The Rake’s Progress

Teatro Regio, Martedì 10 Giugno 2014 - Mercoledì 18 Giugno 2014

Libretti

Copertina del volume monografico su The Rake's Progress

184 pagine
31 illustrazioni
30 tavole in b/n
prezzo 12,00 €
prezzo con il carnet 8,00 €

Disponibile

Le dirò con due parole...

a cura di Marco Targa

Oggi per noi è una cosa normale e del tutto scontata: si va a teatro per ascoltare opere del passato, di un passato lontano anche secoli. Non sempre fu così, però. Questa nostra abitudine è una novità recente, introdotta solamente nel secolo scorso. Se nel Sei e nel Settecento si ascoltavano quasi esclusivamente opere fresche d’inchiostro, nell’Ottocento iniziò gradualmente a formarsi il concetto di repertorio di opere “classiche”, tutte ascrivibili a un arco temporale che non copriva che pochi decenni, non certo i tre secoli (e anche oltre) nei quali può oggi viaggiare lo spettatore contemporaneo. Fu inevitabile che quest’allungamento della prospettiva storica iniziò a lasciare segni evidenti anche sulle nuove opere che il Novecento produsse, le quali sempre più spesso iniziarono a entrare in dialogo con quel passato. The Rake’s Progress (La carriera di un libertino) di Stravinskij è certamente l’opera che meglio incarna questa idea di rispecchiamento nel passato, un’opera nella quale librettista e compositore hanno giocato a far rivivere sotto nuove vesti e nuove forme gli stilemi tipici dell’opera italiana settecentesca (con qualche ammiccamento all’opera romantica), filtrandoli attraverso il linguaggio disincantato della modernità...


Un ritratto

a cura di Alberto Bosco

Giunse il momento in cui le spinte opposte che s’agitavano in seno alle coscienze e alle società europee dell’Ottocento diventarono così evidenti e laceranti da non poter più essere ricondotte dagli artisti in un discorso unitario. E fu l’inizio del modernismo, cioè di quel periodo dell’arte in cui un atteggiamento critico, e a volte persino distruttivo, nei confronti del linguaggio costituito e della società in genere, permetteva all’artista di affermare o quantomeno difendere per via negativa valori umani eclissati e contraddetti dai tempi. Noi oggi viviamo l’epoca in cui, esauritasi questa tensione ideale, la disgregazione dei desideri, l’assottigliamento della vita interiore, l’impossibilità di conciliare individualità e collettività, la perdita di autenticità nella comunicazione non suscitano più tragici sentimenti di perdita o rivolta, ma una certa euforia, nell’implicita scommessa di trovarsi davanti all’alba di un nuovo modo di essere uomini, non più in un vicolo cieco. Può risultare, quindi, difficile capire il trauma e le conseguenze di quel che accadde agli inizi del secolo scorso, in particolare per quel che riguarda la musica, l’arte che subì il cambio epocale in modo più brusco...


Teatro nel teatro e laboratorio di retorica in The Rake’s Progress

di Marco Emanuele

I. All’origine non solo del soggetto della vicenda, ma anche di alcune scelte formali di The Rake’s Progress, c’è un’ispirazione visiva: Stravinskij, da anni residente in America, nel maggio 1947 visita a Chicago una mostra sul pittore inglese Hogarth e vede il ciclo intitolato The Rake’s Progress (1731-1733). Insomma, gli succede quel che è successo ad Adrian Leverkühn, l’antistravinskiano protagonista del Doktor Faustus di Thomas Mann (pubblicato nel gennaio 1947) folgorato dalle incisioni di Dürer che gli suggeriscono l’ultima, colossale composizione. C’è poi un incontro felice: tramite l’amico Aldous Huxley, Stravinskij conosce il poeta inglese Wystan H. Auden, anch’egli ormai cittadino americano, che ha già collaborato con Benjamin Britten, ma non ha ancora scritto
un libretto d’opera vero e proprio. Dopo uno scambio di lettere, il compositore lo ospita per una settimana, durante la quale viene steso il piano dell’opera, indicante la disposizione e il carattere dei pezzi musicali. Alla scrittura di un libretto che Montale definirà «secco come un bambù»1 collabora il compagno di Auden, Chester Kallman, poeta e furioso melomane (la Callas per lui era «mia sorella greca»)2...


La carriera di Tom, passo per passo

di Alberto Bosco

Il Rake’s Progress è un’opera piena di segreti e di mascheramenti, ma non di metamorfosi: i suoi personaggi hanno un sottinteso significato allegorico dal quale sono permesse solo minime deviazioni e una delle funzioni della musica è proprio quella di mantenere fissa l’attenzione sul valore di ogni figura, stabilendo con un’evidente gerarchia stilistica i loro particolari modi espressivi. L’altra funzione è quella di scavare all’interno dei limiti posti dall’allegoria, di dare sembianze umane alle figure archetipiche tratteggiate dal libretto decisamente concettuale di Auden e Kallman. Tra tutti, il protagonista Tom Rakewell è il personaggio musicalmente più vario e una breve analisi degli accorgimenti che Stravinskij utilizza per definirlo musicalmente e per esplicitare le dinamiche del suo carattere potrà servire come esempio per intendere la particolare natura drammaturgica di quest’opera, e così capire ciò che la rende teatralmente efficace e viva...


Il teatro di McVicar, o del rispetto

di Alberto Mattioli

È strano, o forse non tanto, sapendo come vanno le cose nell’Italia dell’opera. Sta di fatto che sir David McVicar, uno dei registi d’opera più celebri del mondo, arriva solo adesso nel nostro Paese, dopo un Faust (una delle più belle produzioni d’opera degli ultimi anni) coprodotto dal Verdi di Trieste con il Covent Garden e, più recentemente, degli acclamati Troyens alla Scala. Bizzarro, perché se c’è un regista in grado di mettere d’accordo tutti, è proprio lui. Nessuno come McVicar può risolvere l’incredibile querelle des anciens et des modernes che si combatte in Italia, ormai spaventosamente fuori tempo massimo. Agli occhi dei primi, appare un rassicurante regista “rispettoso” dell’ambientazione dell’opera e delle didascalie del libretto, scambiate dai nostri coeurs simples per “drammaturgia originale” o, peggio, per “volontà dell’autore”. Agli occhi dei secondi, appare invece chiaro che se il contenitore è tradizionalmente rassicurante, il contenuto è viceversa affatto “contemporaneo”, perché l’interesse non si circoscrive, come da pessima tradizione italiana degli ultimi decenni, nell’arredamento d’interni, sfilata di sontuosi costumi, estetica delle belle statuine, ma in un investimento sempre pagante per lo spettacolo e appagante per lo spettatore sulla recitazione, che si sbarazza dei più vieti e insopportabili clichés del (mal) recitar cantando...


Argomento - Argument - Synopsis


Struttura dell’opera e organico strumentale

a cura di Enrico M. Ferrando

Credo che dramma musicale e opera siano due cose molto diverse tra di loro. Tutta la mia vita è stata dedicata all’opera. The Rake’s Progress è decisamente un’opera, un’opera di arie, recitativi, cori e pezzi d’assieme. La sua struttura musicale, il concetto del ricorso a queste forme, perfino i rapporti delle tonalità, seguono la linea della tradizione classica.

(Igor Stravinskij, cit. in Roman Vlad, Strawinsky, Einaudi, Torino 1958, p. 218)

Lo stesso Stravinskij, in una lettera a W. H. Auden, spiegò di aver voluto «comporre non un dramma musicale, ma proprio un’opera, con numeri chiaramente separati». La sua originale intenzione era di collegare i numeri musicali attraverso segmenti di recitazione, per quanto in effetti abbia poi fatto ricorso proprio ai «consueti recitativi operistici» nei tradizionali moduli del recitativo secco, sostenuto soltanto dallo strumento a tastiera, e del recitativo accompagnato dall’orchestra, facendo riferimento ai modelli settecenteschi verso cui lo orientava il soggetto stesso dell’opera. Stravinskij aveva chiesto ad Auden di trattare il soggetto «in modo moderno, così come io ho trattato Pergolesi nel mio Pulcinella» pur facendo riferimento al periodo di Hogarth, e da parte sua alla fine del 1947 aveva chiesto al proprio editore di procurargli le partiture delle opere di Mozart su libretto di Da Ponte e di quella del Flauto magico, che intendeva utilizzare come «fonte di ispirazione per la mia futura opera»...


Le prime rappresentazioni e l’opera a Torino


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