Tannhäuser

Teatro Regio, Martedì 16 Marzo 2010 - Sabato 20 Marzo 2010

Argomento

Turingia, Wartburg. Inizio del XIII secolo.

Atto I

La scena rappresenta l’interno del Venusberg (il Monte di Venere, a Horselberg): una grotta con un laghetto e una cascata. Su un ricco giaciglio c’è Venere e davanti a lei, la testa appoggiata sul suo grembo, il cantore Tannhäuser, con la sua arpa. Intorno a loro, fra amanti che danzano e si inseguono, satiri, ninfe, fauni, appaiono anche le tre grazie, Leda e il cigno. La dea ricorda a Tannhäuser quanta felicità lei gli abbia donato e lo prega di intonare nuovamente il canto che l’aveva sedotta. Tannhäuser canta però il suo desiderio di tornare a casa, inutilmente Venere gli parla delle gioie della grotta d’Amore: il cantore ha deciso che vuole essere libero e che solo la Vergine Maria gli darà la salvezza.

Tutto scompare e Tannhäuser si ritrova nella valle davanti alla fortezza della Wartburg: si ode il canto dei pellegrini che stanno andando a Roma; Tannhäuser si inginocchia e, pregando, dichiara che avrà pace solo dopo aver scontato i propri peccati. Il langravio e i suoi cantori stanno andando a caccia e invitano Tannhäuser a cimentarsi di nuovo con loro nelle gare di canto. Wolfram von Eschenbach gli racconta che da quando è andato via, Elisabeth, la nipote del langravio, è triste; Tannhäuser decide di incontrarla.

Atto II

Nella sala dei cantori della Wartburg, Elisabeth è felice di rivedere Tannhäuser perché il suo canto ha destato in lei sentimenti nuovi: il cantore le rivela che è stato il dio d’amore a ispirarlo. Inizia la gara dei cantori: il tema è “la natura dell’amore”. Wolfram canta l’amore divino, ma Tannhäuser replica che il vero amore è quello che è fonte di piacere; Biterolf lo accusa di essere blasfemo e sguaina la spada, ma è il langravio a imporre che Biterolf la riponga.

Tannhäuser, esaltato, intona il suo canto per la dea dell’amore invitando tutti ad andare al Venusberg. Indignate, le dame lasciano la sala mentre i cavalieri si scagliano contro il blasfemo cantore. Solo Elisabeth lo difende: Tannhäuser ritorna in sé e capisce il suo errore. Si ode il canto dei pellegrini che vanno a Roma e il langravio bandisce Tannhäuser imponendogli di andare con loro per espiare le sue colpe, altrimenti verrà ucciso.

Atto III

Nella valle dominata dalla fortezza della Wartburg, Elisabeth prega davanti all’immagine della Madonna per la salvezza di Tannhäuser. Arrivano alcuni pellegrini che tornano da Roma, ma Tannhäuser non è con loro. Elisabeth prega allora perché la Vergine la strappi da questa terra.

Scesa la notte Wolfram incontra Tannhäuser che desidera solo tornare da Venere: a Roma il papa gli ha detto che la sua anima è condannata così come sul bastone pastorale non potranno mai fiorire foglie fresche. Venere appare, ma quando Wolfram dice a Tannhäuser che Elisabeth è morta, il cantore si ferma e Venere scompare. Davanti al feretro di Elisabeth il cantore invoca: «Santa Elisabetta, prega per me!» e muore. I pellegrini raccontano che il bastone pastorale è fiorito: la sua anima è salva.