Evita

Teatro Regio, Venerdì 4 Maggio 2018 - Mercoledì 9 Maggio 2018

Argomento

Atto I

In un cinema di Buenos Aires, il 26 luglio 1952, lo spettacolo è interrotto dall’annuncio della morte di Eva Perón, first lady e leader spirituale dell’Argentina: il pubblico, addolorato, intona il requiem mentre un giovane dissidente, Che, commenta in modo sarcastico la notizia. Un salto temporale porta l’azione al 1932: nel suo villaggio natale, Junín, la giovanissima Eva seduce il cantante di tango Magaldi per farsi portare a Buenos Aires. Qui la ragazza abbandona Magaldi dopo averlo sfruttato e continua la sua corsa verso la celebrità, sotto lo sguardo ironico di Che. Nel frattempo, la scena politica inizia a cambiare: un grande “gioco delle sedie” rappresenta la lotta per il potere di un gruppo di ufficiali appartenenti a un movimento di destra, tra cui il colonnello Juan Domingo Perón. Nel 1944 Perón organizza un concerto di beneficenza e conosce Eva: la donna lo conquista e, dopo aver cacciato senza scrupoli l’amante precedente, diventa la sua compagna ufficiale. La nuova fiamma di Perón suscita sdegno tra gli aristocratici e i membri dell’esercito, i quali, incitati da Che, manifestano tutto il loro disprezzo per Eva, un’attrice di origini umilissime. Eva persuade Perón a candidarsi come presidente e diventa protagonista di un comizio in cui incita i lavoratori a votare per il colonnello: la folla dei descamisados risponde entusiasta alla promessa di una nuova Argentina.

Atto II

La sera della vittoria di Perón, Evita si affaccia al balcone del palazzo di governo e conferma alla folla festante le promesse fatte. Che avverte Eva dei rischi della sua ascesa politica, mentre lei si preoccupa solamente di mostrare un aspetto abbagliante indossando gioielli e abiti firmati. Perón, insieme ad alcuni ufficiali, commenta il successo d’immagine del tour europeo di Evita e annuncia il suo ritorno a causa di un serio problema di salute. Di nuovo in patria, Eva fonda un’associazione benefica: Che la critica, ma la folla la proclama sua protettrice. In una scena onirica, Eva balla un walzer con Che e cerca di giustificare tutti i suoi sotterfugi. Contro il volere del governo, la donna intende diventare vicepresidente, ma Perón la dissuade poiché la sua salute è precaria. Eva ammette che la sua fine è prossima e rivolge un ultimo discorso alla nazione, in cui proclama il suo amore sincero per i lavoratori. Alla morte di Eva, il cadavere è affidato agli imbalsamatori. Che anticipa che il suo monumento funebre non sarà mai completato e che il suo corpo imbalsamato sarà trafugato e resterà nascosto per diciassette anni.