La giara

Teatro Regio, Mercoledì 12 Giugno 2019 - Sabato 22 Giugno 2019

Presentazione

Compagnia Zappalà Danza (Photo di Kasia Chmura)

«Quella bella giara nuova, pagata quattr’onze ballanti e sonanti, in attesa del posto da trovarle in cantina, fu allogata provvisoriamente nel palmento», narra Luigi Pirandello. Ed è lì, nel palmento, che capita il guaio: la giara enorme che avrebbe dovuto contenere olio d’oliva si spacca ancora prima di essere usata. È il fatto che scatena l’azione della novella che Pirandello scrisse nel 1906 (pubblicata nel 1909 sul Corriere della Sera) e dalla quale successivamente nel 1916 trasse un atto unico.
È quella storia che Alfredo Casella trasformò in balletto nel 1924 ed è ancora da lì che parte Roberto Zappalà per realizzare la coreografia in programma al Regio insieme a Cavalleria rusticana.
Ma non aspettatevi un semplice racconto folklorico. Immaginatevi piuttosto un pezzo di danza contemporanea dove le atmosfere e i temi vengono filtrati alla luce di una sensibilità molto più attuale.
Perché Roberto Zappalà è una figura faro del contemporaneo in Italia. Dopo una carriera come danzatore in diverse realtà italiane e straniere, Zappalà fonda la sua Compagnia nel 1990. Successivamente crea a Catania una struttura importante, Scenario Pubblico, che nel 2015 il Ministero per i Beni Culturali nomina Centro di Produzione Nazionale, come Aterballetto e la compagnia di Virgilio Sieni. Un riconoscimento paragonabile, per la prosa, ai Teatri Nazionali. E come ogni centro di produzione, la sua attività si articola in diversi settori: dal sostegno alla creatività emergente con l’istituzione del giovane Collettivo Modem alla coproduzione di nuovi progetti, alla ospitalità delle realtà di danza più interessanti e nuove.
In questi ventotto anni Zappalà ha realizzato una cinquantina di balletti, quasi tutti a serata intera, riunendo intorno a sé una Compagnia di agguerrita tecnica e forte sensibilità interpretativa. Nelle sue creazioni ha indagato a tutto campo temi universali, senza mai limitarsi nei confini della sua terra. Niente danza astratta però, ma un contemporaneo che rifugge dalla semplice narratività per trarre invece ispirazione da suggestioni forti. Ricorrendo a rock band contemporanee (I Lautari per I Am Beautiful, dove la statuaria di Rodin prende vita e si anima nei corpi dei suoi ballerini) o alla musica classica (Beethoven, Brahms, Schubert).
L’attività di Zappalà è molteplice e articolata e le sue creazioni seguono diversi filoni. Ecco Transiti Humanitatis, all’interno del quale si possono collocare Oratorio per Eva e La Nona (una versione per pianoforte e controtenore della Sinfonia n. 9 di Beethoven), il recente Liederduett. Oppure Re-mapping Sicily, dove spiccano il folklore (Instrument 1 con il ricorso al marranzano, lo scacciapensieri), la tragedia dei migranti (Naufragio con spettatore), la religiosità (A. Semu tutti devoti tutti?, sulla figura di Sant’Agata). Produzioni che ci portano molto lontano dalla banale illustrazione e trascinano l’attenzione dello spettatore nel cuore pulsante di questi argomenti.
Già nel 1924 La giara nasce in qualche modo con intenzioni d’avanguardia. Il balletto infatti è una commedia coreografica in un atto commissionata a Casella da Rolf de Maré per i suoi Ballets Suédois, una compagnia dalle scelte musicali e artistiche innovative, nata nel 1921 e che per pochi anni sottrasse ai Ballets Russes di Djagilev lo scettro di beniamina nel cuore della Parigi alla moda.
Il balletto e la suite successiva (op. 41 bis) ci raccontano della bellissima giara di Don Lollò Zirafa, che malauguratamente si spacca, e che Zi’ Dima ripara non soltanto con il suo mastice miracoloso, ma anche con i punti di metallo voluti da Don Lollò. Morale: Zi’ Dima, finito il lavoro, si trova prigioniero della giara, e mentre i contadini festeggiano il recluso, in uno scatto d’ira il padrone manda la giara a spaccarsi contro un albero, e questo permetterà all’orciaio di liberarsi.
Per la musica, Alfredo Casella fece ricorso al patrimonio popolare italiano e siciliano in particolare. Tutta la partitura è un susseguirsi di danze festose, come la tarantella. Le facili espressioni melodiche sono elaborate dal musicista con abilità e gusto. Alla composizione, per organico sinfonico normale, si aggiunge una canzone popolare per tenore solo, in cui si narra del rapimento di una fanciulla da parte dei pirati.

 

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Dati essenziali

Compositore: Alfredo Casella
Prima rappresentazione: 1924 Venezia, Teatro di San Benedetto

Allestimenti precedenti:

1949, 1975 (2), 1990, 1991