Michele Mariotti sul podio dell'Orchestra e del Coro del Teatro Regio

In programma il Requiem di Fauré e la Seconda Sinfonia di Čajkovskij

Teatro Regio, mercoledì 20 febbraio 2019 ore 20.30

Mercoledì 20 febbraio, alle ore 20.30, il maestro Michele Mariotti dirige l’Orchestra e il Coro del Teatro Regio in un concerto dedicato a Gabriel Fauré e Pëtr Il’ič Čajkovskij, autori che nell’Ottocento seppero proporre temi della tradizione musicale con un linguaggio nuovo e del tutto personale. Le voci soliste nel brano di Fauré saranno Alessandra Marianelli e Roberto de Candia. Il Coro è istruito magistralmente da Andrea Secchi.

Michele Mariotti, vincitore nel 2016 del 36° Premio Abbiati come Miglior direttore d’orchestra, e fino al 2018 Direttore musicale del Teatro Comunale di Bologna, vanta una ricchissima carriera internazionale nell’ambito della lirica, coronata da incisioni per etichette come la Decca e la Sony; non da meno, però, è il suo curriculum come interprete di musica sinfonica, che lo ha visto alla guida delle principali orchestre di fama mondiale, come l’Orchestra del Gewandhaus di Lipsia, l’Orchestre national de France, i Münchner Symphoniker e l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai. 

Alessandra Marianelli, soprano, ha collaborato con i maggiori direttori del nostro tempo, come Zubin Mehta, Daniel Oren, Fabio Luisi, Gianandrea Noseda, Roberto Abbado, Renato Palumbo, Donato Renzetti. Oltre al Requiem di Fauré ha in repertorio i maggiori pezzi sacri di Vivaldi, Pergolesi, Mozart, Rossini, Beethoven, Brahms; proprio al Regio e sotto la guida di Mariotti ha interpretato, nella scorsa Stagione concertistica, la Messa n. 6 in mi bemolle maggiore di Schubert. Il baritono sarà Roberto de Candia, voce raffinata e versatile, spesso protagonista sul palcoscenico del nostro Teatro, dove ha interpretato i principali ruoli del repertorio lirico. Per citarne alcuni, Dulcamara e Belcore ne L‘elisir d'amore, Figaro ne Il barbiere di Siviglia, Don Alfonso in Così fan tutte, Sharpless in Madama Butterfly, Schaunard ne La bohème, Taddeo ne L’italiana in Algeri, Pantùl ne La donna serpente, il conte Robinson ne Il matrimonio segreto.

Apre il concerto il Requiem per soli, coro, organo e orchestra di Gabriel Fauré; il Requiem è uno dei pochissimi pezzi religiosi nella produzione del compositore, che pur essendosi formato come organista non si riconobbe mai in un linguaggio musicale sacro tradizionale. Fauré, prolifico autore di musica da camera, seppe trasferire anche nelle composizioni di grande organico e respiro come il Requiem una poetica intima e finissima. Il suo Requiem conobbe una lunga elaborazione, dal 1888, anno in cui venne per la prima volta eseguito, fino alla versione ultima del 1900, in cui il compositore passò da un organico originale di archi, arpa, timpani e organo a un’orchestrazione completa, e destinò le parti di soprano, nelle prime esecuzioni affidate alle voci bianche, a coriste e soliste donne.
Nel periodo in cui ne scrisse le prime versioni, Fauré aveva perduto entrambi i genitori; il Requiem, tuttavia, non è dedicato alla memoria di un defunto, ma si presenta come una sorta di meditazione musicale sul riposo di chi si è addormentato nel sonno della morte. «Qualcuno ha detto che non esprime la paura della morte – scriveva Fauré al musicologo Louis Aguettant – è stato chiamato una ninna nanna della morte. Ma è proprio così che intendo la morte: una lieta liberazione, una aspirazione alla felicità dell’aldilà, anziché un doloroso passaggio».
Ed è in questo spirito che la successione dei brani e la struttura testuale non segue quella liturgica tradizionale della missa pro defunctis. Già dalle prime sezioni con l’Introito e il Kyrie, l’Offertorio e il Sanctus, spicca il trattamento semplice e lineare delle voci di coro e orchestra, in un andamento melodico pieno di malinconia. In modo inconsueto, Fauré sceglie poi di ridurre la sezione del Dies Irae al tema pulito e dolcissimo del Pie Jesu, affidato alla voce di soprano accompagnata quasi in sordina da organo e orchestra; la massima tensione drammatica è raggiunta con il Libera me, in cui la vibrante implorazione rivolta a Dio del baritono è ripresa in fortissimo dal coro, per poi stemperarsi nuovamente nella luminosa ed eterea conclusione del In Paradisum.

La seconda parte del concerto propone un cambio di atmosfera: da quella celeste e immateriale di Fauré, alla terra dipinta Pëtr Il’ič Čajkovskij nella Sinfonia n. 2 in do minore op. 17, nella quale emerge l’amore del compositore per le melodie e sonorità della tradizione ucraina. Čajkovskij, considerato uno degli autori più internazionali all’interno della Scuola russa all’epoca nascente, seppe infatti mantenere una spiccata connotazione nazionale – Stravinskij parlò di lui come del “più russo tra i musicisti russi” – rafforzata e ampliata però da una robusta base accademica nella tecnica compositiva; l’esito felice di questo vicendevole arricchimento è testimoniato dal grande successo che il compositore ottenne, vivente, al di fuori dai confini nazionali ed europei.

La sua seconda Sinfonia, scritta durante un lungo soggiorno estivo nella residenza della sorella Aleksandra a Kam’janka, in Ucraina, è uno degli esempi portanti di questa ispirazione compositiva, in cui gli echi di canzoni popolari e i ritmi tradizionali sono il fil rouge dei quattro movimenti; ed è per questo marchio stilistico che il critico e grande amico di Čajkovskij Nikolaj Kaškin coniò per la composizione il soprannome di “Piccola Russia”.

L’Andante sostenuto che apre il brano, poggia e si elabora interamente su due noti temi popolari, il primo dei quali dal titolo Lungo la Madre Volga, presentato da un assolo del corno; altre due canzoni tradizionali, Fila mia filatrice e La gru, intonata quest’ultima al compositore da un domestico ucraino, sono centrali nello sviluppo del secondo e del quarto tempo, mentre il terzo movimento, sviluppato come una sorta di vivace scherzo e trio, è anch’esso popolareggiante nel suo ritmo incalzante e vario.
Grazie all’originalità e freschezza del trattamento tematico, dal suo debutto nel 1873 la Sinfonia conobbe un immediato e duraturo successo, cosa che non trattenne Čajkovskij, come era solito fare, dal rimaneggiare ampiamente la composizione, pubblicandone nel 1880 una seconda versione, quella più eseguita fino a oggi.

Biglietti ancora disponibili. Interi: Primo settore € 29; Secondo settore € 25; Terzo settore € 22. Ridotti: € 25, 23, 20 (riservati agli over 65 e agli abbonati alla Stagione d’Opera e di Balletto 2018-2019). Per gli under 16 l’ingresso è gratuito e per gli accompagnatori adulti è previsto un biglietto a € 20 (i posti riservati a questa iniziativa sono limitati). Per gli under 18 e per i giovani che rientrano nella 18app, i biglietti, per qualsiasi settore, costano solo € 10: un vero e proprio invito al concerto riservato ai più giovani.

Vendita alla Biglietteria del Teatro Regio (aperta da martedì a venerdì ore 10.30-18, sabato 10.30-16 - Tel. 011.8815.241/242), presso Infopiemonte-Torinocultura (via Garibaldi 2), on line su www.vivaticket.it e telefonicamente con carta di credito al n. 011.8815.270 (da lunedì a venerdì ore 9-12) o al Call center Vivaticket - Tel. 892.234. Ulteriori informazioni su www.teatroregio.torino.it.

Il prossimo appuntamento della Stagione de I Concerti è per lunedì 4 marzo alle ore 20.30: il maestro Timothy Brock, sul podio della Filarmonica Teatro Regio Torino, esegue dal vivo in sincrono la colonna sonora sulla proiezione del film Il circo (The Circus, USA 1928) di Charlie Chaplin.

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Torino, 13 febbraio 2019

 

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