Gianni Schicchi

Teatro Regio, Venerdì 21 Marzo 2014 - Domenica 30 Marzo 2014

SNAM Italgas

Argomento

In Firenze. Fine del XIII secolo - principio del XIV.

Atto unico

Nella camera da letto di Buoso Donati, appena spirato, i suoi parenti sono impegnati nella ricerca del testamento. Per nulla addolorati per la dipartita, sono invece preoccupati per una voce che gira in città: Buoso avrebbe lasciato grande parte della sua eredità a un convento di frati. Se il testamento è presso un notaio, chiarisce Simone, non c’è nulla da fare, ma se la preziosa pergamena è in casa, forse è possibile trovare una soluzione. È il giovane Rinuccio a trovare il rotolo di pergamena e come ricompensa chiede agli zii che gli venga accordato il permesso di sposare Lauretta, la figlia di Gianni Schicchi. Il testamento viene aperto ed è la dolorosa conferma: Buoso ha lasciato tutto ai frati. Subito si pensa a come modificarlo e, secondo Rinuccio, l’unico in grado di compiere una tale operazione è proprio Schicchi, che lui ha mandato a chiamare. Ma i parenti insorgono: quell’uomo viene dal contado, non ha nemmeno una dote per sua figlia! Schicchi arriva e litiga con i Donati; la figlia Lauretta lo supplica, minacciando di gettarsi in Arno se non potrà sposare Rinuccio. Schicchi legge il testamento e trova subito una soluzione: nessuno sa che Buoso è morto: lui si travestirà da Buoso, falsificherà la sua voce e detterà al notaio un nuovo testamento. Entra Maestro Spinelloccio, il dottore, e Schicchi, con la voce di Buoso, gli assicura di sentirsi meglio e di aver voglia di dormire. La prova è superata, non resta che chiamare il notaio. Tutti i Donati assistono Schicchi mentre si veste da Buoso, e ognuno di loro gli promette un premio in fiorini se nel testamento gli farà avere i tre pezzi più pregiati dell’eredità: la mula, i mulini di Signa e la casa. Schicchi, prima dell’inizio della finzione, li ammonisce che se verranno scoperti la pena è il taglio della mano e l’esilio. Entra il notaio con due testimoni, e il falso Buoso nomina suo erede Gianni Schicchi. Ai parenti scornati non resta che tacere, per timore di essere scoperti. Schicchi li caccia di casa e si congeda dal pubblico spiegando che per questa beffa, che farà felici i due innamorati Rinuccio e Lauretta, «il gran padre Dante» lo ha cacciato all’Inferno.