Ballet Nacional de España

Teatro Regio, Mercoledì 5 Novembre 2008 - Domenica 9 Novembre 2008

Argomento

Quadro I

Elegía-Homenaje (a Antonio Ruiz Soler)

L’Homenaje che José Antonio ha dedicato devotamente ad Antonio Ruiz Soler a una decina d’anni dalla scomparsa, è intessuto di momenti di bravura e di un sentimento di commozione sulla musica di Joaquín Turina (Siviglia 1882-Madrid 1949), compositore di musica classica vissuto a Parigi ai primi del Novecento, dove conobbe Ravel e Debussy e che frequentò l’amico e compatriota Manuel de Falla. Nel suo lavoro sono presenti gli influssi del folklore andaluso – scrisse anche un libro su questo tema nel 1982 – e tra i suoi titoli si fanno notare Danzas fantásticas e La oración del torero.
Ha scritto José Antonio: «il mio riconoscimento all’opera di Antonio Ruiz Soler e alla sua persona è presente nella coreografia Elegía-Homenaje in cui con la musica di Joaquín Turina propongo una reinterpretazione personale di uno dei momenti più emblematici della danza spagnola all’estero: il trionfo negli Stati Uniti della coppia Rosario e Antonio. È il mio più sentito ringraziamento alla sua memoria».
La prima sezione di Elegía si intitola Ritmos, in cinque movimenti, mentre la seconda, Danzas Fantásticas, vuole ricreare l’epoca d’oro della danza spagnola.

Quadro II

El Café de Chinitas

El Café de Chinitas, creato nel centenario della nascita di Salvador Dalí (2004), rimanda immediatamente all’arte spontanea e colta insieme di Federico García Lorca (1898-1936), di cui José Antonio ha inscenato otto canzoni, ma anche alla fratellanza del poeta con Dalí, il pittore con i ben noti sottilissimi baffetti all’insù, di cui Jordi Castells ricostruisce i fondali originali.
Si tratta di una nuova versione del titolo lorchiano, che non si riferisce a quella celebre di Encarnación López, la famosa “Argentinita”, ma procede per quadri con l’impiego di video che amplificano alcuni degli elementi più tipicamente riconoscibili di Dalí e del suo surrealismo visionario: occhi, orologi molli, nudi. Non manca tra gli arredi una grande bocca-divano, l’inconfondibile sofà del 1936 ispirato alle labbra di Mae West.
Valorizzano il calore di una danza che vive tra sole e ombra gli arrangiamenti di Chano Domínguez, la voce della cantante sivigliana Esperanza Fernández e i costumi folk-contemporanei di Yvonne Blake. È nelle parole del coreografo stesso che si trova la chiave per comprendere come abbia voluto rendere teatralmente otto canzoni di Lorca: En el Café de Chinitas, Zorongo gitano, Sevillanas, Nana, Los cuatro muleros, Las tres hojas, La Tarara, Anda Jaleo. «Questo mondo di simboli, insieme alla profondità e alla semplicità delle canzoni popolari di Lorca, costituisce il veicolo idoneo per creare uno spettacolo che si pone come un’invocazione all’Arte, alla Bellezza e al Dolore per riunirli nuovamente, più in là nel tempo, a Salvador e Federico. ‘Completamente flamenco’, questo caffè evoca il ricongiungimento di Dalí e Lorca anche al di là della morte».