Simon Boccanegra

Teatro Regio, Mercoledì 9 Ottobre 2013 - Mercoledì 23 Ottobre 2013

Argomento

Prologo

A Genova, alla metà del XlV secolo, Paolo Albiani è davanti al palazzo Fieschi e trama per far eleggere doge una persona che abbia i favori del popolo; per questo sceglie Simon Boccanegra, un corsaro che ha ottenuto grandi meriti liberando le coste dai pirati berberi. Boccanegra, sopraggiunto nel frattempo, dopo qualche titubanza si convince e accetta, nella speranza di riuscire così a sposare l’amata Maria, che il padre, Jacopo Fiesco, gli nega e tiene rinchiusa benché abbia già avuto da Simone una figlia. Fiesco esce dal palazzo e accusa il corsaro di aver sedotto e coperto di vergogna Maria; Simone offre il petto alla sua vendetta e per questo l’altro promette clemenza, ma solo se gli verrà data la bambina. Boccanegra non può accontentarlo perché non sa dove si trovi la figlia. Fiesco scompare infuriato, Simone entra nel palazzo Fiesco e trova Maria morta: urla, mentre la folla accorre e lo acclama doge.

Atto I

Venticinque anni dopo. A palazzo Grimaldi, Amelia attende l’amato Gabriele Adorno che, insieme ad Andrea (che è in realtà il vecchio Jacopo Fiesco), sta complottando contro il doge. Adorno apprende che Amelia è una trovatella adottata dalla nobile famiglia e che il doge, per impadronirsi delle sue ricchezze, la vorrebbe dare in sposa al suo favorito Paolo Albiani. Boccanegra giunge alla casa e capisce che Amelia è in realtà sua figlia Maria; Albiani, costretto a rinunciare a lei, ne progetta il rapimento.
Nella sala del Consiglio, dove Boccanegra tenta di convincere i riottosi senatori a trattare la pace con Venezia, irrompe la folla e il doge fa aprire le porte. Adorno dichiara di avere ucciso un popolano che aveva rapito Amelia. Gli scontri tra patrizi e plebei continuano, tutti vogliono conoscere il mandante del rapimento. Il doge si erge su tutti chiedendo pace e, avendo intuito la verità, invita Albiani a maledire pubblicamente l’ignoto colpevole: questi pronuncia così a denti stretti la propria condanna.

Atto II

Nelle stanza del doge, Paolo, che è deciso a vendicarsi, ne avvelena la brocca; ordina poi di introdurre il prigioniero Fiesco per spingerlo, senza riuscirvi, a uccidere il doge. Prova poi con Adorno, sfruttandone la gelosia per Amelia. Incalzata dall’amato, ella ammette di amare il doge, senza confessare ciò che la lega a lui. Quando Simone arriva, il giovane Gabriele Adorno si nasconde. Il doge dice alla figlia di allontanarsi e beve un bicchiere d’acqua dalla brocca avvelenata. Gabriele torna per ucciderlo, ma Simone si sveglia e accusa l’altro di volerlo depredare del suo unico tesoro, sua figlia. Il pentimento di Adorno commuove Boccanegra, che sancisce con la propria benedizione il vincolo tra i due giovani.

Atto III

Nel palazzo ducale si sentono le grida dei plebei che hanno sconfitto i patrizi e inneggiano al doge. Fiesco è libero e Paolo, che è passato tra le file dei ribelli, condotto a morte, rivela a Fiesco di aver avvelenato il doge e fatto rapire Amelia. Simone comincia a sentire i primi effetti del veleno, Fiesco si svela nella sua vera identità a Boccanegra e quest’ultimo rivendica il suo perdono, perché Amelia è la figlia perduta che egli aveva reclamato. Giungono Amelia e Adorno; il doge, dopo aver nominato Adorno suo successore, spira tra le braccia della figlia.