpisce, invece, sin dalla prima lettura, la sua tessitura metaforica e simbolica...


Un ritratto

a cura di Laura Brucalassi

Negli anni a cavallo tra Sette e Ottocento l’Italia settentrionale è soggetta a forti mutamenti politici e culturali, dovuti prima alla ventata innovatrice della Rivoluzione francese e dei successivi assetti napoleonici, poi al ritorno al vecchio ordine con la Restaurazione. Di questo stato di cose Gioachino Rossini patisce già dagli anni immediatamente seguenti alla sua nascita, avvenuta a Pesaro nel 1792. Infatti il padre, «pubblico trombetta» (banditore) del Comune di Pesaro, nel 1799 viene accusato di simpatie giacobine e incarcerato fino al ritorno dei francesi dopo la battaglia di Marengo. Incoraggiato dai genitori, Rossini si dedica alla musica fin da bambino, ma solo a Lugo, dove si trasferisce in seguito alle sfortunate vicende familiari, intraprende studi musicali più regolari, grazie ai quali, già nel 1804, è in grado di comporre le Sei Sonate a quattro per archi, ispirate ai modelli viennesi...


Ritorno dal passato

a cura di Giorgio Rampone

«Io canto, se le aggrada…», ovvero una lezione a sorpresa

In Italia si canta, per la lezione di musica di Rossini, quest’aria deliziosa, che ha la disgrazia di essere troppo nota: «La biondina in gondoletta». In un teatro ben diretto, Rosina dovrebbe cambiare l’aria della sua lezione ogni due o tre rappresentazioni.

La convinta asserzione, certo scandalosa per molti, è niente meno che di Henri Beyle, alias Stendhal, notoriamente uno dei più appassionati estimatori del genio rossiniano, nonché prezioso testimone diretto della sua trionfale diffusione iniziale. Data alle stampe nel 1823, quando Il barbiere di Siviglia occupava ormai una salda posizione nei teatri italiani così come a Parigi o Vienna, essa registra un’usanza delle interpreti di Rosina, quella di sostituire all’aria «Contro un cor», originariamente composta da Rossini per la scena della lezione di musica del secondo atto, un altro brano, generalmente più virtuosistico o anche soltanto più celebre, come poteva essere la cavatina del Tancredi, «Di tanti palpiti», o la citata popolarissima barcarola veneziana di Perucchini, «La biondina in gondoleta»...


Altre note

a cura di Michele René Mannucci

Nel suo ormai celebre e assai discusso lavoro sul teatro musicale di Gioachino Rossini, Alessandro Baricco ravvisava nel buffo rossiniano l’espressione per antonomasia di una soggettività eminentemente “orizzontale”, vale a dire di una volontà sempre e comunque misurata sull’uomo, eternamente evolvente e impassibile dinnanzi al richiamo del trascendente così come a quello del subcosciente. Lieta e appagata da questo suo intraprendere una perpetua “fuga in avanti” e di celebrare così quel Freigeist (lett. “spirito libero”) che è il vero locus d’elezione dell’arte del Pesarese, tale soggettività – sia essa personaggio, trama, sentimento o melodia – non trova però altro modo di riconciliarsi con l’oggettività che abbandonandosi placidamente ad una follia (o più precisamente a una dépense, come avrebbe forse detto Carmelo Bene) perseguita per mezzo di dissoluzione di sensi di parole, suoni e sentimenti entro una cornice drammaturgica e una macchina orchestrale al contempo incredibilmente solide e precise...


Argomento - Argument - Synopsis


Struttura dell'opera e organico strumentale

a cura di Enrico Maria Ferrando

Unanimemente ritenuto il vertice del teatro comico di Rossini e, insieme, del genere stesso dell’opera buffa – considerando come un caso a parte gli esempi mozartiani – Il barbiere di Siviglia ne presenta i tratti stilistici e strutturali al vertice delle loro potenzialità. Così troviamo la caratteristica separazione tra recitativi e numeri musicali veri e propri, anche se tale distinzione non comporta anche una separazione dei momenti di sviluppo drammatico da quelli di pura espressione lirica, e anzi la maggior parte dei numeri musicali, incluse le arie individuali, hanno uno spiccato carattere drammatico, interagendo in misura più o meno marcata con lo svolgimento dell’azione: esemplari, in questo senso, l’aria “della lezione” [n. 11] e il frammento di arietta accennato da don Bartolo [n. 12] che si inseriscono nello svolgimento dell’azione con un gusto da musica “al quadrato” ante litteram...