1740-1790

1.1 Il teatro alfieriano

Giambattista Borra, Vedute principali di Torino disegnate in prospettiva ed intagliate in rame dall’archittetto Giambattista BorraIl Teatro Regio, sul lato destro nell’incisione di Giambattista Borra (1749), è mimetizzato con le contigue architetture degli edifici di Piazza Castello, da Palazzo Reale a via Po. È collocato nell’antica zona di comando che comprende i punti nevralgici della vita dello stato sabaudo.

Era strumento di rappresentanza e celebrazione della stabilità del potere. Il legame con la corte è ribadito anche fisicamente dalla possibilità per la famiglia reale, e gli alti dignitari di recarsi da Palazzo Reale a teatro senza dover uscire in strada, attraverso la galleria del Beaumont (oggi Armeria reale) e il palazzo delle Segreterie (oggi Prefettura)


1.2 Una meta del Grand Tour

Bendetto Alfieri, Disegno preparatorio per la tavola VI (Pianta del quarto ordine dei palchi)La grande sala di forma ellittica è dotata di 152 palchi ripartiti in cinque ordini e abbelliti da decorazioni color cremisi e oro. I viaggiatori stranieri che compiono il Grand Tour alla scoperta delle bellezze della penisola descrivono con ammirazione il teatro nelle loro memorie. Charles Burney, uno tra i primi storiografi musicali, lo cita in The Present State of Music in France and Italy come «il grande teatro dell’opera che è considerato uno dei più belli d’Europa».

Nel 1761 la Stamperia Reale pubblica le incisioni realizzate da Giovanni Antonio Belmondo su disegni originali di Alfieri, al fine di divulgare in tutta Europa i fasti della dinastia sabauda. Riprodotte in vari trattati di architettura, le tavole ricevono una definitiva consacrazione con la pubblicazione, nel 1772, nell’Encyclopédie di Diderot e D’Alembert.


1.3 La sala

Bendetto Alfieri, Disegno preparatorio per la tavola XI (Spaccato prospettico trasversale con veduta del proscenio)I disegni preparatori e le incisioni consentono di osservare alcune caratteristiche innovative del Teatro, come la cavità sotto l’orchestra per migliorare la resa acustica, l’orientamento obliquo dei palchetti verso il palcoscenico, e la disposizione dei cinque ordini di palchi sormontati dalla piccionaia.

Diversamente dai teatri francesi, il Regio non disponeva di sedili fissi, ma di sedie che potevano essere spostate dal pubblico: il Teatro non costituiva solo la sede degli spettacoli, ma anche un luogo di incontro in cui ci si poteva ritrovare per conversare, mangiare o giocare d’azzardo. All’interno del Regio è aperto anche un certo numero di botteghe (come la «bottega de’ rinfreschi» e quella delle «galanterie»), appaltate dalla Società dei Cavalieri.


1.4 Le scenografie

Giovanbattista Crosato, Tempio del Sole, per il Siroe. Torino, Teatro Regio 1750Dopo aver chiamato a Torino con incarichi annuali grandi scenografi come Giuseppe Galli Bibiena, che realizzò le scene per l’opera inaugurale, l’Arsace, e Crosato, la Società dei Cavalieri si assicura la collaborazione stabile di scenografi “residenti”, i «Signori Fratelli Galliari»: Bernardino, Fabrizio e Giovanni Antonio, cui si aggiungeranno poi i figli di Fabrizio, Giovannino e Giuseppino, attivi fino alla fine del secolo.

Bozzetti e incisioni giunti sino a noi illustrano l’evoluzione da soggetti poco caratterizzati, legati ai libretti metastasiani, a una maggiore varietà di ambientazioni che, a partire dagli anni Sessanta del Settecento, comprendono il mondo medioevale, la civiltà egizia, le cineserie e le civiltà precolombiane.


1.5 Il sipario originale

 disegno preparatorio per il sipario del Teatro Regio (1756)Il sipario del Teatro, realizzato per l’inaugurazione da Sebastiano Galeotti e rappresentante il Trionfo di Bacco, fu presto restaurato perché deteriorato dai fumi delle lampade e dall’intelaiatura rigida.  bozzetto per il sipario del Teatro Regio (1756)Nel 1756 viene sostituito da quello di analogo soggetto realizzato dallo scenografo Bernardino Galliari, già autore del sipario per il Teatro Carignano e attivo dal 1747 come scenografo del Regio insieme al fratello Fabrizio.

Il gusto del chiaroscuro e la scelta dei colori assicurano il successo all’autore, che diviene uno dei decoratori preferiti dell’aristocrazia torinese.


1.6 Paisiello al Regio

Louise Elisabeth Vigée-Lebrun, Ritratto di Giovanni Paisiello (1790)Nel gennaio 1771, giunti a Torino da Milano, Wolfgang Amadeus Mozart e il padre Leopold hanno occasione di vedere al Regio «una magnifica opera»: l’Annibale in Torino di Giovanni Paisiello. Il musicista è in quegli anni uno dei compositori più in voga a Napoli, dove si è formato, e la sua fama si sta diffondendo in tutta Europa (di lì a pochi anni verrà invitato da Caterina II a San Pietroburgo).

Dopo i successi riscossi soprattutto nel genere buffo, Paisiello riceve dal Regio una delle prime commissioni importanti per un’opera seria. Il libretto, dell’avvocato piemontese Jacopo Durandi, descrive lo scontro e la riconciliazione tra Annibale e il re dei Taurini Artace.


1.7 Prime donne e castrati

Ritratto di Lucrezia AgujariNel Settecento cantanti e ballerini vengono scritturati non per la singola opera ma per l’intera stagione; determinanti per il successo dello spettacolo, costituiscono anche il capitolo di spesa più gravoso per gli organizzatori. Tra le “prime donne” che si esibiscono al Regio, celebri per i capricci almeno quanto per le qualità vocali, si ricordano Lucrezia Agujari, Caterina Gabrielli e Brigida Giorgi Banti.

Il Regio è inoltre testimone dell’ultima fase dell’epoca d’oro dei castrati: vi cantano Giovanni Carestini detto “il Cusanino”, Gioacchino Conti detto “il Gizziello”, Gaetano Majorana detto “il Caffarelli”, Gaetano Guadagni; Luigi Marchesi, qui ritratto nell’Achille in Sciro (1785) scritto per lui da Gaetano Pugnani, è ingaggiato dal Regio per tre stagioni e viene nominato “primo virtuoso di cappella e camera” del re di Sardegna.

Anonimo, Ritratto di Gaetano PugnaniSe nel mondo del canto i nomi sono tutti italiani, per la danza è forte l’influenza francese: alla corte torinese giungono numerosi coreografi, maestri di danza e ballerini d’oltralpe, tra cui François Sauveterre, Jean Dauberval e Sébastien Gallet, ma non mancano celebri coreografi italiani, come Gasparo Angiolini. Grandi musicisti si esibiscono in Teatro, come Giovanni Paisiello, che riscosse molti successi soprattutto nel genere buffo, e Gaetano Pugnani, nominato primo violino del Teatro e della Cappella Regia nel 1770.