Bohème, La

Copertina del volume su La bohème
15.00€
Data di uscita

144 pagine
11 tavole a colori
21 tavole in b/n

Disponibile
ISBN
9 7 8 - 8 8 - 9 9 5 7 7- 5 4 - 4
Stagione
2019-2020
Autore/compositore
Giacomo Puccini

Le dirò con due parole...
a cura di Marco Targa

La bohème e i suoi miti
di Anthony Glinoer

Un’opera materialista
di Michele Girardi

Un ritratto
di Alberto Bosco

L’opera della nostra gioventù
di Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi

Puccini e la dissoluzione dei sogni.
La bohème secondo Daniel Oren

a cura di Stefano Valanzuolo

Argomento - Argument - Synopsis - Handlung

Struttura dell’opera e organico strumentale
a cura di Enrico M. Ferrando

La prima rappresentazione e l’opera al Regio

Libretto

Le dirò con due parole...

a cura di Marco Targa

Se ci venisse chiesto di dire su due piedi chi sono i protagonisti della Bohème, la risposta sarebbe facile: il poeta Rodolfo e la sartina Mimì, attorno alla cui celeberrima storia di amore tragico ruota tutta la trama del capolavoro di Puccini. Nel titolo dell’opera però i loro nomi non compaiono: questo ci suggerisce che forse la vera protagonista della vicenda sia un’altra, sia proprio quella «vita gaia e terribile» narrata nel romanzo di Henri Murger Scènes de la vie de Bohème e tratteggiata attraverso le vite di giovani artisti parigini squattrinati, in cui si intrecciano sogni di gloria, amori sfuggenti e infelici, allegria e risate come antidoti contro il freddo e la fame, e su tutto la consapevolezza che «la jeunesse n’a qu’un temps» e che questo tempo passa velocemente e presto si porterà via tutto...


La bohème e i suoi miti

di Anthony Glinoer

Il mito della bohème – la vita precaria e anticonformista condotta ai margini della società da gruppi di artisti e scrittori – si fonda in modo sostanziale sul successo di tre opere che l’hanno trasmesso di generazione in generazione. La prima risale alla metà del XIX secolo. Henri Murger, giovane poeta ancora sconosciuto, pubblica a partire dal 1845 una serie di testi sulle avventure di un gruppo di bohèmes. Senza troppo successo, gli episodi compaiono in un piccolo giornale, il «Corsaire-Satan», fino a che uno scrittore di vaudevilles altrettanto ignoto ai più, Théodore Barrière, sollecita Murger a farne un adattamento. Questa volta è il trionfo: il 22 novembre 1849, al Théâtre des Variétés, il principe-presidente Carlo Luigi Napoleone Bonaparte assiste in una sala stracolma al debutto di La Vie de bohème, e applaude con gli altri spettatori. Nel corso di cento rappresentazioni si registra sempre il tutto esaurito...


Un'opera materialista

di Michele Girardi

L’attesa per la première della Bohème era fortissima a Torino: il Teatro Regio era esaurito da giorni, quando il 1° febbraio del 1896 l’opera andò in scena diretta dal giovane Arturo Toscanini, ventinove anni ma già ai vertici dell’arte sua. La sera prima di questo debutto la compagnia di Ermete Zacconi e Libero Pilotto dava al Teatro Alfieri La vita di Bohème, versione italiana della pièce tratta dal romanzo di Henri Murger, da questi realizzata in collaborazione col drammaturgo Théodore Barrière. Poche ore prima che si alzasse il sipario sul capolavoro pucciniano, il critico della «Stampa» (quotidiano da sempre molto influente in città) si sbilanciò, recensendo lo spettacolo con rilievi in grado di condizionare le attese anche per l’opera, visto che rivalutava il romanzo ai danni del suo adattamento per il teatro di parola...


Un ritratto

di Alberto Bosco 

Invece di scervellarsi a cercare un nuovo finale all’incompiuta Turandot alternativo a quello di Alfano, i compositori che amano veramente Puccini potrebbero pensarne uno nuovo per la Rondine, l’opera più leggera e autoironica di Puccini. Infatti, se non fosse per gli sdilinquimenti che ne sciupano il terz’atto, da questo vivacissimo capolavoro risulterebbe chiaro anche ai detrattori del compositore lucchese – quelli, per intenderci, che non sopportano il suo sentimentalismo – quanto distaccato egli fosse ormai nel 1914 dal mondo poetico che lo aveva reso famoso con la “trilogia” Bohème-Tosca-Butterfly. Questa insoddisfazione, questa ricerca di nuove vie più in sintonia con i tempi moderni, si rivelò in lui già dopo la composizione di Madama Butterfly, come ben si può vedere dalle lettere di quel periodo, in cui Puccini è più indeciso che mai nella scelta di nuovi soggetti, per trovare una prima laboriosa realizzazione nell’opera-western La fanciulla del West e continuare in modi più pienamente riusciti nel Trittico e nella Turandot...


L'opera della nostra gioventù

di Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi

Un’opera che ad ogni rappresentazione, bella o brutta che sia, ci fa commuovere, ci travolge, ci dice intimamente chi siamo. Il “tono conversativo” che la caratterizza racconta la vicenda in modo assolutamente naturale e spontaneo. Musica e libretto, in una totale adesione l’una all’altro, ci fanno vedere quello che sentiamo, anche se fossimo al buio, ci fanno sentire quello che vediamo, anche fossimo sordi. La vita dei protagonisti è la vita di noi tutti: gli amori e le difficoltà, i sogni e le avversità, la malattia e la morte. Tutto è descritto con parole semplici, sempre vere, profonde e sincere.

Il genio di Puccini con la Bohème tocca vette altissime, di grande musica e grande teatro: è un’opera perfetta.

Si alternano momenti di gaia spensieratezza a momenti di vera commozione, momenti di gioia a momenti di disperazione...


Puccini e la dissoluzione dei sogni.
La bohème secondo Daniel Oren

a cura di Stefano Valanzuolo

Parlare con Daniel Oren della Bohème, a Torino, vuol dire tornare con i ricordi, inevitabilmente, all’allestimento del 1996, quello del centenario…

«Ho rivisto quello spettacolo in televisione, nei giorni seguiti alla scomparsa della grande Mirella Freni, e mi sono emozionato moltissimo… Non amo, in genere, riascoltarmi, considero per lo più una perdita di tempo scavare nel solco delle cose già fatte. Ma, in questo caso, ho voluto fare  un’eccezione».

E cos’ha ritrovato, stavolta, emozione a parte?
Il clima unico di un’esperienza irripetibile. Eravamo arrivati alla prova generale – mi ricordo – in un’atmosfera strana. Mirella perfetta, come sempre. Pavarotti, invece, era come perplesso, meno sicuro del solito...


Argomento - Argument - Synopsis - Handlung


Struttura dell’opera e organico strumentale

a cura di Enrico M. Ferrando

La stesura definitiva della Bohème si differenzia dalla traccia originale del libretto, predisposta da Luigi Illica, principalmente per la soppressione dell’atto III, dove, in un’atmosfera movimentata e vivace, veniva portata in primo piano la figura di Musetta e compariva il personaggio del Viscontino, per il quale Mimì, non disinteressatamente, abbandonava Rodolfo.
L’abolizione di quella parte dell’opera fu causa di violenti contrasti tra Puccini e Illica. In effetti è probabile che Puccini abbia imposto il taglio – che sconvolge l’alternanza di scene spettacolari e momenti intimisti accuratamente calibrata dal librettista – temendo di sbilanciare il carattere dell’opera sul versante comico-brillante...


La prima rappresentazione e l'opera al Regio


Libretto