Rigoletto

Teatro Regio, Giovedì 17 Ottobre 2013 - Venerdì 25 Ottobre 2013

Libretti

Copertina del volume monografico su Rigoletto

128 pagine
30 illustrazioni
14 tavole in b/n
prezzo 12,00 €
prezzo con il carnet 8,00 €

Disponibile

Le dirò con due parole...

a cura di Andrea Malvano

La genesi del Rigoletto è sostanzialmente la storia di una lotta ai ferri corti contro la censura. Verdi nell’estate del 1850 stava pensando a un nuovo lavoro per il Teatro La Fenice di Venezia: un’opera basata sul dramma di Victor Hugo, Le Roi s’amuse. Non era il primo incontro con il grande autore francese: già Ernani nel 1844 era nato da un soggetto firmato da Hugo (tra l’altro, sempre per il pubblico veneziano). Ma questa volta Verdi aveva pescato davvero un “jolly” della grande cultura romantica; e voleva giocarlo, a tutti i costi, lanciando la sfida a chiunque volesse fermarlo.
I problemi stavano a monte, perché nel 1832 a Parigi Le Roi s’amuse era stato proibito dopo una sola rappresentazione: un re libertino, coincidente con la figura di Francesco I, e per di più alla conquista della figlia del suo buffone, non poteva incontrare il favore di una monarchia disperatamente arroccata sui suoi privilegi. Due anni prima, la caduta di Carlo X aveva segnato la fine della dinastia Borbone: la Francia, dopo secoli di immobilismo, stava cambiando pelle, e doveva faticare non poco per salvaguardare la sua credibilità...


«Thou wouldst make a good fool - Egli è Delitto, Punizion son io»: due facce di Rigoletto

di Michele Girardi

1. «Tutto il sogetto è in quella maledizione»

Nel 1850 Verdi ricevette una terza commissione dalla Fenice di Venezia, dopo l’Attila (1846) e quell’Ernani (1844) che insieme con il «Leon di Castiglia» aveva ridestato quello di San Marco, simbolo di una città sottomessa ma non ancora doma. Scelse come soggetto Le Roi s’amuse (1832), dramma in versi di Victor Hugo, scrittore decisamente sgradito alle monarchie europee, ma l’intenzione fu prontamente osteggiata dalla Direzione centrale d’ordine pubblico con parole forti, poiché la trama ad essa sottoposta era improntata a una «ributtante immoralità ed oscena trivialità»1. Subito Verdi esercitò forti pressioni su Piave, poeta incaricato del libretto, affinché riuscisse a conservare il carattere e le “posizioni” di un dramma a cui teneva particolarmente, al punto da rifiutare con fermezza ogni proposta alternativa da parte della direzione del teatro. Il suo atteggiamento fu decisivo perché lo stesso Carlo Marzari, presidente degli spettacoli della Fenice, si adoperasse per far approvare il progetto, piuttosto che rescindere il contratto che lo legava al compositore...


Note di regia: il potere in scena

di Fabio Banfo

Nella mia carriera di regista e di attore di prosa ho avuto il privilegio di potermi accostare a diversi testi che vengono universalmente considerati dei capolavori. Lavorandoci sopra mi sono sempre dovuto confrontare con la loro grandezza, e quindi mi sono trovato a osservarli con lo sguardo più semplice e umile: quello dello spettatore. Ho capito quanto ciò che rende queste opere capolavori immortali è essenzialmente dovuto a fattori quali la relativa semplicità delle storie, il carattere esemplare dei protagonisti, la capacità dell’autore, nel contestualizzare l’opera in una precisa epoca storica, di evidenziarne le caratteristiche immutabili e permanenti – universali, appunto.
Questo è stato anche il mio approccio al Rigoletto di Verdi. Ho analizzato la storia che viene raccontata, i caratteri dei personaggi e le prerogative che rendono l’opera immortale. Mi sono chiesto che cosa – al di là della bellezza della musica, che già di
per sé esprime un valore assoluto – potesse coinvolgere, emozionare e far riflettere lo spettatore contemporaneo. Con la mia regia ho dunque inteso approfondire il tema – che ritengo abbia ispirato Verdi e sia tuttora attualissimo – del Potere...


Argomento - Argument - Synopsis


Struttura dell’opera e organico strumentale

a cura di Enrico Maria Ferrando

Rigoletto conserva la strutturazione “a pezzi chiusi” e l’articolazione in momenti lirici (i brani musicali veri e propri) e in segmenti connettivi dalla funzione di sviluppo narrativo che il melodramma romantico italiano aveva ereditato dall’opera seria settecentesca. Proprio con le opere della cosiddetta “trilogia popolare” (RigolettoLa traviata, Il trovatore) questa concezione costruttiva raggiunge il momento della massima maturità e insieme il punto di partenza di un’evoluzione che condurrà Verdi a definire, con Otello e Falstaff, una personalissima idea di dramma in musica. In Rigoletto, prima e più ancora che all’introduzione di novità di carattere formale, assistiamo al raggiungimento di un perfetto equilibrio tra sostanza drammatica e convenzionale articolazione in numeri musicali (frutto di una inusitata sinergia creativa tra compositore e librettista) in una perfetta “sceneggiatura” musicale. Né con ciò intendiamo sottovalutare i momenti di originalità formale, che si evidenziano già nell’amplissima Introduzione...