Limb’s Theorem

Teatro Regio, Venerdì 29 Novembre 2013 - Domenica 1 Dicembre 2013

Libretti

Copertina del volume monografico sul Ballet de Lyon

88 pagine
19 illustrazioni
17 tavole in b/n
prezzo 12,00 €
prezzo con il carnet 8,00 €

Disponibile

Lione, la città che danza...

di Elisa Guzzo Vaccarino

Il Ballet de l’Opéra national de Lyon, che in questa stagione arriva al Teatro Regio con due programmi eccellenti di due coreografi capiscuola – la Giselle moderna di Mats Ek e Limb’s Theorem di William Forsythe – è giustamente orgoglioso di fregiarsi, dal 1995, della qualifica di “nazionale”, caso riservato a pochi in Francia, se si esclude la compagnia dell’Opéra de Paris, portabandiera da sempre del patrimonio ballettistico francese di ieri e di oggi.
Come si è guadagnato l’ottimo gruppo lionese questi galloni? Come compagnia di ballerini di scuola classica dediti soprattutto al repertorio attuale, il Ballet de l’Opéra de Lyon è un esempio di intelligenza lungimirante nelle scelte artistiche variegate, oculatamente condotte su linee d’azione precise, tenuto conto della sua media dimensione e delle eccellenti qualità individuali dei suoi danzatori, cosa che richiede un repertorio pensato su misura...


Dentro le “architetture” instabili di Forsythe

di Marinella Guatterini

A beneficio di quanti non ebbero l’occasione di assistere, nel 1990, al suo elettrizzante debutto, o alle sue limitrofe riprese, Limb’s Theorem è risorto a nuova vita. Anche questo prezioso, unico e poetico «teorema dell’arto» (ecco il titolo letterale della pièce) è infatti rientrato nel repertorio di una compagnia, il Ballet de l’Opéra de Lyon, ricca di firme autorevoli e che lo custodiva dal 2005, senza averlo più ripreso dal 2009. Accolto con vivo successo per la terza volta nella bella città sul Rodano, Limb’s Theorem si presenta ora al pubblico del Teatro Regio in una veste sempre filologica – la musica di Thom Willems, la scenografia di Michael Simon, i costumi di Forsythe e Férial Simon, le luci di Forsythe e Michael Simon (e la collaborazione teorica di Heidi Gilpin) –, ma rinfrescata e adattata ai trenta interpreti dell’attuale compagnia lionese. D’altra parte, ricostruire il proprio passato e metterlo al servizio di compagnie diverse, spesso diversissime dall’originario Ballett Frankfurt per le quali furono create, fa parte di una strategia cui dobbiamo essere grati a Forsythe...


La danza dell’amore tradito

di Marinella Guatterini

«L’unico ed eterno soggetto di un balletto è la danza»: teniamo a mente questa frase del poeta romantico, scrittore e critico francese Théophile Gautier1, perché ci aiuta a capire il successo secolare di uno dei balletti più famosi, rappresentati e amati: Giselle. Qui infatti la danza non è solo il veicolo espressivo dello spettacolo, tratto da un’idea dello stesso Gautier e trionfalmente rappresentato con il titolo originale di Giselle ou Les Wilis, il 28 giugno 1841, all’Académie Royale de Musique di Parigi, e che oggi ammiriamo grazie a successive trasformazioni necessarie alla sua sopravvivenza. In Giselle la danza è soggetto unico e assoluto, è motore dell’azione, causa che determina il destino dei protagonisti. A nove anni dal debutto della Sylphide, tecnica e stile accademici raggiungono, proprio in Giselle, la piena maturità e sono rispettati nella purezza delle linee e nell’articolato equilibrio della successione dei passi e delle figure scelte dai coreografi Jean Coralli e Jules Perrot, ma ogni istante del balletto è così intimamente legato allo svolgersi drammaturgico da rendere danzante, sulla garbata e funzionale musica di Adolphe-Charles Adam, persino la pantomima. Ecco perché Giselle si deve considerare il balletto-capolavoro del pieno Romanticismo...


L’eterea creatura prende nuova vita

di Elisa Guzzo Vaccarino

Giselle, nata franco-italiana e rinata in Svezia

Nel 1982 Mats Ek, autore di segno “divergente” e di acuta sensibilità psicologica, trovò per Giselle un approccio coraggioso, innovativo, personalissimo, libero da preoccupazioni di fedeltà al modello che non fossero quelle di rispettarne l’intima ragion d’essere, “l’anima”. Ed ecco – allora molto discussa e controversa – la sua nuova Giselle, creata a Stoccolma con il Cullberg Ballet, di cui era direttore, e per/con Ana Laguna, sua musa e compagna: una Giselle “giusta” per i tempi, mordente, profonda, realistica, che non mancò di suscitare le reazioni più opposte. Era ancora lo stesso balletto, ma stravolto? Era un balletto nuovo? Era una versione “sacrilega” di un’opera considerata intoccabile? Se la prima parte, attualizzata in un villaggio non meglio definito quanto a luogo e tempo, poteva essere accettabile, campagnola come l’originale ottocentesco, che dire della seconda, ambientata in una casa di cura per malati mentali, dove i tutu dell’atto bianco romantico erano sostituiti dalle camicie di forza? Non fu immediata alla nascita – tutt’altro – la comprensione di questa Giselle, riscritta con un vocabolario di movimento concreto e terrestre, eppure non meno vera dell’originale intrisa di lirismo, un’opera anch’essa sorprendente quando debuttò a Parigi nel 1841...


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