Il matrimonio segreto

Teatro Regio, Giovedì 14 Marzo 2013 - Domenica 24 Marzo 2013

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Libretti

Copertina del volume su Matrimonio segreto

128 pagine
22 illustrazioni
29 tavole in b/n
prezzo 12,00 €
prezzo con il carnet 8,00 €

Disponibile

Le dirò con due parole...

a cura di Marco Targa

Si sa che il successo o l’insuccesso di un’opera è spesso legato a contingenze materiali che ne sanciscono il destino in maniera molto più determinante di quanto una visione idealista dell’arte sarebbe pronta ad ammettere. Nel caso del clamoroso successo del Matrimonio segreto di Cimarosa una delle contingenze favorevoli fu lo stretto rapporto del compositore con l’imperatore d’Austria Leopoldo II, conosciuto quando ancora deteneva il solo titolo di Granduca di Toscana. Forse senza questa amicizia Cimarosa, di ritorno da un periodo presso la corte dell’imperatrice Caterina di Russia, non avrebbe ricevuto l’offerta di un munifico incarico alla corte di Vienna, insieme con la commissione di un’opera comica da rappresentarsi al Burgtheater della stessa città nel 1792. Invece così fu e l’opera andò in scena incontrando fin da subito l’incondizionato favore del pubblico di corte, tanto che alla prima rappresentazione l’imperatore in persona chiese agli interpreti di bissarla interamente...


«Il matrimonio segreto»: qualche considerazione
su un inconsueto successo

di Alessandro Di Profio

Ouverture

Cimarosa giunse a Vienna nel dicembre 1791. Giuseppe II e Mozart erano morti da poco; Leopoldo II che, già quando era granduca, aveva accolto Cimarosa con grandi onori in Toscana, era il nuovo imperatore. Il cambio al comando fu quanto mai proficuo per il compositore di Aversa che aveva deciso di abbandonare la corte di San Pietroburgo, ormai in declino, per quella viennese più prolifica. In effetti, a Vienna furono offerti a Cimarosa, tra l’altro, un appartamento nel palazzo reale e un lauto stipendio: dodicimila ducati l’anno, ovvero quindici volte quanto era toccato a Mozart1. Certo, una simile disparità di trattamento appare ai giorni nostri incomprensibile alla luce della fortuna postuma dei due compositori, eppure per l’epoca era più che legittima. Per i contemporanei, Mozart era perlopiù apprezzato come autore di musica per pianoforte (specie di Concerti). Quanto alle
sue opere, esse rivaleggiavano a stento con quelle di Martín y Soler o di Paisiello...


Ut pictura opera buffa

di Alessandra Campana

Numerosissime sono le opere comiche settecentesche che trattano di sposi, nozze, matrimoni – confusi, delusi, contrastati, ma che finiscono sempre bene –, e l’opera di Cimarosa e Bertati avrebbe potuto benissimo essere dimenticata al pari di tutte le altre. Curiosamente invece Il matrimonio segreto non solo è rimasta in repertorio, ma si è sempre distinta dal resto delle opere buffe coeve: forse per valore artistico, forse per caso, sicuramente per l’inconsueto pedigree. Infatti, come è noto, il soggetto del libretto non va a pescare solo nel baule delle convenzioni di genere, ma deriva da una commedia inglese, The Clandestine Marriage, scritta nondimeno che dall’illustre attore e influente uomo di teatro David Garrick, in collaborazione con il drammaturgo e impresario George Colman sr...


Un ritratto

a cura di Alberto Bosco

È stato detto che la Napoli del Settecento fu la culla della musica come noi oggi la intendiamo, cioè come espressione artistica di sentimenti e passioni. E certamente, senza nulla togliere al ruolo di altre capitali dell’epoca come Venezia, non si può sottostimare il ruolo che i musicisti della cosiddetta scuola napoletana ebbero nel gettare le basi di un linguaggio musicale capace di piegarsi alla rappresentazione di vicende articolate e di assumere un grado sempre maggiore di autonomia e profondità. Basterebbe, a segnalare Napoli nella geografia musicale di quegli anni, la presenza di un compositore come Alessandro Scarlatti, alla cui prolifica produzione si deve la diffusione e l’assestamento di quei codici formali che caratterizzeranno l’opera seria lungo tutto un secolo, e non solo in Italia...


Ritorno dal passato

a cura di Giorgio Rampone

Due secoli di «Matrimonio segreto» a Torino

È con L’italiana in Londra, il suo primo grande successo, che Domenico Cimarosa si presenta a Torino, nell’autunno 1779 al Teatro Carignano. Il Regio metterà gli occhi su di lui solo nel 1784, commissionandogli un lavoro naturalmente di genere “serio”, l’Artaserse su testo metastasiano, che vedrà la luce il 26 dicembre di quell’anno, volando alto sulle ali dei funambolici barocchismi vocali del grande evirato sopranista Luigi Marchesi, «musico» del Re di Sardegna. Quando tornerà sulle stesse scene, il 20 gennaio 1787, per un’altra “prima assoluta”, il Volodimiro su libretto di Gian Domenico Boggio, Cimarosa era ormai uno dei massimi compositori italiani dell’epoca. Nel frattempo i suoi drammi giocosi erano stati ospitati con crescente frequenza nelle altre sedi teatrali torinesi, da quella prestigiosa del Teatro Carignano a quella più appartata e modesta del Teatro Gallo-Ughetti in “contrada di Po” – in seguito ribattezzato Sutera e poi Rossini –, segno tangibile d’un generale e solido favore di pubblico...


Altre note

a cura di Michele René Mannucci

«Oh, quel motivo che mi incantava i pochi sogni della terra, già allora
dissolti, non addurrà più il nostro spirito alla serena effusione che il
vecchio operista gli prescriveva, alle rive napoletane della notte».

Carlo Emilio Gadda (su Domenico Cimarosa), Le meraviglie d’Italia

«Accolto da un trionfo, replicato per intero la sera stessa della prima rappresentazione (caso unico degli annali della musica), il Matrimonio doveva cancellare nei posteri ogni altra opera di Cimarosa e quasi ogni altra opera buffa del Settecento ad eccezione di Mozart, risultando agli occhi del secolo seguente, con grave limitazione, un compendio di tutto il suo corso». Sono queste le parole con cui Giorgio Pestelli1, nel suo famoso testo sull’Europa musicale a cavallo tra Mozart e Beethoven, inaugura la sua personale celebrazione del Matrimonio segreto, una celebrazione estremamente breve ma allo stesso tempo colta e sentita come poche altre, che nello spazio di due sole paginette passa con disinvoltura dalla prospettiva musicologica (panoramiche sui timbri e sull’organico, considerazioni armoniche e gli immancabili confronti con le opere di Mozart e Paisiello) a quella storico/storiografica (tra Borboni, ancien régime e meteora napoleonica), diventando subito una porta d’ingresso d’elezione sul fenomeno Cimarosa a tutto tondo...


Argomento - Argument - Synopsis


Struttura dell’opera e organico strumentale

a cura di Enrico Maria Ferrando

Il matrimonio segreto presenta in modo esemplare i tratti stilistici e strutturali dell’opera buffa del tardo Settecento. Così troviamo la caratteristica separazione tra recitativi e numeri musicali veri e propri, anche se tale distinzione non comporta una separazione dei momenti di sviluppo drammatico da quelli di pura espressione lirica: i personaggi infatti tendono, anche nei “numeri chiusi”, a interagire e a determinare lo svolgimento dell’azione. Quanto ai recitativi, si tratta quasi esclusivamente di recitativi “secchi”, cioè intonati con uno stile di canto sillabico e un andamento ritmico simile a quello del parlato, sul solo sostegno del basso continuo...