Cavalleria rusticana

Teatro Regio, Mercoledì 12 Giugno 2019 - Sabato 22 Giugno 2019

Presentazione

Immagine iconografica per Cavalleria rusticana

L’annuncio del concorso bandito da Sonzogno “Per un’opera in un atto” l’aveva letto sul «Teatro Illustrato» del luglio 1888. Lui, Pietro Mascagni, viveva a Cerignola dove, per 100 lire al mese, dirigeva la Società Orchestrale (non la banda cittadina, come con sprezzo sostennero molti, anche D’Annunzio che lo definì “Il capobanda di Cerignola”). «Decisi subito per il dramma di Verga che io avevo ammirato sulla scena di prosa a Milano. Pregai il mio amico e concittadino Targioni-Tozzetti di farmi un libretto strettamente legato all’azione del Verga, aggiungendovi semplicemente qualche brano lirico per vestire la nudità della tragica vicenda. Io ricevevo i versi un po’ alla volta, ma le situazioni le avevo già tutte in mente: mi ero immedesimato nel dramma a tal punto che io lo sentivo dentro musicalmente. Composi l’opera in poco tempo, ma finita che l’ebbi, fui preso da un attimo di perplessità: avevo dato un’occhiata allo spartito del mio Ratcliff, e Cavalleria mi fece un altro effetto. Chiusi lo spartito in un cassetto e non volli più spedirlo. Fu mia moglie che, di soppiatto, prese lo spartito e corse a impostarlo». Tratta dall’omonimo dramma di Giovanni Verga (rappresentato per la prima volta al Teatro Carignano di Torino il 14 gennaio 1884, con Eleonora Duse come protagonista, è considerato il primo esempio di verismo teatrale italiano), Cavalleria rusticana vinse il concorso Sonzogno (primo premio 3000 lire) e venne rappresentata con uno straordinario successo il 17 maggio 1890 al Teatro Costanzi di Roma. Racconta Gemma Bellincioni, prima interprete di Santuzza: «Alla fine dell’opera gli spettatori parvero letteralmente impazziti, urlavano, agitavano i fazzoletti; nei corridoi la gente si abbracciava. Abbiamo un maestro! Viva il nuovo maestro italiano!». Alla Scala, l’anno successivo, ci furono 22 repliche, a Berlino in due anni venne eseguita 100 volte, ad Amburgo (tradotta in tedesco) venne diretta da Gustav Mahler.
Il motivo di un successo che non ha mai conosciuto soste lo ha spiegato sapientemente Rubens Tedeschi: «Il dramma di Turiddu e Santuzza ha una aggressiva verità che, ancor oggi, trascina suo malgrado lo spettatore più smaliziato. La molla infallibile è l’amore: non quello poetico od eroico dei personaggi romantici; ma un amore di carne, nutrito dal gran sole del Sud che matura il vino generoso, brucia la terra e il sangue. Turiddu ha un’unica idea nella mente e sul labbro: l’amore che lo acceca, che lo conduce a notte nella casa di Lola, che guida la mano al pugnale. Perciò il suo canto sbocca naturalmente nel grido, accoppiando l’estetica dell’urlo all’estetica del coltello».

 

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Dati essenziali

Compositore: Pietro Mascagni
Librettista: Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci
Prima rappresentazione: 1890 Roma, Teatro Costanzi

Allestimenti precedenti:

1890, 1891, 1916, 1928, 1939, 1948, 1955, 1966, 1971, 1990, 2007