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La Bayadère
Teatro Regio, Venerdì 21 Ottobre 2011 - Martedì 25 Ottobre 2011
Libretti

160 pagine
44 illustrazioni
33 tavole in b/n
prezzo 12,00 €
prezzo con il carnet 8,00 €
Quattro danze di un coreografo necessario
di Marinella Guatterini
La profondità dello sguardo di Michail Fokin, che colpisce chiunque osservi un suo ritratto, o la sua splendida testa bronzea, firmata da Isamu Noguchi (lo scultore-scenografo caro a Martha Graham), veglierà anche su questo nuovo Omaggio resogli dal Teatro Regio. Portavoce quel Balletto del Teatro Mariinskij-Kirov, che già nel 2004 mostrò, nella sala ideata da Carlo Mollino, Chopiniana (prima versione di Les Sylphides), Shéhérazade (oggi un ritorno) e L’uccello di fuoco, dando così l’avvio a un tout Fokin che potrebbe continuare in futuro, anche se degli oltre sessanta balletti creati dal coreografo, ballerino nonché maître de ballet russo, molti, non più allestiti, sono dimenticati...
«La Bayadère», Bollywood sulla Neva
di Sergio Trombetta
La Bayadère è un balletto monumentale e di cartapesta. Di cartapesta eppure capolavoro. Ci vuole un raffinato gusto per il Kitsch per amarlo. Occorre farsi largo fra bramini e fachiri, farsi strada fra quinte e fondali con palazzi e templi dipinti, scostare animali imbottiti di segatura e raggiungere il suo cuore: lo strazio di un’anima tradita che preferisce morire pur di non assistere al trionfo della sua rivale; e poi il ritorno di uno spirito vendicativo che chiede giustizia e punizione per chi non ha tenuto fede al giuramento d’amore. E, al centro, il luogo dell’incantesimo, la magia del ballet blanc, l’ipnotico Regno delle Ombre, la danza delle baiadere morte. Pietra preziosa intagliata secondo le regole del classicismo pietroburghese, ma incastonata in un anello esotico in stile Bollywood...
Un lago di lacrime
di Vadim Mojseevič Gaevskij
Il libretto originario
Il libretto originario del Lago dei cigni, pubblicato nel 1876, un anno prima della première di Mosca, composto da Vladimir Begicëv o da Vasilij Gel’cer, ma non firmato da nessuno, entrò nella storia come un modello di assurdità, per di più di assurdità specificatamente coreografiche. È prolisso, nonostante le motivazioni intrinseche non si disvelino; non è innovativo, in quanto sono presenti quasi tutte le tecniche del balletto post-romantico. Tuttavia, non è affatto privo di vita. Vi è celata una qual certa vitalità, che si sforza di concretizzarsi in qualcosa. Concetti privi d’ispirazione, incapaci di prendere il volo, appaiono e scompaiono. In altre parole, nell’assurdità del libretto s’intravvede un significato non svelato, un’immagine che vi è imprigionata...
Capolavori musicali per il repertorio del balletto
del Teatro Mariinskij
di Michele Porzio
Danze Polovesiane
Aleksandr Borodin, appartenente con Musorgskij, Rimskij-Korsakov, Balakirev e Kjuj al Gruppo dei Cinque – i compositori russi che nel secondo Ottocento si adoperarono per ricondurre la musica colta del loro paese alle antiche origini nazionali e popolari – per tutta la vita trascurò la musica a favore di quella che riteneva la sua principale occupazione: la carriera scientifica nel campo della chimica. Ricercatore, professore all’Accademia di Medicina, scopritore di reazioni chimiche che presero il suo nome, questo straordinario dilettante si espresse, in campo operistico, con la stessa mescolanza di genio e sregolatezza che attanagliò il più eminente membro del Gruppo, Modest Musorgskij: scarsa padronanza tecnica nel campo dell’orchestrazione, disordinati tentativi di scriversi da sé la traccia librettistica a mano a mano che la composizione procedeva, tendenza a lasciar prevalere la cornice epico-storica sul nucleo più schiettamente lirico-teatrale del melodramma...
La danza da vedere
di Elisabetta Guzzo Vaccarino
Le «Danze polovesiane», amore e guerra
L’opera di una vita dedicata al Principe Igor da Aleksandr Borodin – che non la terminò, compito toccato poi a Rimskij-Korsakov e Glazunov – comprende alla fine del secondo atto una sezione di danze, che potrebbe essere vista come anticipatrice, nel 1890, del carattere arcaico di retrogusto folklorico della coreografia di Nižinskij per il Sacre du printemps stravinskijano del 1913, oltre a offrire alcune battute a un famoso tema del musical americano Kismet, l’ammaliante Stranger in Paradise. Un tale successo che negli anni Cinquanta le note melodiose di queste danze divennero un must della musica classica più popolare. Le danze del popolo dell’Est contro cui combatteva il principe Igor Svjatoslavič nell’epica battaglia che si svolse nel XII secolo, si possono conoscere e gustare nella produzione del Principe Igor del Kirov (Kultur 1969, dvd 2007), girata per la tv anche in esterni, nel paesaggio russo...
Argomenti - Arguments - Synopses
Struttura e organico strumentale dei balletti
a cura di Enrico Maria Ferrando
Danze polovesiane
Il primo dei quattro balletti di Omaggio a Fokin – uno spettacolo miscellaneo che raggruppa quattro lavori coreografici del maestro russo imperniati su altrettante pagine del repertorio ottocentesco – è basato sul Finale dell’atto II (n. 17) dell’opera Il principe Igor di Aleksandr Borodin: una pagina, giustamente assai popolare, al cui impatto emozionale concorre in modo determinante la presenza del coro.
L’organico strumentale di questa pagina (lasciata incompiuta dall’autore, scomparso nel 1887, fu completata da Rimskij-Korsakov e Glazunov e presentata al pubblico nel 1890) è quello tipico di un’orchestra d’opera medio-piccola: i legni sono “a due” (ma con l’aggiunta di ottavino e corno inglese); gli ottoni sono nella configurazione, normale per tutto l’Ottocento, con due coppie di corni e una di trombe, e il trio di tromboni rinforzati al grave dalla tuba bassa...