Turandot

Teatro Regio, Mercoledì 12 Febbraio 2014 - Giovedì 27 Febbraio 2014

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Comunicato stampa

L’antica favola cinese, metafora dell’esistenza,
nel sontuoso allestimento di Giuliano Montaldo,
con la direzione di Pinchas Steinberg

Teatro Regio, mercoledì 12 febbraio 2014 ore 20

Dopo Madama Butterfly è di scena al Teatro Regio, dal 12 al 27 febbraio, Turandot, cui faranno seguito Tosca e Gianni Schicchi. Si compone così un ideale Festival pucciniano all’interno della Stagione 2013-2014, riservando in questo modo al grande compositore gli onori già tributati a Verdi.

Il sontuoso allestimento è quello proveniente dal Teatro Carlo Felice di Genova, con la regia di Giuliano Montaldo. Il regista genovese, autore di capolavori del cinema quali Sacco e Vanzetti, L’Agnese va a morire e I demoni di San Pietroburgo, ha creato la sua Turandot con «un lavoro di squadra, come nei film». Di fatto, le imponenti scene di Luciano Ricceri, gli elaborati costumi di Elisabetta Montaldo, le luci di Andrea Anfossi e le coreografie di Giovanni di Cicco concorrono alla creazione di una regia quasi da kolossal cinematografico, per rendere pieno merito alla storia della gelida Turandot, ambientata a Pechino, al tempo delle favole.

Il maestro Pinchas Steinberg, acclamato dalla critica per la sua sensibilità e profondità interpretativa in particolare nel repertorio novecentesco, dirige l’Orchestra del Teatro Regio. Le recite del 25, 26 e 27 febbraio saranno invece dirette dal giovane Giampaolo Bisanti. Com’è noto l’opera richiede una importante presenza del coro. Istruito da Claudio Fenoglio, al Coro del Teatro Regio si unirà il Coro di voci bianche del Teatro Regio e del Conservatorio “G. Verdi”.

Fondazione CRTQuesta produzione è realizzata con il contributo straordinario della Fondazione CRT.

Nel marzo 1920 Puccini incontrò a Milano i suoi due nuovi collaboratori, Giuseppe Adami e Renato Simoni; a quel tempo il musicista era in preda a una grande irrequietezza, perché da mesi cercava invano un soggetto per la sua prossima opera. Quando ormai varie proposte erano state scartate, Simoni suggerì di adattare una vecchia favola teatrale di Carlo Gozzi, Turandot. La storia della gelida principessa cinese che, grazie all’amore di un uomo, riconquista la sua umanità, interessò immediatamente Puccini e i due librettisti iniziarono a stendere una bozza. La collaborazione tra il musicista e i due letterati si avviò sotto i migliori auspici, ma presto i rapporti si incrinarono: come al solito Puccini aveva bisogno di un libretto dai personaggi ben scolpiti e dall’azione agile prima di iniziare a comporre, ma Adami e Simoni non riuscivano ad accontentarlo.

Per Puccini l’attrattiva principale dell’opera si trovava nel finale, nel momento in cui avviene, secondo le parole del musicista, lo “sgelamento” della principessa. Ma era proprio il finale la scena più problematica: Puccini rimandava continuamente indietro i versi del duetto conclusivo ed egli stesso disperava di fronte all’incapacità di «trovare la melodia tipica vaga insolita». Era la prima volta che il musicista trattava il tema dell’amore come redenzione e voleva affrontarlo in un modo completamente nuovo, la morte, però, lo colse prima della fine della composizione. Per portare l’opera in scena, l’editore Ricordi affidò quindi il completamento della partitura al musicista Franco Alfano (allora Direttore del Conservatorio di Torino). Con questo finale Turandot debuttò il 25 aprile 1926 diretta da Arturo Toscanini, ed è questo il finale scelto anche per la produzione presentata al Teatro Regio.

L’azione si svolge in un tempo remoto, a Pechino. Nel primo atto, la folla attende trepidante una nuova decapitazione: quella del principe di Persia. Come moltissimi altri sta per essere ucciso perché non ha risolto i tre enigmi che Turandot, figlia dell’imperatore della Cina, propone per ottenere la propria mano. Questo mortale gioco è in realtà un macabro piano di vendetta messo in moto da Turandot per vendicare una sua ava, violentata e poi uccisa secoli prima, proprio da un re sconosciuto. A Pechino è appena giunto Calaf, un principe spodestato, che, perso tra la folla, riconosce il padre, il vecchio Timur, accompagnato dalla fedele schiava Liù. Presto anche il principe subisce il fascino fatale di Turandot e decide di sottoporsi alla prova. Giunto al momento solenne, il giovane, inaspettatamente, scioglie uno dopo l’altro i tre enigmi posti da Turandot. Nonostante la vittoria, però, la principessa rifiuta di concedere la sua mano al pretendente e Calaf, per conquistare il suo amore, propone a sua volta un enigma: se prima dell’alba essa scoprirà il suo nome egli accetterà la morte, altrimenti Turandot dovrà accettare la sconfitta e sposarlo. Turandot ordina a tutti gli abitanti della città di vegliare l’intera notte per scoprire il nome del principe straniero, minacciando torture a chi non vorrà collaborare. Viene fatta prigioniera Liù, l’antica ancella segretamente innamorata di Calaf, e proprio in forza di quell’amore, anche sotto tortura, Liù preferisce suicidarsi invece che rivelare il nome dell’amato. Turandot rimane profondamente colpita dalla potenza dell’amore che addirittura è, come ha dimostrato Liù, più forte della morte. Poco prima dell’alba, Calaf le svela il proprio nome, consegnando così il suo destino nelle mani della principessa che, dimostrando di aver riconquistato la sua umanità, annuncia al popolo che il nome del principe è: Amore.

I tre ruoli principali dell’opera impongono un eccezionale sforzo vocale. Turandot è il soprano finlandese Johanna Rusanen, già apprezzata a livello internazionale per la potenza drammatica e la presenza scenica, con questa Turandot al suo debutto operistico in Italia. Il tenore Roberto Aronica, con il suo inconfondibile ed apprezzato timbro, interpreta per la prima volta Calaf. Nel ruolo della giovane schiava Liù è impegnata Carmen Giannattasio, già applaudita nei più importanti teatri del mondo per le sue interpretazioni delle eroine pucciniane. Completano il cast il basso Giacomo Prestia (Timur), il tenore Antonello Ceron (Altoum), i tre ironici consiglieri imperiali Ping, Pang e Pong interpretati da Donato Di Gioia (baritono), Luca Casalin (tenore), Saverio Fiore (tenore) e il baritono Ryan Milstead (un mandarino). Nel corso delle undici recite, si alterneranno nei ruoli principali Raffaella Angeletti (Turandot), Walter Fraccaro (Calaf) ed Erika Grimaldi (Liù).

Turandot sarà presentata al pubblico dal compositore Lorenzo Ferrero nell’ambito degli Incontri con l’Opera al Piccolo Regio Puccini mercoledì 5 febbraio alle ore 17.30.

 

La “prima” dell’opera sarà trasmessa in diretta da Rai-Radio3 mercoledì 12 febbraio alle ore 20. Come di consueto, si potrà seguire il backstage, nonché scoprire divertenti curiosità sugli interpreti e sull’allestimento, guardando le Pillole di Passione di Paola Giunti sul sito del Regio www.teatroregio.torino.it e sul nostro canale YouTube.com/TeatroRegioTorino. 

Biglietteria del Teatro Regio, piazza Castello 215 - Tel. 011.8815.241/242 - e-mail: biglietteria@teatroregio.torino.it - Info: tel. 011.8815.557.

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Torino, 29 gennaio 2014

 

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