Luisa Miller

Teatro Regio, Mercoledì 14 Aprile 2010 - Martedì 27 Aprile 2010

Libretti

Copertina del volume monografico su Luisa Miller

128 pagine
30 illustrazioni
32 tavole in b/n
prezzo 10,00 €
prezzo con il carnet 7,00 €

Disponibile

«Luisa Miller» e la seconda maniera verdiana

di Paolo Gallarati

La prima rappresentazione di Luisa Miller, quattordicesima opera di Verdi, avvenne con discreto successo al Teatro San Carlo di Napoli, l’8 dicembre 1849, protagonista Marietta Gazzaniga, un soprano dal forte temperamento drammatico, ma che in varie occasioni lasciò il compositore insoddisfatto1. Gli altri cantanti erano il tenore Settimio Malvezzi, di fama europea, nella parte di Rodolfo, il baritono Achille Bassi (detto De Bassini) in quella di Miller che, come scriveva sull’«Omnibus» Vincenzo Torelli, «nel tenero ha l’opportunità di una grata e simpatica mezza voce che non può non essere applaudita»2, e il basso Marco Arati come Wurm...


Dal dramma di Schiller all'opera di Verdi

di Riccardo Morello

Intrigo e amore (Kabale und Liebe, 1784) – in origine Luise Millerin – è il terzo dramma scritto da Friedrich Schiller (1759-1805) all’inizio di una tormentata e difficile carriera come drammaturgo ribelle e scrittore indipendente, dopo l’allontanamento dal natio Baden-Württemberg e la clamorosa rottura col dispotico granduca Karl Eugen a causa della pubblicazione del suo primo dramma I masnadieri (Die Räuber, 1781). Come il titolo stesso suggerisce – Kabale significa “intrigo” nella specifica accezione della critica borghese al mondo dell’aristocrazia di corte, contrapposizione tra onestà e dirittura morale e falsità e simulazione – si tratta di una rappresentazione fedele e impietosa dei rapporti sociali tra aristocrazia e borghesia nella Svevia di fine Settecento...


Un ritratto

a cura di Laura Brucalassi

All’inizio dell’Ottocento il Ducato di Parma è territorio francese ma, in seguito al riassetto generale dell’Europa realizzato dal Congresso di Vienna, verrà annesso all’impero austriaco. In questo contesto si colloca la nascita di Giuseppe Verdi, avvenuta nel 1813 a Roncole, piccola frazione del comune di Busseto. Appartenente a una famiglia della piccola borghesia – il padre gestiva un’osteria e la madre era filatrice –, il piccolo Giuseppe incomincia prestissimo lo studio dell’organo, prima con don Baistrocchi, sacerdote e maestro del villaggio, poi con l’organista di Busseto...


Ritorno dal passato

a cura di Valeria Pregliasco

Alcune sere di «Luisa Miller» a Torino

Entrata in città dalla porta di servizio del Carignano il 30 agosto 1851, Luisa Miller bussò al portone del Regio il 1° febbraio 1853, in una sera turbata da quella che il corrispondente de «La Fama» definì «fiera procella»1. Nel 1851 l’opera, ancorché affidata a cantanti di seconda schiera, aveva riscosso notevoli consensi, e la prospettiva di riascoltarla con interpreti di tutt’altra levatura animava dunque fior d’attese, andate deluse in piccola parte ma con gran fragore. «La colpa era tutta dell’impresa – riferisce ancora «La Fama» – la quale sapendo pure che l’opera abbisognava di un contralto, non credette opportuno scritturarlo, e fece che supplisse un soprano, la signora Winnen, condannata a grave cimento nel disimpegno di una tal parte»...


Altre note

a cura di Angelo Chiarle

«La musica – la buona musica – fa un gran bene al cittadino e alla società. Ma per imparare a conoscerla e a comprenderla serve una guida». Serie e fondate perplessità esprime Lorenzo Bianconi sulla striminzita presenza dell’insegnamento della musica nei nuovi Licei drasticamente riformati a partire dal prossimo anno scolastico1. Un’«offerta didattica» affatto inadeguata, secondo il musicologo bolognese: «la musica non è solo un fare, è anche un conoscere, e questa conoscenza è alla portata di tutti. Di tutti coloro che imparano ad ascoltare. A questo serve, in primis, la Storia della musica». Ma come svolgere un lavoro serio in questa direzione «con un’ora alla settimana negli ultimi tre anni del Liceo musicale»?...


Argomento - Argument - Synopsis


 

Struttura dell'opera e organico strumentale

a cura di Enrico Maria Ferrando

Verdi fu sempre fedele alla concezione per “numeri chiusi” del melodramma italiano classico: le sue opere pertanto possono essere descritte come un seguito di pezzi musicali autonomi (arie, duetti, cori, pezzi d’assieme) organizzati secondo criteri di varietà e di contrasto. La forma tanto dei singoli pezzi quanto dell’opera nel suo insieme obbediva poi a modelli convenzionali (il melodramma era uno spettacolo commerciale ed il suo sistema produttivo era regolato da meccanismi rigidi): pur senza rifiutarli a priori, Verdi, li rielaborò gradualmente per adattarli alle proprie esigenze espressive, fino a definire, con Otello e Falstaff, una personale idea di “dramma in musica”...