Don Giovanni

Teatro Regio, Venerdì 15 Febbraio 2013 - Domenica 24 Febbraio 2013

Libretti

Copertina per il volume di Don Giovanni

144 pagine
32 illustrazioni
28 tavole in b/n
prezzo 12,00 €
prezzo con il carnet 8,00 €

Disponibile

Le dirò con due parole...

a cura di Marco Targa

Nonostante il destino di Don Giovanni sia sempre quello di sprofondare nelle fiamme dell’inferno a scontare il castigo per le colpe commesse, il suo mito ha saputo tornare a reincarnarsi innumerevoli volte sulle tavole del palcoscenico, sotto forme sempre diverse. La versione che Mozart e Da Ponte ne diedero nell’opera andata in scena la prima volta al Nationaltheater di Praga nel 1787 ha finito per divenire uno dei riferimenti obbligati della cultura occidentale. Il teatro musicale di Mozart, che convoglia ed elabora moltissime delle tematiche care al pensiero settecentesco, non poteva rimanere insensibile alla figura del libertino, sotto le cui fattezze convergono e si fondono il tema del desiderio erotico smisurato e il tema della sfida alla legge morale, entrambi elementi di sconvolgimento del patto sociale che sta alla base della civile convivenza...


Che sento? Il minuetto del «Don Giovanni»...

di Ernesto Napolitano

per Renato in ricordo**

1. Praga, il barocco

Il titolo viene da Kierkegaard, da un aforisma che compare in Enten-Eller (Aut-Aut) qualche pagina prima del saggio, indispensabile e tendenzioso, sul Don Giovanni di Mozart. Quanto al Minuetto, come tutti ricordano, è il ballo che unisce Don Ottavio e Donna Anna nel palazzo di Don Giovanni, la danza nobile fra le tre che risuonano durante la festa del primo atto. Mite, ma penetrante come una lama, è un suono che arriva a Kierkegaard da lontano, che s’insinua, ci dice, anche dove non giunge la luce. Forse proviene da un suonatore ambulante. Mentre tutti continuano nelle loro occupazioni, quelle note risuonano solo per chi sa ascoltarle.
Anche se preferiva gli intenditori, Mozart non disprezzava affatto che la sua musica si diffondesse dal basso, come un bene comune. Si racconta, anzi è lui stesso a raccontarlo1, che ancora un mese dopo il debutto a Praga delle Nozze di Figaro, a sette mesi dalla prima viennese, mezza città se ne andasse in giro cantando e fischiettando i motivi più cantabili dell’opera...


Una tragedia giocosa

di Edoardo Sanguineti

Quando Da Ponte e Mozart riciclano il mito di Don Giovanni, si trovano ormai di fronte a una figura che è capace di tollerare, a partire da uno schema d’eventi estremamente semplice, una sterminata quantità di modulazioni e di significazioni. Il «dramma giocoso» permette una ricomposizione degli elementi disponibili in nuovi toni e in nuovi disegni, a patto di portare a fondo quella mescolanza degli stili, troppo spesso interpretata come un’invalicabile ambivalenza strutturale. Si discorre, allora, di un’ambiguità radicale del testo e della musica, inseparabilmente, spesso fondata e giustificata sopra una condizione storica concreta, quale effetto della transizione non indolore, nell’autunno dei lumi, tra un barocco e un romanticismo che si legano in un trascolorante impasto, che sfida qualunque tentativo di esplicazione compatta...


Un ritratto

a cura di Alberto Bosco

Non vi è nella storia della musica protagonista più ambiguo e inafferrabile di Mozart: per quanto si cerchi di illuminare la particolare natura del suo genio creativo si finisce sempre per tralasciarne qualche aspetto o per cadere in apparenti contraddizioni, tante sono le diverse sfaccettature che coesistono nella sua musica. Forse la categoria che più si presta a definire il carattere polivalente della sua arte è quella del gioco, un’attività umana governata da leggi proprie che, pur rispecchiando la realtà, si svolge su un piano parallelo a essa e così, sospendendone momentaneamente il corso, ne mette in luce aspetti nascosti con disinvoltura e apparente innocenza. Questo non significa che l’atteggiamento di Mozart nei confronti della composizione sia ludico, tutt’altro: proprio come un fanciullo si piega alle regole del gioco con la massima serietà, altrettanto fa Mozart quando applica la sua creatività ai generi e alle forme codificate dal suo tempo, seguendone fino in fondo i requisiti...


Ritorno dal passato

a cura di Giorgio Rampone

I grandi spettacoli del Teatro Regio:
Pier Luigi Pizzi e «Don Giovanni»

Quando nel 1973 si aprirono le porte del Teatro Regio ricostruito, Torino poté non solo disporre finalmente di una sala d’opera degna dell’importanza della città ma anche, a parziale compenso per il lungo tempo d’attesa, di un edificio all’avanguardia nelle potenzialità dell’uso dello spazio scenico. In campo melodrammatico, non erano ancora quelli gli anni in cui il lato visivo dello spettacolo aveva un rilievo assoluto, come oggi ha, dando spazio a rivisitazioni drammaturgiche originali e talora audaci, di variegata riuscita, fonti di discussioni accese e di una vera e propria spaccatura tra pubblico e critica, all’interno della quale per fortuna possono trovare spazio posizioni non aprioristiche, che giudicano di volta in volta. Piaccia o meno, così è, in ogni caso a vantaggio della vitalità di un genere che, per non limitarsi alla pura sopravvivenza, di tutto ha bisogno fuorché di un
ingessamento museale...


Altre note

a cura di Michele René Mannucci

Se ci dovessimo recare sulla classica isola deserta, e potessimo portare con noi solo uno degli innumerevoli testi critici dedicati al Don Giovanni mozartiano1, a costo di sembrare banali sceglieremmo le pagine dedicategli da Søren Kierkegaard2 nel suo celebre Aut-Aut, da quasi due secoli pietra miliare degli studi intorno al compositore austriaco e passaggio obbligato per chiunque desideri far luce sull’opera più complessa ed enigmatica della Trilogia di Da Ponte. Filosofo della musica (e non solo) tra i più acuti e lungimiranti di sempre, per Kierkegaard il Don Giovanni non rappresentava “un” momento tra i tanti della civiltà musicale occidentale, bensì il paradigma della musica stessa. Quest’ultima, infatti, vivendo nel tempo e acquisendo forma e senso nel suo incessante prodursi attimo dopo attimo, è strettamente apparentata alla genialità sensuale ed istintiva con cui Don Giovanni realizza se stesso inanellando una serie infinita di effimeri attimi di godimento carnale...


Argomento - Argument - Synopsis


Struttura dell’opera e organico strumentale

a cura di Enrico Maria Ferrando

Per la ripresa viennese del 1788 Mozart e Da Ponte apportarono varie modifiche al testo di Don Giovanni andato in scena a Praga il 29 ottobre 1787. È pertanto possibile parlare di due versioni “autentiche” dell’opera: si tenga conto, tuttavia, che nel Settecento nessuno aveva simili scrupoli nei confronti di una partitura d’opera, che veniva sempre considerata disponibile a rimaneggiamenti in funzione delle circostanze in cui veniva eseguita.
Secondo un giudizio critico diffuso, la versione di Praga è più coerente musicalmente e drammaturgicamente, per quanto – per ragioni squisitamente musicali – sia difficile rinunciare all’esecuzione delle splendide arie nn. 10a e 21b realizzate per Vienna. La situazione è complicata dal fatto che le esecuzioni moderne – quando non siano ispirate a inflessibili criteri filologici – sono solitamente un ibrido, e che la combinazione di elementi delle due versioni (secondo varie possibili soluzioni) non può essere considerata ineccepibile esteticamente...