L’italiana in Algeri

Teatro Regio, Domenica 9 Giugno 2013 - Mercoledì 19 Giugno 2013

Libretti

Copertina volume L'italiana in Algeri

136 pagine
26 illustrazioni
28 tavole in b/n
prezzo 12,00 €
prezzo con il carnet 8,00 €

Disponibile

Le dirò con due parole...

a cura di Andrea Malvano

Pare che la storia dell’Italiana in Algeri sia ispirata a un personaggio storico: una certa Antonietta Frapolli-Suini che, dopo essere stata rapita da alcuni pirati nel 1805, finì dal Bey di Algeri, suscitando mille attenzioni da parte del sultano. La signora ci sapeva fare con gli uomini. In seguito ne avrebbe collezionati diversi, tra cui il principe di Belgiojoso e il conte Vincenzo Toffetti: quest’ultimo si sarebbe addirittura fatto monaco, dopo la morte di Antonietta, per trovare conforto tra le braccia della fede. Sembra che la fascinosa Isabella di Rossini sia nata proprio dal calco di questa femme fatale. L’idea venne al poeta Angelo Anelli, autore di un libretto musicato nel 1808 da Luigi Mosca....


«L’italiana» e le cose turche

di Carlo Majer

Introduzione

La strada lungo cui questo saggio arriva a parlare dell’Italiana in Algeri è – meglio dirlo subito – lunga e obliqua. Ma il suo scopo principale è quello di chiarire attraverso quali percorsi storici e culturali sia nato il genere teatrale e musicale cui L’italiana in Algeri appartiene, e di cui è in qualche misura una stazione d’arrivo: la Turcheria. Ovvero, quel fascio di temi e motivi che l’Europa, da quando Costantinopoli diventò Istanbul, intessé con molta fantasia ma non senza precisione attorno alle vicende e alla cultura del nemico turco. Naturalmente L’italiana in Algeri non è “soltanto” una turcheria, così come I promessi sposi non sono “soltanto” un romanzo storico. Ancora oggi l’opera di Rossini è un pezzo di teatro magnifico, pazzo e irresistibile, mentre altre mille turcherie sono tramontate: e in ciò hanno la loro parte ragioni diverse, più artistiche, anche più insondabili. Tuttavia, come vedremo, lo studio della turcheria nel suo insieme può senz’altro permetterci di apprezzare con maggiore gusto parecchi tratti dell’opera....


Un ritratto

a cura di Alberto Bosco

Ma Rossini era un classico o un romantico? Detta in altri termini: la sua musica “fa Settecento” o “fa Ottocento”? Da una parte abbiamo chi lo vede come il liberatore dell’opera italiana dalle aride convenzioni del passato, concordando in pieno con l’entusiastica affermazione di Delacroix: «Di una cosa non si è mai dubitato davanti all’apparizione di Rossini, ed è a che punto egli sia un romantico». Dall’altra, abbiamo chi lo vede ancora legato alle forme e al mondo dell’opera settecentesca, nostalgico sostenitore del belcanto al punto da rimpiangere i castrati e abbandonare le scene davanti al nuovo gusto: insomma, «l’ultimo dei classici» come ebbe a definirsi egli stesso, con la solita ironia, nel 1854 in una lettera a un ammiratore....


Ritorno dal passato

a cura di Giorgio Rampone

I grandi spettacoli del Teatro Regio:
intervista a Ugo Gregoretti sull’«Italiana in Algeri»

Non sono rari i casi di divergenze di vedute fra direttori d’orchestra e registi, con i primi a difendere le ragioni della partitura dalle forzature dei secondi (si pensi al clamoroso gesto di Riccardo Muti che nel 1992 a Salisburgo si rifiutò di salire sul podio della Clemenza di Tito messa in scena da Ursel e Karl-Ernst Hermann). Non altrettanto dicasi per l’inverso. Ed è per questo che la situazione verificatasi al Regio di Torino, con un regista che cerca di convincere il direttore a rispettare il testo musicale, rappresenta probabilmente un unicum. È quanto accadde in occasione della prima Italiana in Algeri al nuovo Regio, nel 1979, con le modalità qui di seguito dettagliatamente descritte....


Altre note

a cura di Michele René Mannucci

«Altra legge io non ho che il mio capriccio».
(Mustafà, L’italiana in Algeri, atto I, scena II)

Non esiste “un” modo di approcciare quell’immenso, caleidoscopico fenomeno che sta sotto il nome di Gioachino Rossini. Ne esistono ennemila, ognuno rigorosamente connesso con un aspetto dell’arte del Pesarese, sia essa affrontata alla luce del gusto, dell’estetica, della poetica o della tecnica musicale, sia essa inseguita tra le pieghe di un’anima che, minata dagli oneri di una fama e di un successo inaspettati e senza precedenti, alle chiassose ribalte d’Europa preferì un esilio dorato (da cui tuttavia non mancò di inviare, di tanto in tanto, cadeaux musicali di rara bellezza). Dinnanzi a tale ricchezza di significati (e contenuti!), il lettore non ha perciò che due possibilità: prediligere una loro lettura storiografica – e perciò cronologica – cercando di cogliere non tanto l’essenza quanto la forma (estetica e musicale) di Rossini e di quell’Italiana in Algeri in cui Stendhal ravvisava «la perfezione del genere buffo», oppure puntare dritto alla fonte (e alle vere motivazioni) del Genio attraverso un approccio che al rigore storico preferisce fioriture intertestuali che
alla biografia sovrappongono la teoretica, alla librettistica la psicologia, alla partitura il sogno....


Argomento - Argument - Synopsis


Struttura dell’opera e organico strumentale

a cura di Enrico Maria Ferrando

Capolavoro dell’opera buffa, L’italiana in Algeri manifesta esemplarmente la struttura tipica di questo genere, con la rigida separazione tra recitativi e numeri musicali veri e propri (anche se questa distinzione non comporta, come invece avviene nell’opera seria, una separazione anche dei momenti di sviluppo drammatico da quelli di pura espressione lirica, cosicché nell’opera buffa l’azione non è limitata ai soli momenti di recitativo). Quanto ai recitativi, si tratta quasi esclusivamente di recitativi «secchi», intonati, con uno stile di canto sillabico, dalla ritmica aderente all’andamento del parlato, sul solo sostegno del basso continuo: il termine non indica uno strumento, ma un accompagnamento non elaborato per esteso, sintetizzato scrivendo la sola linea del basso e corredandola con indicazioni numeriche per precisare gli accordi corrispondenti...