La bohème

Teatro Regio, Sabato 19 Gennaio 2013 - Martedì 29 Gennaio 2013

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Libretti

Copertina del volume sulla Bohème

144 pagine
31 illustrazioni
33 tavole in b/n
prezzo 12,00 €
prezzo con il carnet 8,00 €

Disponibile

Le dirò con due parole...

a cura di Alberto Bosco

A ben vedere, quando Mimì muore alla fine della Bohème, la commozione che ci coglie non è tanto rivolta a lei, ma ai suoi cinque amici scapestrati che le sopravvivono: che faranno adesso? Continueranno a bighellonare e prendersi in giro? Si daranno una regolata? E il pensiero va all’allegria irresponsabile, agli inutili bisticci, alle vane promesse d’amore dei quattro atti precedenti, a quell’inconcludente agitazione che sembrava essere l’alfa e l’omega di tutta l’esistenza e invece non ne era neanche il preambolo. Più che Mimì, è la giovinezza spensierata che muore quando i rintocchi dell’ultima declamazione orchestrale si abbattono sulla stupefatta combriccola, ammutolita quasi al punto da non riuscire più a cantare...


Il realismo "logico" della «Bohème»

di Virgilio Bernardoni

Conosciamo due lettere dell’ultima fase della composizione di Bohème – scritte fra ottobre e novembre 1895 – nelle quali, mentre sta affrontando la messa a punto di questioni librettistiche di dettaglio relative al quarto quadro, Puccini tocca i punti qualificanti della poetica complessiva dell’opera. Scriveva al librettista Luigi Illica:

Ti ricordi che osservammo che Mimì, se fosse fuggita dal viscontino, non avrebbe avuto quel desiderio così vivo del manicotto, e che l’episodio del manicotto – così com’è attualmente – era una zeppa?! Tu proponesti di dirle, o cioè di far dire a Musetta, che era fuggita dall’ospedale. La cosa fu accolta da me e da te con grande entusiasmo perché così ci si trovava un po’ più nel vero circa la fine di Mimì. Così Mimì avrebbe dovuto presentarsi in abito dimesso e non chic come è adesso… Tengo molto, anzi assolutamente voglio (lasciamelo dire) questa modificazione, … all’ultim’atto, dove bisogna andar per le corte e venire all’arrivo della Mimì. L’episodio dei bohemi riuniti è solo messo per contrasto, perché volendo si poteva far venire Mimì subito appena alzato il sipario infischiandosene dell’aringa, di Demostene che il diavolo se lo porti…1...


Un ritratto

a cura di Luca Del Fra

L’impetuosa tradizione del teatro musicale che da Claudio Monteverdi in poi ha segnato profondamente la musica e la cultura italiana, facendo del nostro «il paese del melodramma», trova il suo ultimo grande esponente in Giacomo Antonio Domenico Michele Secondo Maria Puccini (Lucca, 22 dicembre 1858 - Bruxelles, 29 novembre 1924).
Protagonista del crepuscolo di quella nostra tradizione, il lucchese ne condivideva le origini: era nato, infatti, non in uno Stato unitario, ma nel Gran Ducato di Toscana, dunque in uno dei tanti principati e staterelli in cui l’opera aveva trovato il suo humus originario, e che due anni dopo sarebbe stato annesso al nascente Regno d’Italia grazie a un plebiscito...


Ritorno dal passato

a cura di Giorgio Rampone

Torino e la seconda «Bohème»

Cosa sono ottantasette battute, due minuti di musica o su per giù a seconda dei casi, in un’intera opera? In assoluto, poco, ma se quest’opera è un capolavoro come La bohème, tra le più rappresentate di tutto il panorama melodrammatico, il discorso è ben diverso. Se si provasse a eliminare dal quadro del Quartiere Latino tutto ciò che i bohémiens si dicono dopo l’episodio di Parpignol e l’arrivo di Alcindoro e Musetta, è scontato che quasi a nessuno la cosa passerebbe inosservata. Eppure forse non tutti sanno che il 1° febbraio 1896, data della più celebre serata musicale nell’intera storia del Teatro Regio, quella breve ma essenziale scena ancora non esisteva. Come è ben noto, nonostante l’avverso giudizio della critica locale (assurto a proverbiale esempio di ottusità e scarsa lungimiranza della stessa), il gradimento da parte del pubblico fu incontrovertibile...


Altre note

a cura di Michele René Mannucci

Secondo Fausto Torrefranca – eminente musicologo vissuto a cavallo tra XIX e XX secolo, celebre per alcuni suoi scritti sull’umanesimo e il rinascimento musicale europeo ma ancor più per le sue altrettanto famose “sparate” contra Puccini –:

nel Puccini la ricerca veramente personale del nuovo è assente: egli applica, non ritrova, lavora cautamente sul già fatto, assimila da francesi e da russi, da tedeschi e da italiani suoi contemporanei. E applicando, non riesce mai ad ampliare ciò che ha imparato dagli altri, ma se ne serve come di un “luogo comune” della musica moderna, consacrato dal successo e avvalorato dalla moda. [...] Puccini è dunque il manipolatore per eccellenza del “melodramma internazionale”. La condizione ideale del melodramma internazionale è certo quella di avere una musica che si adatti a qualunque traduzione, in qualunque lingua del mondo; una musica che non sia né italiana, né russa, né tedesca, né francese1...


Argomento - Argument - Synopsis


Struttura dell’opera e organico strumentale

a cura di Enrico Maria Ferrando

La stesura definitiva della Bohème si differenzia dalla traccia originale del libretto, predisposta da Luigi Illica, principalmente per la soppressione dell’atto III, dove, in un’atmosfera movimentata e vivace, veniva portata in primo piano la figura di Musetta e compariva il personaggio del Viscontino per il quale Mimì, non disinteressatamente, abbandona Rodolfo.
L’abolizione di quella parte dell’opera fu causa di violenti contrasti tra Puccini e Illica. In effetti è probabile che Puccini abbia imposto il taglio – che sconvolge l’alternanza di scene spettacolari e momenti intimisti accuratamente calibrata dal librettista – temendo di sbilanciare il carattere dell’opera sul versante comico-brillante...