Aci, Galatea e Polifemo

Teatro Carignano, Venerdì 12 Giugno 2009 - Venerdì 19 Giugno 2009

Compagnia di San Paolo

Argomento

Atto unico

Aci, il pastore figlio di Fauno e della ninfa Simeta, ama la nereide Galatea, figlia di Nereo e Doride. È l’aurora e i due si dichiarano il loro amore, ma la loro felicità è offuscata dalle preoccupazioni di Galatea: la nereide confida all’amato di temere le furiose reazioni di Polifemo, il ciclope da un occhio solo, figlio di Nettuno e della ninfa Thoosa, che è innamorato di lei. Si ode un suono spaventoso e Galatea invita Aci a fuggire: sta arrivando Polifemo. Il ciclope manifesta tutta la sua rabbia dicendo a Galatea che vuole vendicarsi del rivale e che chiederà aiuto ad arpie, sfingi e chimere e anche il cielo dimostrerà la sua ira con fulmini, lampi e tuoni. Galatea non vuole cedere alle sue voglie e il ciclope la minaccia. Aci si frappone, pronto a difendere l’amata e spiega a Polifemo che non potrà mai vincere la costanza di Galatea. Polifemo ribadisce che il suo sdegno colpirà chi non prova amore per lui. Il ciclope tenta quindi di abbracciare Galatea che invoca il padre Nereo affinché la porti in salvo.
Aci, rimasto solo, viene quindi raggiunto da Galatea. Polifemo ascolta fremente le parole d’amore che i due si scambiano, afferra un masso e uccide Aci. Galatea è disperata, Polifemo le dice che se Aci è morto la colpa è solo sua perché lo ha respinto. La nereide prega il padre affinché trasformi il sangue dell’amato in un fiume che corra verso il mare cosicché lei possa abbracciarlo. Polifemo, sconsolato, capisce che le preghiere di Galatea sono state accolte e Aci è ora un fiume. La cantata si conclude con il terzetto, intonato dai tre protagonisti: “Chi ben ama ha per gli oggetti fido cor, pura costanza. Ché se mancano i diletti poi non manca la speranza”.