Una tragedia fiorentina

Teatro Regio, Venerdì 21 Marzo 2014 - Domenica 30 Marzo 2014

SNAM Italgas

Libretti

Copertina del volume monografico su Una tragedia fiorentina e Gianni Schicchi

160 pagine
31 illustrazioni
24 tavole in b/n
prezzo 12,00 €
prezzo con il carnet 8,00 €

Disponibile

Le dirò con due parole...

a cura di Marco Targa

Chissà cosa avrebbe pensato Puccini dell’idea di accostare il suo Gianni Schicchi all’opera in un atto di Zemlinsky Una tragedia fiorentina. Le sue volontà erano abbastanza chiare: le tre opere del suo Trittico – Il tabarro, Suor Angelica, Gianni Schicchi – avrebbero dovuto essere rappresentate sempre insieme, poiché immaginate come un organismo unitario, dai precisi equilibri drammatici. Eppure fin da subito la sua opera comica conobbe un successo ben superiore rispetto a quello delle sue due compagne, iniziando una propria carriera indipendente. Da qualche anno l’abbinamento di Gianni Schicchi con l’opera di Zemlinsky sta divenendo una prassi frequente e, alla prova del palcoscenico, vincente. Le due opere formano un dittico così efficace dal punto di vista teatrale che non sembra folle immaginare che ad ammetterlo sarebbe stato anche lo stesso Puccini. La scelta è particolarmente felice, non solo perché esse condividono il fatto di essere ambientate in una Firenze medievale, le cui architetture, in entrambi i casi, si scorgono da un interno di abitazione; ma soprattutto in virtù della complementarità dei due soggetti: il primo una tragedia notturna con un apparente (e altamente enigmatico) lieto fine, il secondo una solare commedia brillante, in cui affiorano però tratti di comicità macabra...


Una tragedia fiorentina

Un dramma universale nel perimetro di una stanza

di Marco Marica

Un uomo rientra a casa da un viaggio di lavoro. È tardi. La moglie non aspetta il suo ritorno: è in compagnia di un altro uomo, il suo amante, una persona importante, che si rivolge con distacco e alterigia al padrone di casa. Il marito comprende immediatamente la situazione, ma riesce a controllarsi e a dissimulare la propria ira, parlando all’intruso di politica e di affari. Lo invita persino a continuare la serata in loro compagnia, cantando e bevendo vino. Ma nonostante tutti e tre si sforzino di far finta di nulla, la tensione è palpabile, aumenta di minuto in minuto. Le parole che il marito rivolge alla moglie e all’amante si caricano di doppi sensi, di allusioni di morte, di malcelata aggressività. Ed ecco allora che una battuta infelice dell’amante finisce per fare da detonatore: i due uomini si battono e il marito uccide l’intruso sotto gli occhi inorriditi della moglie.
È questa in sintesi la trama di Eine florentinische Tragödie di Alexander Zemlinsky, un’opera in un atto della durata di circa un’ora che sembra voler mettere a nudo in modo paradigmatico l’essenza del melodramma romantico: il conflitto che scaturisce dal triangolo amoroso, irrisolvibile e inconciliabile, tra un uomo, una donna e un antagonista (maschile o femminile) che si oppone al loro amore...


Argomento


Struttura dell’opera e organico strumentale

a cura di Enrico M. Ferrando

Una tragedia fiorentina si colloca nella tradizione del “dramma musicale” tardoromantico, la cui estetica privilegia un tessuto musicale ininterrotto. In effetti l’opera di Zemlinsky – che si svolge in un’assoluta unità di spazio, tempo e azione, nella forma dell’atto unico prediletta dal teatro musicale espressionista – non prevede esplicite interruzioni neppure nella consueta forma della divisione in scene. La struttura musicale dell’opera è basata sulla continua elaborazione di un certo numero di nuclei tematici di significato simbolico che percorrono il lavoro in una fitta trama sinfonica, sulla quale le voci dei cantanti intonano il testo del libretto oscillando tra il declamato e un arioso intensamente espressivo, al di fuori di forme nettamente definite. Così un’articolazione interna può essere delineata essenzialmente sulla base della successione delle situazioni drammaturgiche. La presenza di soli tre personaggi e l’assenza del coro, peraltro, escludono la possibilità di qualunque divagazione esornativa o di quadri di descrizione ambientale; va però sottolineato l’ampio preludio sinfonico, che allude al sottinteso, immediato antefatto: di lì la vicenda procede con uno svolgimento essenziale che si riflette nella stringata articolazione formale...


Le prime rappresentazioni e l’opera a Torino


Libretto



Gianni Schicchi

Soltanto una grande opera comica.
Apppunti per una lettura di Gianni Schicchi

A rileggere le recensioni di Butterfly apparse l’indomani della prima milanese del 17 febbraio 1904 si rimane colpiti dall’insistenza nel sottolineare il presunto ricorso di Puccini a una sorta di compiaciuto manierismo autocelebrativo. Oggi un simile atteggiamento critico può apparire sorprendente: eppure lo stesso Puccini temeva di restare prigioniero di un cliché, e la sua preoccupazione di evitare la sterile ripetizione di un modulo – dopo Butterfly – si manifestò nella sempre più tormentosa ricerca di un nuovo soggetto. La situazione si complicò per la morte di Giuseppe Giacosa. Lo scrittore piemontese era entrato con Luigi Illica nell’orbita di Puccini per mettere ordine nel pasticciatissimo libretto di Manon Lescaut. Giacosa era un letterato di primo piano, Illica il più abile librettista del tempo. La divisione dei compiti, nella “ditta”, prevedeva che Illica si occupasse della sceneggiatura e Giacosa della stesura dei versi. Entrambi avevano il compito arduo di tradurre drammaturgicamente le intuizioni di Puccini, che prendevano corpo per approssimazioni successive costringendo i librettisti a infiniti rifacimenti. Giacosa, uomo d’indole conciliante, era poi l’insostituibile risolutore degli attriti tra due personalità forti come quelle di Illica e Puccini...


Argomento - Argument - Synopsis


Struttura dell’opera e organico strumentale

a cura di Enrico M. Ferrando

La struttura musicale di Gianni Schicchi è quella tipica dell’opera pucciniana, costruita a partire da nuclei tematici che si susseguono e intrecciano senza necessariamente legarsi a personaggi e situazioni. All’interno di questo tessuto musicale il canto spazia dal declamato all’arioso, elevandosi talvolta melodicamente a definire aree più o meno direttamente assimilabili a “forme chiuse” tradizionali. Il tessuto musicale di un’opera pucciniana è dunque analizzabile su due piani non interdipendenti: la sequenza dei nuclei motivici, e l’articolarsi della forma in un’alternanza di segmenti drammaturgicamente attivi e altri di relativa sospensione lirica, riconducibili alle funzioni drammaturgico-musicali della tradizione italiana, mai del tutto emancipata dalla dicotomia recitativo-aria.
Per la nostra analisi dell’opera abbiamo fatto riferimento ai materiali pubblicati da Casa Ricordi, elencando per ciascun segmento i personaggi che vi prendono parte nell’ordine in cui intervengono...


Le prime rappresentazioni e l’opera a Torino


Libretto