La traviata

Teatro Regio, Venerdì 18 Ottobre 2013 - Domenica 27 Ottobre 2013

Libretti

Copertina del volume monografico sulla Traviata

128 pagine
24 illustrazioni
17 tavole in b/n
prezzo 12,00 €
prezzo con il carnet 8,00 €

Disponibile

Le dirò con due parole...

a cura di Andrea Malvano

Parlare della Traviata vuol dire parlare di Parigi. Non solo perché la fonte, La Dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio, allude a una vicenda di cronaca avvenuta sulle rive della Senna, ma soprattutto perché Verdi aprì il cantiere dell’opera proprio nella capitale francese. Secondo l’editore Léon Escudier fu addirittura presente alla prima rappresentazione della pièce ricavata dal romanzo (il 2 febbraio del 1852):

Verdi aveva assistito una volta alla rappresentazione della Dame aux camélias; il soggetto lo colpì; sentì vibrare le corde della sua lira vedendo l’eroina dibattersi tra la gioia, la vergogna e il pentimento. Al suo ritorno a Busseto schizzò lo scenario della Traviata. E in venti giorni libretto e musica furono pronti ad andare in scena.

Ora, questa testimonianza è sempre stata presa con le molle, perché si mescola ad alcune affermazioni certamente false: in particolare la stesura non avvenne subito dopo quello spettacolo, perché Verdi in quei mesi era tutto assorbito dal lavoro sul Trovatore. Questo non esclude, però, un dato altrettanto importante: in quel periodo Verdi, in compagnia della moglie Giuseppina Strepponi, soggiornava molto spesso a Parigi. Presente o no alla rappresentazione della Dame aux camélias, respirava comunque a pieni polmoni quel clima culturale...


«Elle mourut ainsi, doucement bercée
et consolée en mille paroles touchantes».
Realismo poetico nella partitura della «traviata»

di Michele Girardi

Ah! Vi piace La traviata? Quella povera peccatrice così sfortunata a Venezia! Cercherò bene di metterla all’onore del mondo. A Napoli no, perché i vostri preti e i vostri frati avrebbero paura di vedere sulle scene quelle certe cose che loro fanno bene all’oscuro.

(Verdi a De Sanctis, 1854)

Ha fatto La traviata pura e innocente. Tante grazie! Così ha guastato tutte le posizioni, tutti i caratteri. Una puttana deve essere sempre puttana. Se nella notte splendesse il sole, non vi sarebbe più notte.

(Verdi a Luccardi, 1854)

La traviata ha fatto fiasco! […] Perché sul vostro S. Carlo non si potrà rappresentare indifferentemente una Regina od una paesana, una donna virtuosa od una puttana? Perché non un medico che tasta il polso, non dei balli mascherati etc. etc.? Non è degno!! Perché se si può morire di veleno o di spada, perché non si può morire di tisi o di peste!! Tutto ciò non succede forse nella vita comune?…

(Verdi a De Sanctis, 1855)

[In Macbeth] la Ristori faceva un rantolo; il rantolo della morte. In musica non si deve né si può fare; come non si deve tossire nell’ultimo atto della Traviata

(Verdi a Escudier, 11 marzo 1865)

Cependant Marie Duplessis n’a pas eu toutes les aventures pathétiques que je prête a Marguerite Gautier […]. Elle n’a pu jouer, à son grand regret, que le premier et le deuxième acte de la pièce.

(Alexandre Dumas figlio, À propos de la Dame aux camélias, dicembre 1867)

I. Il rapporto fra La traviata e la sua fonte letteraria è stato sin troppo mitizzato dai biografi di Verdi. Carlo Gatti, ad esempio, afferma che il musicista conoscesse già il romanzo di Alexandre Dumas fils La Dame aux camélias del 1848, ispirato alla figura della cortigiana Marie Duplessis, morta da pochi mesi1. La versione teatrale del testo era già pronta l’anno dopo ma, a causa delle numerose obiezioni della censura, Dumas dovette attendere il 2 febbraio 1852 perché fosse rappresentata al Théâtre du Vaudeville di Parigi...


Violetta, il denaro e il valzer. Per una lettura psicoanalitica dei
simboli musicali in Traviata

di Denis Gaita

È difficile, oggi, pensare che Traviata sia stata al suo apparire un melodramma scandaloso e censuratissimo. Sommersa dalle camelie della Garbo, dalle scarpette della Callas e da una tradizione esecutiva sempre più zuccherina, sembra che l’opera abbia perso via via i suoi connotati più crudi, per trasformarsi in una storia straziante d’amore impossibile. Eppure Verdi lo sapeva bene, e anche i suoi censori.
Fra’ Pier Gaetano Faletti, inquisitore generale di Bologna, allora Stato Pontificio, censurò con sacro furore il libretto della Traviata per la rappresentazione del 3 agosto 18541. Nelle sue mani, un’opera scabrosa e attualissima si trasformò in una ossequiosa litania di luoghi comuni cattolici, e quella vicenda febbrile di amore e catastrofe diventò una storia edificante di maddalene pentite e di peccati da espiare.
L’esito è, ancor oggi, ottuso, e un po’ comico: «l’amore» del celebre brindisi del primo atto si trasforma in «licore», «croce e delizia» in «duolo e delizia», lo sfrenato «sempre libera degg’io» si modera in «Oh! Se libera son io»...


Argomento - Argument - Synopsis


Struttura dell’opera e organico strumentale

a cura di Enrico Maria Ferrando

La traviata conserva la strutturazione «a pezzi chiusi» che il melodramma romantico italiano aveva ereditato dall’opera seria settecentesca: tuttavia nel linguaggio del Verdi maturo la contrapposizione tra momenti lirici (i pezzi musicali veri e propri) e segmenti narrativi è ormai così sfumata che molto spesso è impossibile distinguerli dalla sola cifra del linguaggio musicale. L’articolazione formale tende poi a modellarsi sempre più duttilmente sulle esigenze sceniche ed espressive, cosicché le forme tradizionali vengono talvolta elaborate al punto che risulta difficile ravvisarvi i passaggi canonici, soprattutto nei duetti. Le arie individuali sono invece mediamente più convenzionali, e spesso danno la sensazione di essere motivate, più che da esigenze drammaturgiche, dalla necessità di rispettare le «convenienze» teatrali, in virtù delle quali a ciascuno dei cantanti protagonisti doveva essere riservata almeno un’aria «doppia» (in due movimenti – cantabile e cabaletta – articolati da segmenti di transizione dalla funzione di sviluppo drammatico).
Si è indicata la successione dei numeri così come risultano dalla partitura dell’edizione tradizionale dell’opera, pubblicata da Ricordi nel 1914.