Manon Lescaut

Teatro Regio, Martedì 14 Marzo 2017 - Domenica 26 Marzo 2017

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Libretti

Copertina del volume monografico su Manon Lescaut

120 pagine
35 illustrazioni
26 tavole in b/n
prezzo 12,00 €
prezzo con il carnet 8,00 €

Disponibile

Le dirò con due parole...

a cura di Marco Targa

Quando nel 1731 l’abbé Prévost pubblicò il romanzo Storia del cavaliere Des Grieux e di Manon Lescaut, probabilmente non poteva immaginare quale sorte sarebbe toccata alla sua protagonista. Manon sarebbe infatti diventata la capostipite di una lunga serie di intriganti personaggi femminili che avrebbero via via ridefinito il ruolo della donna nella narrativa e nel teatro, gettando il seme di quella che a fine Ottocento sarebbe diventata la femme fatale. Con Manon nasce infatti la figura della donna libera dallo stereotipo che la società maschilista e patriarcale le aveva cucito addosso da secoli, ovvero quello di “angelo del focolare” e appare invece il prototipo della donna che, al pari dell’uomo, non ha vergogna a ricercare la realizzazione della propria esistenza nell’appagamento dei desideri materiali. Nel suo caso questi desideri assumono principalmente due forme: l’amore erotico e l’attrazione per il lusso e la ricchezza. Dall’indecisione fra queste due passioni, dall’impossibilità di scegliere fra «la carezza voluttuosa» dello studente Des Grieux e la «festa di ori e di colori» del palazzo aurato del tesoriere generale del Regno di Francia, deriverà la tragedia che porterà lei alla morte e il povero amato alla disperazione...


Manon Lescaut, ovvero un buon selvaggio sui generis a Parigi

di Sonia Arienta

In Manon Lescaut Puccini – e la comitiva di autori con i quali collabora al libretto: Marco Praga, Domenico Oliva, Ruggero Leoncavallo, Luigi Illica, Giuseppe Giacosa, Giulio Ricordi, il compositore stesso – assicura alla protagonista il title role in esclusiva. Sostanziale differenza rispetto a L’Histoire du chevalier Des Grieux et de Manon Lescaut (1731), romanzo dell’abbé Prévost, da cui è tratta l’opera. Questo preliminare spostamento di focalizzazione, da un personaggio all’altro, lascia intuire il desiderio di accordare maggiore attenzione alle questioni poste da Manon: non (sol)tanto il fascino femminile, ma alcuni suoi effetti collaterali, in particolare il controllo del corpo, la ricerca dei piaceri in senso lato, in rapporto al possesso della ricchezza, alla sovversione delle regole sociali e dei confini di classe...


Il libretto di Manon come “riduzione amplificata”

di Marco Ravasini

In Italia il cambiamento dell’opera nel Secondo Ottocento, in quanto creazione musicale (dal punto di vista dei compositori) ma anche, e soprattutto, in quanto forma di spettacolo (dal punto di vista del pubblico), fu un fatto tanto scontato quanto caratterizzato da una rapidità fulminea e inesorabile. Prima il teatro musicale era stato un fenomeno di vaste dimensioni, che aveva visto i generi, in origine contrapposti e socialmente antagonistici, dell’opera settecentesca (il serio e il buffo) convergere in un’unica forma, il melodramma romantico, specchio del Risorgimento e oggetto, per conseguenza, di una diffusione capillare e di un fanatismo interclassista1. Poi, invece, con le guerre di indipendenza e i loro costi elevati, per non parlare della deflazione e della crisi economica in Europa e in America a partire dagli anni Settanta, il Paese, unificato politicamente già dal decennio precedente e in preda alle prime lotte sociali, conobbe una fase, per così dire, di ridimensionamento e specializzazione del teatro musicale, che si fece meno diffuso ma più colto, in risposta ai bisogni più intellettuali della nuova borghesia “nazionale”...


Il labirinto di Prévost

di Corrado Rollin

Pare che nel 1844 un lontano discendente di Prévost, convinto di essere stato imbrogliato in una divisione di beni per aver ereditato soltanto un mucchio di lettere e manoscritti dell’autore di Manon Lescaut, abbia scaraventato tutto nel fuoco direttamente nel cortile del notaio1. Forse è una spiegazione un po’ troppo romanzesca, ma in effetti i documenti di prima mano su di lui sono curiosamente pochi. Di un uomo che per tutta la vita dovrebbe aver intrattenuto una fitta corrispondenza, non ci restano che 39 lettere. Pur avendo pubblicato 168 volumi (quasi un record anche per quei tempi), non abbiamo neanche un contratto con un editore. A creare questo alone di mistero ha contribuito lo stesso Prévost, che aveva quasi il culto della segretezza. Sacerdote controvoglia e avventuriero per vocazione, si può dire che per anni abbia avuto una doppia (se non addirittura tripla) vita. Del resto, se Beaumarchais oltre che il drammaturgo faceva l’orologiaio, la spia e il trafficante d’armi, perché stupirsi?... 


Un ritratto

a cura di Alberto Bosco

Invece di scervellarsi a cercare un nuovo finale all’incompiuta Turandot alternativo a quello di Alfano, i compositori che amano veramente Puccini potrebbero pensarne uno nuovo per la Rondine, l’opera più leggera e autoironica di Puccini. Infatti, se non fosse per gli sdilinquimenti che ne sciupano il terz’atto, da questo vivacissimo capolavoro risulterebbe chiaro anche ai detrattori del compositore lucchese – quelli, per intenderci, che non sopportano il suo sentimentalismo – quanto distaccato egli fosse ormai nel 1914 dal mondo poetico che lo aveva reso famoso con la “trilogia” Bohème-Tosca-Butterfly. Questa insoddisfazione, questa ricerca di nuove vie più in sintonia con i tempi moderni, si rivelò in lui già dopo la composizione di Madama Butterfly, come ben si può vedere dalle lettere di quel periodo, in cui Puccini è più indeciso che mai nella scelta di nuovi soggetti, per trovare una prima laboriosa realizzazione nell’opera-western La fanciulla del West e continuare in modi più pienamente riusciti nel Trittico e nella Turandot...


Argomento - Argument - Synopsis


Struttura dell’opera e organico strumentale

a cura di Enrico M. Ferrando

Manon Lescaut è concepita come “dramma musicale”: un genere operistico nel quale, in linea di massima, non è il testo ad adattarsi a un sistema di pezzi (arie, duetti, concertati, ecc.) preordinati secondo uno schema determinato da convenzioni, ma la musica ad adattarsi al decorso del libretto. Puccini dipana le voci dei cantanti spaziando dal declamato all’arioso sulla trama di un discorso sinfonico basato sull’elaborazione di un nucleo relativamente ristretto di temi trattati in modo assimilabile alla tecnica wagneriana del Leitmotiv. Ma all’interno di questo discorso, in teoria privo di soluzioni di continuità, definisce comunque aree equivalenti a pezzi chiusi, nelle quali prevale l’espansione lirica: arie che si traducono in empiti di respiro breve o brevissimo, e duetti, trattati secondo una sintassi della forma ormai completamente affrancata dalla tradizione ottocentesca. La suddivisione di Manon Lescaut in numeri musicali separati è quindi dovuta alla nostra interpretazione, come pure la nomenclatura utilizzata per definirli – tranne il caso del n. 15, intitolato Madrigale in partitura...


La prima rappresentazione


Libretto