La dama di picche

Teatro Regio, Giovedì 21 Maggio 2009 - Domenica 31 Maggio 2009

Libretti

Copertina del volume monografico su La dama di picche

128 pagine
28 illustrazioni
30 tavole in b/n
prezzo 10,00 €
prezzo con il carnet 7,00 €

Disponibile

«La dama di picche» di Čajkovskij: infedeltà e fedeltà a Puškin

di Giorgio Pestelli

Dopo Vakùla il fabbro ed Evgenij Onegin, una gemma e un capolavoro della giovinezza, Čajkovskij vuol dare al suo teatro musicale un tono meno «nazionale», più europeo in senso francese, e si rivolge alla figura di Giovanna d’Arco (La pulzella d’Orléans, 1881) nel dramma di Schiller tradotto in russo da Žukovskij e variamente adattato a libretto d’opera da Barbier e Mermet; ma la sortita dal mondo russo non è felice, e Čajkovskij ritorna tosto a Puškin (Poltava) per la successiva Mazeppa (1884), lavoro ricco di pregi e di spunti originali, ma con dentro qualche cosa di non completamente armonizzato, soprattutto per via della figura non risolta del protagonista...


L’enigmatico racconto di Puškin

di Raisa Vladimirovna Iezuitova

«Tra le opere in prosa di Puškin, La donna di picche è la creazione più alta ed enigmatica. Difficile indicare in tutta la prosa letteraria russa un’opera eguale per perfezione, in cui l’immensità del pensiero e l’elevatissimo dinamismo nello sviluppo dell’azione si uniscano a tale concisione, velocità di ritmo, espressività della forma»...


Un ritratto

a cura di Luca Del Fra

Nel 1836 va in scena Una vita per lo Zar, nel 1842 Ruslan e Ljudmila: tra le due date, che segnano il debutto delle opere di Michail Glinka considerate l’atto fondativo della scuola musicale russa, il 25 aprile 1840 (il 7 maggio secondo il calendario gregoriano), nasce a Votkinsk Pëtr Il’ič Čajkovskij. Oramai carico di gloria si spegne il 25 ottobre (6 novembre) 1893 a Pietroburgo: i funerali, le prime esequie di Stato per un compositore russo, sono seguiti a una finestra da alessandro III. Lo zar, grande estimatore dello scomparso, mormora laconico: «Conti e baroni ne abbiamo tanti, di Čajkovskij uno solo»...


Ritorno dal passato
«Bisogna avere un po’ di pazienza». La «Dama di picche» a Torino

a cura di Valeria Pregliasco e Giorgio Rampone

Nel 1906, alla Scala, nove recite non equivalevano a un mezzo fiasco, ma certo testimoniano di un’accoglienza alquanto tiepida e circospetta, tale da scoraggiare ulteriori riprese di un’opera nuova. Tante ne ebbe la Dama di picche al suo esordio ufficiale in Italia, e infatti per un lunghissimo lasso di tempo nessun teatro avvertì il bisogno di proporre questo titolo. La sua trionfale comparsa al Teatro Comunale di Firenze, il 26 dicembre 1952, ne segnò dunque la (ri)nascita in ambito nazionale, che a sua volta impresse un forte impulso al rilancio del teatro di Čajkovskij nel nostro paese...


Altre note

a cura di Angelo Chiarle

«La conoscenza umana è ciclica e cumulativa. È ciclica nella misura in cui il processo cognitivo avanza dall’esperienza al giudizio tramite l’indagine e la riflessione, solo per ritornare all’esperienza e ricominciare l’ascesa verso un altro giudizio. È cumulativa, non solo perché la memoria immagazzina esperienze e accumuli di insights di comprensione, ma anche perché i giudizi si fondono nel contesto chiamato conoscenza o mentalità»...


Segnalibri virtuali: quattro passi nella rete

a cura di Michele René Mannucci

«È il fato, la potenza del destino che ci impedisce di essere felici. Tutta la nostra vita è un succedersi di penose realtà e di sogni effimeri sino a quando veniamo inghiottiti dal nulla». Con queste parole Čajkovskij illustrava (rigorosamente via lettera) alla sua amica e mecenate Nadežna von Meck il contenuto del tema introduttivo della Sinfonia n. 4 op. 36, sottolineando ancora una volta – come mille altre, almeno a giudicare dall’epistolario del compositore – quanto il tema del destino fosse centrale per lui, in vita e in arte...


Argomento - Argument - Synopsis - Handlung


Struttura dell’opera e organico strumentale

a cura di Enrico M. Ferrando

La dama di picche presenta una struttura chiaramente ispirata a modelli occidentali. Gli ideali estetici di Čajkovskij tuttavia vanno controcorrente rispetto alle tendenze predominanti sul finire del XIX secolo, e anziché accogliere più o meno esplicitamente la concezione wagneriana del «dramma musicale» – nonostante l’uso di spunti tematici ricorrenti in funzione di leitmotiv – si rifà ai modelli italiani e, soprattutto, francesi dell’opera per «pezzi chiusi»: lo sviluppo degli spunti spettacolari del racconto di Puškin in uno spettacolo fastoso evidenzia in particolare l’influsso dal grand opéra...