La traviata

Teatro Regio, Martedì 5 Marzo 2013 - Mercoledì 13 Marzo 2013

Logo Italgas

Libretti

Copertina volume su Traviata

144 pagine
24 illustrazioni
38 tavole in b/n
prezzo 12,00 €
prezzo con il carnet 8,00 €

Disponibile

Le dirò con due parole...

a cura di Andrea Malvano

Parlare della Traviata vuol dire parlare di Parigi. Non solo perché la fonte, La Dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio, allude a una vicenda di cronaca avvenuta sulle rive della Senna, ma soprattutto perché Verdi aprì il cantiere dell’opera proprio nella capitale francese. Secondo l’editore Léon Escudier fu addirittura presente alla prima rappresentazione della pièce ricavata dal romanzo (il 2 febbraio del 1852):

Verdi aveva assistito una volta alla rappresentazione della Dame aux camélias; il soggetto lo colpì; sentì vibrare le corde della sua lira vedendo l’eroina dibattersi tra la gioia, la vergogna e il pentimento. Al suo ritorno a Busseto schizzò lo scenario della Traviata. E in venti giorni libretto e musica furono pronti ad andare in scena.

Ora, questa testimonianza è sempre stata presa con le molle, perché si mescola ad alcune affermazioni certamente false: in particolare la stesura non avvenne subito dopo quello spettacolo, perché Verdi in quei mesi era tutto assorbito dal lavoro sul Trovatore. Questo non esclude, però, un dato altrettanto importante: in quel periodo Verdi, in compagnia della moglie Giuseppina Strepponi, soggiornava molto spesso a Parigi...


«Elle mourut ainsi, doucement bercée
et consolée en mille paroles touchantes».
Realismo poetico nella partitura della «Traviata»

di Michele Girardi

[...] I. Il rapporto fra La traviata e la sua fonte letteraria è stato sin troppo mitizzato dai biografi di Verdi. Carlo Gatti, ad esempio, afferma che il musicista conoscesse già il romanzo di Alexandre Dumas fils La Dame aux camélias del 1848, ispirato alla figura della cortigiana Marie Duplessis, morta da pochi mesi1. La versione teatrale del testo era già pronta l’anno dopo ma, a causa delle numerose obiezioni della censura, Dumas dovette attendere il 2 febbraio 1852 perché fosse rappresentata al Théâtre du Vaudeville di Parigi.
È piuttosto difficile, in realtà, che Verdi conoscesse il romanzo, anche se la sua compagna, la celebre cantante Giuseppina Strepponi, si era stabilita a Parigi fin dal 1846 dopo il ritiro dalle scene, e avrebbe avuto modo di leggerlo in francese e descriverglielo. Entrambi, inoltre, avrebbero anche potuto assistere a una recita della Dame, dato che risiedettero a Parigi dal dicembre 1851 al marzo successivo2. Sono senz’altro ipotesi probabili, suggestive se si vuole, ma non suffragate da riscontri oggettivi...


Violetta, il denaro e il valzer. Per una lettura psicoanalitica dei simboli musicali in «Traviata»

di Denis Gaita

È difficile, oggi, pensare che Traviata sia stata al suo apparire un melodramma scandaloso e censuratissimo. Sommersa dalle camelie della Garbo, dalle scarpette della Callas e da una tradizione esecutiva sempre più zuccherina, sembra che l’opera abbia perso via via i suoi connotati più crudi, per trasformarsi in una storia straziante d’amore impossibile. Eppure Verdi lo sapeva bene, e anche i suoi censori.
Fra’ Pier Gaetano Faletti, inquisitore generale di Bologna, allora Stato Pontificio, censurò con sacro furore il libretto della Traviata per la rappresentazione del 3 agosto 18541. Nelle sue mani, un’opera scabrosa e attualissima si trasformò in una ossequiosa litania di luoghi comuni cattolici, e quella vicenda febbrile di amore e catastrofe diventò una storia edificante di maddalene pentite e di peccati da espiare...


Un ritratto

a cura di Alberto Bosco

Quanta gente ancora crede che Giuseppe Verdi sia nato in una famiglia di contadini? Chissà, certo è che di tutti i miti che nei secoli, in particolare nel XIX , si sono sovrapposti alla figura storica di questo compositore, quello delle sue origini contadine è il più rivelatore e da lì si può partire per tracciarne un ritratto. Tecnicamente parlando, Verdi, contadino non lo nacque, ma lo diventò. Era, infatti, nato in una frazione di Busseto che si chiama Roncole – e forse l’assonanza con roncola, attrezzo contadinesco, può aver influito sulla nascita della leggenda – ma suo padre era un oste, sua madre una filatrice e la sua educazione fu borghese. In più, i genitori furono abbastanza aperti da non ostacolare la vocazione del figlio che, seppur instradato un po’ tardi a quella carriera e non aiutato da un talento eccezionalmente spiccato, era quanto mai ostinato a fare di sé un musicista...


Ritorno dal passato

a cura di Giorgio Rampone

Non solo Violetta Valeéry. Appunti per una storia
di «La Dame aux camélias» a Torino

Per diversi decenni, a cavallo di metà Ottocento, i torinesi disposero di una vera e propria enclave scenica francese. Tali furono prima il Teatro d’Angennes, quindi, dal 1858, lo Scribe, e di entrambi quel poco che rimane è ancora lì, rispettivamente nelle vie Principe Amedeo e Verdi, a disposizione di chi voglia con la fantasia rivivere la ricca storia dello spettacolo nella nostra città. Naturalmente Torino non era la sola piazza italiana frequentata dalle compagnie francesi, ma è pur vero che la sua posizione la rendeva perfetta perché vi permanessero per lunghi periodi, si potrebbe dire quasi stabilmente, e che spesso spettasse a lei la primizia delle novità parigine nell’originale. È quanto accadde per La Dame aux camélias, che la Compagnie Française Adler allestì al d’Angennes il 18 aprile 1852, protagonista Madame Berger, quasi certamente in “prima” italiana1...


Altre note

a cura di Michele René Mannucci

Era molto minuta, e sua madre, come avrebbe detto De Musset, sembrava averla partorita così per poterla fare con maggior cura. Mettete in un ovale di indicibile grazia due occhi neri ornati da sopracciglia dall’arco così puro da sembrare disegnato; velate quegli occhi di lunghe ciglia che, abbassandosi, ombreggino le guance rosate; tracciate un naso sottile, dritto, spirituale, con le narici leggermente dilatate da un anelito di vita sensuale; disegnate una bocca regolare, le cui labbra si schiudano dolcemente su denti bianchi come il latte; colorite la pelle col tono vellutato che avvolge le pesche non ancora sfiorate da alcuna mano, e avrete l’immagine di quella testa deliziosa...

(Alexandre Dumas figlio, La signora delle camelie)

In una sua vecchia recensione di metà anni Ottanta1, il compianto Rodolfo Celletti, esimio musicologo e critico d’opera di comprovato gusto e mestiere, salutava la Traviata di Carlos Kleiber (con la triade Ileana Cotrubas, Plácido Domingo, Sherrill Milnes) come l’avvento di un direttore d’orchestra finalmente capace di accorgersi «che la Traviata è un’opera che si svolge tutta in ambienti chiusi, e per di più borghesi, di mantenute, non di re e di principi; salotti di case di campagna, stanze da letto, ecc. ecc.»...


Argomento - Argument - Synopsis


Struttura dell’opera e organico strumentale

a cura di Enrico Maria Ferrando

La traviata conserva la strutturazione «a pezzi chiusi» che il melodramma romantico italiano aveva ereditato dall’opera seria settecentesca: tuttavia nel linguaggio del Verdi maturo la contrapposizione tra momenti lirici (i pezzi musicali veri e propri) e segmenti narrativi è ormai così sfumata che molto spesso è impossibile distinguerli dalla sola cifra del linguaggio musicale. L’articolazione formale tende poi a modellarsi sempre più duttilmente sulle esigenze sceniche ed espressive, cosicché le forme tradizionali vengono talvolta elaborate al punto che risulta difficile ravvisarvi i passaggi canonici, soprattutto nei duetti. Le arie individuali sono invece mediamente più convenzionali, e spesso danno la sensazione di essere motivate, più che da esigenze drammaturgiche, dalla necessità di rispettare le «convenienze» teatrali, in virtù delle quali a ciascuno dei cantanti protagonisti doveva essere riservata almeno un’aria «doppia» (in due movimenti – cantabile e cabaletta – articolati da segmenti di transizione dalla funzione di sviluppo drammatico)...