L’incoronazione di Dario

Teatro Regio, Giovedì 13 Aprile 2017 - Domenica 23 Aprile 2017

Libretti

Copertina del volume monografico su L'incoronazione di Dario

176 pagine
34 illustrazioni
35 tavole in b/n
prezzo 12,00 €
prezzo con il carnet 8,00 €

Disponibile

Le dirò con due parole...

a cura di Valentina Crosetto

Commetterebbe un grave errore chi considerasse la sala di un teatro italiano della prima metà del Settecento con lo stesso criterio con cui si giudica una platea di oggi. Qualunque frequentatore moderno che immagini di trovarsi a contatto con un pubblico rispettoso e intelligente rimarrebbe sconcertato dal contegno tutt’altro che irreprensibile degli spettatori dell’epoca: nei palchi si mangiava, si giocava, si fumava senza troppo interesse per quel che avveniva in scena; soltanto al momento dell’aria preferita, ovvero là dove risuonava la più bella melodia, l’attenzione diventava viva. Né dobbiamo biasimarli, perché all’epoca di Vivaldi i melodrammi, già estenuanti per durata e sovrabbondanza di recitativi, venivano composti più per i virtuosi del bel canto che per intima necessità creativa. Ben lontana dall’unione delle varie componenti – musica, letteratura, interpretazione scenica, danza, apparati e macchinari – l’opera barocca era un ibrido disordinato in cui il coordinamento fra gli elementi stilistici dipendeva dal rispetto di abitudini (e concessioni) ormai consolidate. Le arie erano accettate, spostate, sostituite, manomesse dai cantanti, le cui prestazioni costavano all’impresario assai più di quelle del compositore...


Manon Lescaut, ovvero un buon selvaggio sui generis a Parigi

di Sonia Arienta

In Manon Lescaut Puccini – e la comitiva di autori con i quali collabora al libretto: Marco Praga, Domenico Oliva, Ruggero Leoncavallo, Luigi Illica, Giuseppe Giacosa, Giulio Ricordi, il compositore stesso – assicura alla protagonista il title role in esclusiva. Sostanziale differenza rispetto aL’Histoire du chevalier Des Grieux et de Manon Lescaut (1731), romanzo dell’abbé Prévost, da cui è tratta l’opera. Questo preliminare spostamento di focalizzazione, da un personaggio all’altro, lascia intuire il desiderio di accordare maggiore attenzione alle questioni poste da Manon: non (sol)tanto il fascino femminile, ma alcuni suoi effetti collaterali, in particolare il controllo del corpo, la ricerca dei piaceri in senso lato, in rapporto al possesso della ricchezza, alla sovversione delle regole sociali e dei confini di classe...


Un virtuoso di violino sulle scene del Sant’Angelo:
L’incoronazione di Dario e l’affermazione del Vivaldi operista

di Raffaele Mellace

a Francesco Degrada, in grata memoria

«... del celebre compositore di musica il Sig. D. Antonio Vivaldi»

L’incoronazione di Dario calcò le scene per la prima volta il 23 gennaio di trecento anni fa, a conclusione della stagione di carnevale del veneziano Teatro di Sant’Angelo. L’opera piacque e contribuì a raddrizzare le sorti d’una stagione altalenante: iniziata, ancora nell’autunno, col successo del precedente titolo vivaldiano, l’Arsilda regina di Ponto, arenatasi nel fiasco della Penelope la casta di Fortunato Chelleri, infine risollevatasi con la frettolosa ripresa dell’Arsilda e appunto col nostro titolo, di cui la stampa coeva registra inequivocabilmente, dalle colonne della «Pallade veneta», il generale gradimento1:

Sabbato pure scorso nel teatro di Sant’Angelo hebbe principio il nuovo drama musicale in cui rappresentasi con magnificenza L’incoronazione di Dario, che riescì con applauso...


Quale Dario? Una dinastia in scena

di Maria Giovanna Biga

Il libretto di Adriano Morselli e la conoscenza dell’impero persiano tra Sei e Settecento

L’opera di Vivaldi L’incoronazione di Dario racconta di come, alla morte del re persiano Ciro, fra tre pretendenti al trono, Oronte, Arpago e Dario, prevalse quest’ultimo, di nobili natali, e ne divenne il successore, sposandone una figlia di nome Statira di cui era innamorato. L’azione si svolge nella città Metropoli di Persia, città sconosciuta, ma che richiama probabilmente Persepoli, che fu la più grande delle capitali dell’impero persiano.
Il libretto è stato scritto da Adriano Morselli, autore di molti libretti nella seconda metà del Seicento, e che era sicuramente a conoscenza delle opere di alcuni storici greci che avevano narrato le vicende dell’impero persiano e probabilmente conosceva anche le tragedie dei francesi Corneille e Racine, a lui contemporanei, e che si riferivano a vicende dell’antichità...


Grazia barocca e giochi di potere.
A colloquio con Ottavio Dantone e Leo Muscato

di Elena Biggi Parodi

Come i pittori veneziani erano capaci di riprendere mille volte la stessa veduta durante tutto il corso della loro carriera, in un costante lavoro di revisione e perfezionamento, Vivaldi, nell’Incoronazione di Dario, utilizza modi e materiali musicali che provengono da e confluiscono in altra produzione: operistica, mottettistica, sacra, concertistica e sonatistica1. Nella sua produzione per il teatro spesso partecipano alla formazione delle idee musicali immagini naturalistiche, tanto che «le aggiunte di Vivaldi nei libretti sembrano orientate anche dal proposito di potersi appoggiare alle immagini predilette: tempeste, venti, canto di uccelli, farfalle, fiori, ecc.»2. Si tratta tuttavia di frasi e idee musicali che circolano in combinazioni nuove, che vengono traslate passando dalla descrizione naturalistica al dipingere una condizione emotiva....


Un ritratto

a cura di Alberto Bosco

Può sembrare strano che il conservatorio di Venezia sia intitolato a Benedetto Marcello e non a Vivaldi, il musicista che ha saputo meglio di tutti sintetizzare e diffondere la ricca tradizione strumentale veneziana e diventare quindi un simbolo della sua città. Ma a differenza di Marcello, che era membro dell’Accademia Filarmonica di Bologna, ossia un dotto contrappuntista, seppur non così pedante nelle sue composizioni come i suoi libelli satirici potrebbero lasciar sospettare, Vivaldi ebbe fama di violinista spettacolare e virtuoso, ma di compositore sregolato e facile agli effetti. Anche la sua intrusione nel mondo dell’opera venne giudicata dai contemporanei un azzardo che avrebbe allentato il rigore delle sue opere strumentali, non riconoscendo invece che l’indole teatrale e comunicativa dei suoi concerti aveva trovato uno sbocco naturale sul palcoscenico. A tutto questo è da aggiungere l’eccentricità della sua persona: era sacerdote, ma dispensato dal dir messa per motivi di salute – pare dovuti a un’asma bronchiale congenita – che però non gli impedirono di girare mezz’Europa per dar concerti, né di dedicarsi al lavoro snervante e rischioso di impresario teatrale e a quello più compromettente di compositore d’opere...


Vivaldi e Torino, storia di un paradosso

di Giorgio Rampone

Un singolare paradosso caratterizza il rapporto fra Torino e Antonio Vivaldi, come ha bene messo in luce uno dei suoi più illustri studiosi, Alberto Basso. Infatti, i contatti fra Torino e il compositore veneziano furono «pochi e, comunque, non determinanti»1, anche se è senz’altro meritevole di essere segnalata una sua breve presenza in città nel 1701 presso la scuola di violino di Lorenzo Francesco Somis2. È altrettanto vero, però, che «la capitale sabauda gode dello straordinario privilegio di possedere, e per ragioni quasi del tutto casuali, la più gran parte del patrimonio di musiche del “Prete rosso”»3, nelle Raccolte Foà e Giordano della Biblioteca Nazionale Universitaria. Un imponente corpus di autografi vivaldiani (ma non solo), senza dubbio il più prezioso “tesoro” musicale conservato a Torino, oltre che uno dei più importanti del mondo. Le circostanze che ne portarono all’acquisizione, nel 1927 e 1930, furono decisamente avventurose, come risulta dall’appassionata ricostruzione frutto di minuziose ricerche realizzata da Orlando Perera4 nel 2010, o dalla più recente rielaborazione in avvincente chiave di romanzo, ma rispettosa del rigore documentale, uscita dalla penna di Federico Maria Sardelli5...


Le prime rappresentazioni dell’opera
e il teatro di Vivaldi a Torino


Argomento - Argument - Synopsis


Struttura dell’opera e organico strumentale

a cura di Enrico M. Ferrando

La struttura classica dell’opera seria italiana del Settecento è in tre atti, all’interno dei quali l’organizzazione è invariabilmente caratterizzata da un’alternanza di recitativi (ai quali è affidato lo svolgimento dell’azione) e arie, veicolo di esibizione dei cantanti.
I recitativi solitamente precedono le arie, ma non è affatto raro che le seguano [19b, 20b, 23c], o ne siano svincolati [2, 4, 9, 15, 26, 28, 33, 34, 35, 40, 43, 47, 48, 49, 51, 53]. Nella maggior parte dei casi si tratta di recitativi “secchi”, ossia accompagnati dal solo basso continuo. Eccezionalmente – in casi che richiedano una particolare sottolineatura espressiva – prendono la forma del recitativo “accompagnato”, con l’intervento dell’orchestra [2, 16b, 25b]. Nell’Incoronazione di Dario troviamo anche recitativi secchi intercalati da brevi ariosi – passaggi trattati musicalmente e vocalmente come arie, che tuttavia non si elevano all’autonomia formale dell’aria vera e propria [21b, 23a, 36a]...


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