Carmen

Teatro Regio, Martedì 13 Novembre 2012 - Domenica 25 Novembre 2012

Libretti

Copertina del volume su Carmen

216 pagine
24 illustrazioni
41 tavole in b/n
prezzo 12,00 €
prezzo con il carnet 8,00 €

Disponibile

Le dirò con due parole...

a cura di Marco Targa

Quando Bizet portò a termine quella che sarebbe stata la sua ultima opera, mai avrebbe immaginato che a pochi anni dalla sua morte musicisti, intellettuali, filosofi avrebbero guardato ad essa come a un modello ispiratore, nel quale era possibile scorgere i segni precorritori di nuove direzioni che il gusto e la sensibilità artistica andavano allora imboccando. Dal Verismo musicale italiano che la critica dell’epoca non esiterà a leggere fin da subito come diretto discendente dell’opera di Bizet, all’innamoramento di Nietzsche che in essa scorgerà i caratteri di una musica liberata, da elevare a salvifico contraltare dell’opera wagneriana, per finire con quella variegata galleria di esemplari di femme fatale, la cui fenomenologia costituirà uno dei più pervasivi miti della décadence europea e di cui la gitana seduttrice rappresenta indubbiamente la capostipite...


Di che cosa ridevi, Carmen?

di Pilar Pedraza

Per quale motivo in pieno XXI secolo il personaggio letterario conosciuto con il nome di Carmen, un condensato dell’universo delle molte Carmen che circolano nel mondo artistico e culturale, conserva ancora vigore e sortilegio? Carmen di Mérimée, Carmen di Bizet, Carmen di Triana, Carmen la Ronda, la bella Carmen di Diamante, Carmen Jones, Carmen de las tres coplas, Carmen Hip Hopera, persino l’impressionante Karmen Geï senegalese di Joseph Gaï Ramaka. Perché Carmen continua a interessare? Una figura romantica? Una femme fatale? Una donna cattiva, sinistra, diabolica, stregata? Ma in realtà questi fantasmi femminili sono ormai tramontati. Chiediamoci piuttosto come mai questa femme fatale non nuoccia realmente a nessuno, per poi farsi uccidere con strana rassegnazione od orgoglio da un amante geloso e cocciuto che nel racconto di Mérimée toglie di mezzo tutti i rivali...


Carmen e il realismo musicale

di Marco Guerrieri

Gli storici della musica concordano da sempre nel vedere in Georges Bizet – come in Modest Musorgskij e Leóš Janáček – un esponente del realismo musicale ottocentesco1. Egli stesso nell’ottobre del 1866, a sette anni dalla composizione di Carmen (iniziata nel 1873), scriveva in una lettera: «Più realismo: non posso adattarmi a un juste milieu»2. L’esigenza espressa da Bizet sembra ammiccare al dibattito nato attorno alla teoria dell’arte e della letteratura, elaborata in Francia negli anni Cinquanta del XIX secolo, cui il termine “realismo” deve la paternità; il riferimento più diretto è la definizione data all’epoca da Champfleury, pseudonimo dello scrittore Jules Husson3...


Semplicemente «Carmen».
Lo spettacolo di Calixto Bieito

di Alberto Mattioli

Le regie sono il principale argomento di discussione e talvolta di rissa nel mondo dell’opera di oggi e anche la principale dimostrazione che è vivo e, nonostante tutto, vitale. A sua volta, Calixto Bieito è uno dei registi d’opera più discussi, di quelli che sono detti “provocatori”. Tuttavia, proprio questa Carmen, che da molti anni gira per i teatri di tutto il mondo, dimostra che il “problema Bieito” è mal posto. Intanto, perché le “provocazioni” fine a loro stesse non durano: il monello che fa pipì in salotto potrà anche essere considerato divertente o accolto con indulgenza (“Che carino!”) la prima volta, ma nessun genitore sensato (e chi va all’opera, benché talvolta non sembri, non è meno sensato di chiunque altro) può accettare che diventi la regola. E poi perché, se si va a guardare dentro la Carmen secondo Bieito, si scopre che non è affatto eversiva o, appunto, “provocatoria”; o almeno non più provocatoria di quanto sia Carmen di suo, ma anzi assai “tradizionale” e, alla fine, del tutto rispettosa della drammaturgia pensata da Bizet e dai suoi librettisti. Una fedeltà, ovviamente, non formale ma sostanziale. L’unica che ci interessi...


Un ritratto

a cura di Alberto Bosco

Essere un genio al tempo stesso precoce e tardivo, questo toccò in sorte a Georges Bizet, capace di scrivere a soli diciassette anni un capolavoro come la Sinfonia in do e poi di impiegarne altrettanti per trovare la propria strada nel difficile mondo musicale parigino. La sinfonia giovanile di Bizet è uno di quei lavori che, pur tradendo i modelli da cui sono ricalcati, non hanno nulla di scolastico, e proprio perché nati dal contatto con partiture preesistenti e non da contingenze della vita reale, concedono alla fantasia del compositore uno spazio di libertà maggiore, in cui può succedere che questi scopra la sua personalità in modo prepotente e pressoché compiuto in largo anticipo rispetto ai normali tempi di maturazione. Dall’entusiasmo dell’artista che trova senza sforzo la propria vena autentica deriva il carattere di questa sinfonia, in cui c’è già tutto Bizet, la sua leggerezza, la sua malinconia, l’ironia e la strumentazione cristallina, ma in cui manca però un ingrediente fondamentale della sua arte matura, ovvero la concisione, l’epigrammatica capacità di alludere, che qui ancora non si trova, essendovi al suo posto una compiaciuta indulgenza alla ripetizione...


Ritorno dal passato

a cura di Valeria Pregliasco

«Elle est dangereuse... Elle est belle!...».
Alcune interpreti di «Carmen» a Torino

Carmen arrivò a Torino, al Teatro Regio, il 5 febbraio 1881: si sostenne per due sere procellose, fu ritirata anche per ragioni di ordine pubblico alla vigilia della terza rappresentazione1, riapparve con successo il 26 marzo per sette recite “fuori stagione” e subito si prese una pausa di riflessione. Fece ritorno, ancora al Regio, il 13 febbraio 1887 e per il successivo mezzo secolo si presentò con implacabile frequenza pressoché annuale sui molti palcoscenici cittadini, grandi e piccoli, con un paio di sortite en plein air (al Motovelodromo di corso Casale nell’agosto 1929 e al Giardino della Cittadella nel luglio 1937), sempre confortata da massicce affluenze di pubblico. A porre fine all’alluvione e ricondurre l’opera entro l’alveo di una ragionevole programmazione furono il secondo conflitto mondiale e la chiusura dei teatri minori, sì che dalla rentrée nell’immediato dopoguerra (aprile 1947) a oggi se ne conta una decina di edizioni...


Altre note

di Michele René Mannucci

Ricostruire lo stato dell’arte di scritti e studi su Carmen è un’impresa tutt’altro che semplice. Quest’opera, unica nel suo genere, lungi dall’appartenere a un côté stilistico facilmente incasellabile nella pletora di “generi” consegnatici dalla storia della musica, presenta infatti livelli di lettura a dir poco indefiniti, e per ogni livello decine e decine di caratterizzazioni musicali e psicologiche la cui apparente inesauribilità assume i contorni di un vero e proprio icosaedro, oscuro o luminoso a seconda dell’occhio e dello spirito di chi lo osserva. Il lettore desideroso di scendere nei meandri del libretto e della partitura di Bizet è perciò messo in guardia: ogni fruizione lineare di quest’opera (intesa come una lettura o un ascolto ragionato della stessa, dall’incipit alla coda), al di là di ogni inevitabile (quanto effimero) godimento è tempo perso...


Argomento - Argument - Synopsis


Struttura dell’opera e organico strumentale

a cura di Enrico Maria Ferrando

Carmen nacque come opéra-comique e quindi, secondo le convenzioni di quel genere spettacolare, articolata in un’alternanza di numeri musicali e di dialoghi recitati. Ma, scomparso l’autore pochi mesi dopo la sfortunata prima (3 marzo 1875), l’editore Choudens affidò a Ernest Guiraud, amico di Bizet dall’epoca degli studi in Conservatorio, il compito di rimaneggiare l’opera per avvicinarla agli standard del teatro d’opera internazionale. Guiraud aggiunse 654 battute di musica: 15 recitativi (per 365 battute complessive) e tre numeri di danza, inseriti nell’atto IV e realizzati riadattando pagine dell’Arlésienne e della Jolie fille de Perth di Bizet. Inoltre soppresse 208 battute della musica originale, cassando la “scena e pantomima” con l’aria di Morales nell’atto I [n. 2] e abbreviando il finale dell’atto III e il coro iniziale del IV. Infine ritoccò la strumentazione e apportò varianti alla parte di Carmen per renderla accessibile alle voci di soprano...